di
Paolo Tomaselli

Il club nerazzurro ha passato il proprio compleanno tra il lettino dello psicanalista e quello dell’infermeria. Dopo il derby perso, il Milan si è portato a -7 con 10 partite da giocare. Vietato avere il braccino

Alla collezione di sette derby senza vittoria, ormai lunga due anni, si è aggiunta la prima partita giocata dall’Inter senza Lautaro, Thuram, Calhanoglu e con Dumfries a mezzo servizio. Senza contare che i due macroscopici errori davanti alla porta di Mkhitaryan e soprattutto di Dimarco potevano (dovevano) regalare all’Inter un compleanno meno inquieto di quello vissuto ieri, tra il lettino dello psicanalista e quello dell’infermeria: per Bastoni solo una forte contusione, mentre Calhanoglu si ferma ancora per un risentimento muscolare e starà fuori con l’Atalanta.

Due posizioni scomode, sulle quali non bisogna adagiarsi, perché l’impressione lasciata dall’Inter, quella cioè di una squadra frenata nel primo tempo e frenetica nel secondo («Sottotono e senza dinamismo» la sintesi di Chivu), sono corroborate da due dati: 40 duelli persi su 68 e 5 cross su 31 a destinazione, fotografano una serata morbida e poco efficace. Non a caso il tecnico romeno non ha cercato alibi nel possibile rigore e nemmeno nella assenza dei suoi attaccanti titolari o di quella imprevista di Calhanoglu. E ieri ha chiamato a raccolta la squadra per evitare che le venga il braccino: a inizio anno l’Inter avrebbe firmato per essere a +7 a questo punto del campionato e ora deve andarsi a prendere lo scudetto, il concetto espresso dall’allenatore.



















































Le parole dell’uomo più in forma, Federico Dimarco, danno l’idea di una squadra che si sente vicina al traguardo, che vuole raggiungerlo ad ogni costo (poi sarà necessaria una ristrutturazione ampia sul mercato, ma questo è un altro discorso), anche se nel curriculum alla voce «grandi serate» per ora ci sono una vittoria pesante in casa della Roma all’andata e quella ottenuta con la Juve allo scadere, giocando tutto il secondo tempo in 11 contro 10 per l’espulsione ingiusta di Kalulu.

«Problema con le grandi o con il Milan? Non vinciamo un derby da tanto però noi siamo a +7. A inizio campionato c’era chi diceva che forse non saremmo arrivati tra le prime 4 — ha ribadito Dimarco —. Questo è merito della squadra, che deve restare serena e tranquilla, pensando partita per partita». Cosa che questa Inter è sempre riuscita a fare con le avversarie dal quarto-quinto posto in giù, sbagliando solo contro l’Udinese all’inizio: in questo senso la calma ostentata da Chivu ha basi solide, come la media di 2.48 punti a partita. Sarà sufficiente per tenere a bada i vecchi fantasmi dei due campionati persi in volata contro il Milan nel 2022 e con il Napoli la scorsa stagione?

Con la bestia nera Bologna all’ultima giornata, è meglio portarsi avanti con il lavoro: su 10 partite, l’Inter ne ha 5 in casa con Atalanta, Roma, Cagliari, Parma e Verona e 5 fuori contro Fiorentina, Como, Torino, Lazio e appunto Bologna. All’andata l’Inter contro queste avversarie ha fatto 30 punti su 30, ma molto dipenderà anche dal ritmo del Milan, che deve accelerare. E dal ritorno della Thu-La: Thuram ieri era sfebbrato e si è allenato a parte e con l’Atalanta ci sarà. Mentre il ritorno di Lautaro è previsto con la Fiorentina. Al momento sono da escludere accelerazioni. Ma se c’è uno che fa sempre uno sforzo in più per l’Inter, a costo di prendersi dei rischi, è lui.

10 marzo 2026