di
Simone Golia
In Premier League gli Spurs hanno un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione e in Champions hanno incassato tre gol dall’Atletico nei primi 15′ con il pasticcio dei portieri
La sensazione è che, se c’è la possibilità di fare ancora peggio, il Tottenham ci riuscirà. Ha perso sei partite di fila in tutte le competizioni, non era mai capitato nella sua storia. E martedì al Wanda Metropolitano, lo stadio dove nel 2019 giocò una finale di Champions, la squadra non è stata semplicemente sconfitta dall’Atletico Madrid, ma demolita: sotto 3-0 al 15’, come mai si era visto in un ottavo di finale. E due minuti più tardi Tudor ha sostituito il portiere Kinsky, 22 anni e un paio di presenze in stagione, protagonista di due erroracci, condannandolo a un’umiliazione in diretta mondiale. Ad addolcirla solo gli applausi dei tifosi spagnoli, consapevoli di stare assistendo a un dramma sportivo.
Kinsky è stato accompagnato negli spogliatoi da Palhinha, Solanke e Gallagher. Parlando alla Cbs l’ex portiere Peter Schmeichel è stato lapidario: «Si è completamente rovinato la carriera, mi dispiace per lui». Tudor, che ha voluto tenere in panchina Vicario, il titolare criticato nelle ultime settimane, non ha fatto alcun mea culpa: «In 15 anni da allenatore non ho mai fatto una sostituzione del genere, ma era necessaria per preservare la squadra e anche il ragazzo».
Il Tottenham vive una stagione da incubo, in Premier League ha un solo punto sulla zona retrocessione. La proprietà aveva chiesto a Tudor — subentrato a metà febbraio — cose semplici e lui con l’Atletico ha pensato bene di comunicare la novità in porta a sole due ore dal calcio d’inizio. I tifosi ne chiedono l’esonero, le sue tattiche sono confusionarie (Pedro Porro schierato centrale di difesa per la prima volta in oltre 100 partite con gli Spurs), la squadra è nervosa per l’eccessiva durezza del suo allenatore («Ci manca tutto, difesa, centrocampo e attacco», aveva tuonato Tudor dopo il k.o con il Fulham).
A giugno Bad Bunny, ultimo Grammy, canterà due volte al Tottenham Hotspur Stadium, la casa degli Spurs da oltre un miliardo di euro. Lì si è esibita Beyoncé e ci hanno combattuto Anthony Joshua e Tyson Fury. I soli ricavi commerciali del club si attestano sui 321 milioni di euro, quattro volte il fatturato totale delle società più ricche della Championship, la serie B inglese dove il Tottenham rischia di sprofondare. La rosa conta 19 nazionali, il monte stipendi è pari a 288 milioni di euro quando in seconda divisione non si va oltre i 46. I ricavi totali da 780 milioni lo rendono il nono club più ricco del mondo e, nel caso, anche il più ricco a retrocedere dalla Premier alla Championship. La figuraccia di Kinsky potrebbe essere dimenticata. Al peggio non c’è mai fine.
12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 07:08)
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