Nel 140esimo anniversario della sua nascita Treviso dedica una grande mostra a Nino Springolo, artista simbolo dell’arte veneta nella prima metà del Novecento.

Venerdì 13 marzo il museo Luigi Bailo di Borgo Cavour ha ospitato sia la vernice per la stampa che l’inaugurazione al pubblico con il sindaco Mario Conte. La mostra sarà visitabile fino al 1 novembre 2026. Attraverso un percorso di circa cento opere, provenienti da collezioni pubbliche e private, l’esposizione racconta un artista indipendente e introverso, sempre fedele al principio di una rigorosa onestà artistica. Le opere di Springolo non si lasciano facilmente catalogare in una corrente artistica definita. Springolo studia il cromatismo sezionato dei postimpressionisti, fa propria la lezione di Cezanne e riflette “sugli antichi” ma arriva a una pittura quasi naïf. Cinquant’anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1975, Treviso gli rende omaggio con un percorso che unisce il taglio storico-filologico con la lettura critica, articolandosi in quattro sezioni: Paesaggi, Ritratti, Nature morte e una sala conclusiva intitolata “I due compagni”, ispirata al romanzo di Giovanni Comisso e dedicata ai rapporti dell’artista con Gino Rossi e Arturo Martini. Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura, Maria Teresa De Gregorio, il curatore e direttore dei Musei civici di Treviso, Fabrizio Malachin e il nipote di Nino Springolo, Daniele che ha ricordato come il nonno, figlio di Davide Springolo, commerciante di tessuti, si sia rifiutato di seguire le orme paterne che, dopo una titubanza iniziale ha sempre sostenuto le opere del figlio artista con una rendita mensile.

Mostra Nino Springolo 1

LA MOSTRA

I paesaggi sono forse il genere più amato da Springolo e costituiscono la chiave di accesso alla sua ricerca. Dai primi tentativi divisionisti (1913–1914) ai pastelli di Onè di Fonte (1919–1925), fino ai grandi paesaggi maturi degli anni Cinquanta, Springolo utilizza la natura come campo di osservazione e meditazione. In questa sezione emerge il legame profondo con Treviso, i corsi d’acqua, la laguna, Malamocco, e l’assimilazione personale della lezione cézanniana, visibile nelle “opere solide” teorizzate da Comisso, fino all’approdo a un naturalismo razionale e moderno.

Il ritratto, genere meno noto ma fondamentale, è interpretato come luogo della costruzione del disegno. Gli studi preparatori – come quelli per ‘Davi bambino’ (1923) – testimoniano l’importanza della linea come ossatura dell’immagine. Springolo abbandona ogni retorica novecentista a favore di un linguaggio della quotidianità, capace di esprimere la delicatezza delle figure familiari e della comunità trevigiana. Le nature morte, spesso costruite con gli oggetti della cucina o dello studio, rappresentano un genere che Springolo affronta con pari dignità e rispetto. Il percorso illustra la riflessione sulle “ombre colorate” e sui contrasti tonali, in un equilibrio del tutto personale tra la tradizione francese e quella veneta. La sala conclusiva contestualizza Springolo nel rapporto con due protagonisti dell’avanguardia veneta: Gino Rossi e Arturo Martini. Martini è un modello di forza creativa, Rossi un sostegno determinante, ma Springolo emerge non come epigono bensì come interlocutore autonomo e profondo di quella stagione artistica. Non mancano riferimenti alle relazioni intrecciate con altre figure centrali della vita culturale trevigiana e veneta: da Luigi Serena a Luigi Coletti, da Gino Scarpa a Bepi Fabiano, fino al cugino Giovanni Comisso e ai coniugi Mazzolà. Ogni influenza viene filtrata, decantata, reinterpretata in modo personale, come se avesse sempre presente le parole che Cesare Laurenti gli scriveva nel 1909: “Ricerchi sempre sé stesso”. Un monito che diventa il filo rosso della produzione di Springolo, autore di una pittura fondata sullo studio e su una ricerca interiore costante che non mira allo spettacolo, ma a un rapporto intimo e meditato con l’osservatore.

Mostra Nino Springolo 2

IL COMMENTO

«Abbiamo voluto seguire le indicazioni date dallo stesso Nino Springolo per organizzare questa esposizione – spiega il curatore Fabrizio Malachin -. I suoi quadri non sono pensati per sale ampie e monumentali ma per ambienti raccolti e intimi e invitano i visitatori a prendersi tutto il tempo necessario per ammirarli. In un primo momento ero titubante sull’idea di realizzare una mostra monografica dedicata a Springolo ma vedendo l’allestimento finito mi sono pentito di quell’iniziale esitazione. Una mostra come questa farà riscoprire a tutti l’orgoglio di essere trevigiani e di aver avuto in città artisti del calibro di Springolo e dei suoi compagni, Gino Rossi e Arturo Martini».

BIGLIETTI

La mostra sarà visitabile con il biglietto d’ingresso al Museo Bailo, che dà accesso alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee al prezzo di 10 euro per i biglietti Interi, 8 euro per quelli ridotti. Ingresso gratuito per visitatori sotto i 18 anni, persone con disabilità e accompagnatori, guide autorizzate, accompagnatori scolaresche (1 ogni 10 studenti) e studenti.