Sabrina Ferilli è la prof che tutti temono ma sotto sotto si augurano di incontrare: spietata fino a guadagnarsi il soprannome di “Belva”, preparatissima e intransigente, mette alla frusta gli studenti ma poi dimostra una grande empatia, è accogliente e diventa un punto di riferimento per i ragazzi che vanno incontro al futuro.
«Rispetto alla nostra generazione, i giovani di oggi sono più consapevoli del mondo e quindi hanno più ansie e paure. Ma la fatidica notte che precede la maturità rimane ancora lo spartiacque tra l’adolescenza e l’età adulta», spiega l’attrice, primo sfolgorante nome in cartellone di Notte prima degli esami – 3.0, la commedia diretta con mestiere, eleganza e umorismo dal regista esordiente Tommaso Renzoni, 37 anni, attesa nelle sale il 19 marzo. Lo spunto è il cult Notte prima degli esami di Fausto Brizzi che nel 2006 sbancò il box office provocando immedesimazioni e nostalgie, dimostrando anche che esisteva un’alternativa ai cinepanettoni ed era la commedia romantica.
Gli allievi
Sabrina interpreta con il consueto fascino la versione femminile del prof “carogna” reso immortale da Giorgio Faletti, l’attore e youtuber Tommaso Cassissa fa lo studente tartassato (nel 2006 era Nicolas Vaporidis), ci sono sempre i liceali romani alla vigilia della verifica finale, gli amori (anche fluidi), le scoperte, i patemi della maturità e c’è Antonello Venditti in persona che poche ore prima degli scritti canta la sua hit Notte prima degli esami dentro al liceo per incoraggiare i maturandi.
Indovinato il resto del cast, dalla rivelazione comica Adriano Moretti alle prese con una tenerissima nonna («Era importante raccontare la nostra generazione tra ansie ed emozioni», dice l’attore) alla cantante Ditonellapiaga, al secolo Margherita Carducci, alla sua prima prova cinematografica in cui s’innamora di una ragazza. «Il mio personaggio mi somiglia», rivela, «anch’io da ragazzina avevo un desiderio fortissimo di libertà, la voglia di scardinare le regole e uscire dagli schemi. E se oggi il mio brano di Sanremo Che fastidio! diventa un manifesto delle proteste sono contenta».
Convincono anche Gian Marco Tognazzi, un umanissimo padre che rimpiange gli anni Ottanta, e Sebastiano Somma nell’esilarante doppio ruolo di due gemelli. Ma questo nuovo film, ancora prodotto da Iif di Fulvio e Federica Lucisano con RaiCinema, non è né un sequel o un reboot, tantomeno un remake o un remix: è un racconto autonomo che parte quando i ragazzi creano un falso profilo social per ingannare la terribile prof e diventa poi il ritratto della cosiddetta Generazione Z che si ritrova a crescere in una società del tutto cambiata rispetto a 20 anni fa, dominata dai social, ma continua a vivere all’insegna di ansie, sogni, amori, tradimenti, scoperte.
«Il film nasce dall’urgenza di raccontare cosa significhi oggi affrontare la maturità, rito di passaggio con tutto il carico di aspettative, paure e assurdità che si porta dietro», spiega Renzoni, «e il messaggio è duplice: da una parte l’invito a non perdere la magia irripetibile di un’età unica, dall’altra la necessità del dialogo tra le generazioni». Brizzi, che con il neo-regista firma soggetto e sceneggiatura, chiarisce: «Siamo partiti dal prof di Faletti per sviluppare un racconto a sé cercando attentamente di dribblare errori e cliché. Volevamo che avesse un sapore originale e che fosse comprensibile anche a chi non aveva visto il film precedente».
I ricordi
A proposito dei ricordi, Ferilli racconta: «Anch’io al liceo ho avuto un prof severo ma indimenticabile: si chiamava Claudio Salone, insegnava latino e greco». Aggiunge: «Girare il film con Renzoni è stato un privilegio. Il regista è preparato, dotato e ha infuso grazia al racconto. A scuola ci sentiamo sbagliati in tutto: sfortunati, infelici, brutti, incapaci. Oggi abbraccio la ragazza che sono stata, la guardo con grande tenerezza e comprensione».
Reduce dal successo della serie di Canale 5 A testa alta in cui faceva una preside, riflette: «Ho interpretato spesso figure di responsabilità, anche sindaci. Mi vedono più responsabile di quanto io sia davvero… Però (sorride, ndr) finché funzionano va bene».
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