«Non vedo l’ora di volare a Abu Dhabi, un modello di pace, sviluppo e sicurezza ora ingiustamente sotto attacco. Questione di ore. È la mia seconda casa». Altro che fuga dagli Emirati Arabi Uniti. Luca Cordero di Montezemolo, storico presidente della Ferrari, Fiat e già alla guida di Confindustria dal 2004 al 2008, ambasciatore del Made in Italy, ora continua un po’ ad esserlo, seppure sotto altre vesti, da presidente di Italo Treno, di cui è stato fondatore e ancora è azionista, presidente e azionista di Sigaro Toscano, presidente di Telethon, oltre che consigliere di Tod’s e di McLaren Automotive, ora del fondo emiratino CYVN.
Presidente, gli Emirati sono tra i principali interlocutori occidentali nell’area del Golfo. Il primo per l’Italia. Un patrimonio economico ora più associato alla paura e agli aerei di rientro che allo sviluppo, considerati i droni e i missili tra transitano dai cieli del Golfo.
«Sto contando le ore per andare ad Abu Dhabi, stare vicino ai miei amici e esprimergli tutta la mia solidarietà in questo momento. Sono stati ingiustamente attaccati dall’Iran. Ed è incomprensibile che sia, tra i Paesi del Golfo, quello più preso di mira. Parliamo di un paese che è sempre stato in pace con tutti, Cina Russia e Stati Uniti, con tutti. Un paese che ama l’Italia, come raccontano bene anche dagli investimenti. Ma non drammatizziamo, la vita continua negli Emirati. Si lavora e la situazione è tranquilla. Ho anche un nipote che lavora lì da 11 anni. E sono convinto che a guerra finita, spero molto presto, Dubai e Abu Dhabi faranno ancora meglio di prima».
Facciamo un passo indietro, come nasce questo suo legame con gli Emirati?
«Badi bene, non c’è solo un legame. Io ho il doppio passaporto, italiano ed emiratino. Sono cittadino degli Emirati, anche se lavoro e vivo in Italia. E posso assicurarle che l’asse Italia-Abu Dhabi sarà ancora di più in futuro nei miei progetti. La storia però inizia nel lontano 2005».
Cioè?
«Allora iniziammo il progetto del Parco Ferrari, una Disneyland del Cavallino Rampante di grande successo, che ospita oggi milioni di visitatori all’anno. Tutto è nato così. E io oggi sono molto orgoglioso di essere cittadino di questo posto meraviglioso. Ha costruito un patrimonio incredibile in soli 20 anni».
Intende come impero economico?
«Non solo. Un patrimonio di turismo, cultura, istruzione, sanità futuribile, innovazione, Intelligenza artificiale. Pensi che ad Abu Dhabi c’è il Louvre, sta per aprire il Guggenheim. E oltre ad altri musei meravigliosi c’è la New York University, il parco del cinema. È un paese che davvero guarda avanti. Oltre che in cima alla lista nel mondo in termini di sicurezza di vita, come riconosciuto da tutte le classifiche. È di grande neutralità e un paese di pace. Parliamo poi di paese islamico, moderato e aperto a tutti che ha raccolto anche l’entusiasmo di Papa Francesco, al suo arrivo per la prima volta in un paese islamico. Ad Abu Dhabi ci sono due chiese cattoliche».
Ma è finito sotto attacco. Almeno apparentemente senza motivo.
«Non c’è nessun motivo per attaccare un paese che ha la pace nel sangue. Ha sempre goduto di quella che io chiamo una “neutralità attiva”, per quanto è sempre stato in pace con tutti. Ma è stato coinvolto lo stesso, e a sorpresa, in un conflitto che non gli appartiene. Questa è una guerra che gli Emirati non hanno né cercato né voluto. Sono stati assaliti dall’Iran. E non meritano di trovarsi in questa situazione. È assurdo quello che sta accadendo. L’Iran dovrebbe almeno distinguere i paesi belligeranti da quelli che non lo sono».
Una situazione non facile da gestire per il re Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan.
«È proprio lui, il leader del paese, a definire quanto gli Emirati guardino avanti. Anche suo padre era così. Un leader illuminato, cosciente del valore dell’innovazione, ma con grande attenzione al sociale e alla sua gente. Un vero leader che unisce. Con una passione per l’Italia».
Lo conosce da tanto?
«Ci conosciamo da 21 anni e già allora, quando avevo un bambino di 8 anni mi chiedeva cosa avrebbe fatto all’università. “È ancora piccolo”, gli avevo detto. “E no bisogna guardare avanti, fare in modo che gli venga una passione da ora”, era stata la sua risposta».
Quanto è preoccupato? Pensa che siamo sull’orlo di una guerra lunga?
«Ho la sensazione e la speranza che siamo verso la fine. Credo che sia nell’interesse di tutti. E soprattutto lo deve essere di chi ha un po’ a cuore un’area del mondo importantissima».
Importante anche per l’Europa e l’Italia.
«Mi sono dato molto da fare per contribuire a sviluppare i rapporti con loro negli anni. Sono certo che tutti coloro che hanno visitato gli Emirati torneranno presto. E chi non c’è stato scoprirà un paese modello che ti conquista».
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