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Quando vidi Rosalía per la prima (e unica) volta dal vivo – era il 2023, a Barcellona – avevo capito che qualcosa di grande stesse per esplodere. Di grandissimo. Non perché fossi stato particolarmente perspicace. E logicamente non ero neanche l’unico a essersene reso conto. Ma la sua esibizione – a tarda notte al Primavera Sound Festival, attesa da migliaia di fan – fu qualcosa di impattante per me. Davvero.

Ora, a distanza di 3 anni, sono consapevole che la sua metamorfosi (che non l’ha certo snaturata) prosegue e attraversa il nuovo tour. Adesso Rosalía smette definitivamente di essere “una popstar”, seppur innovativa, e diventa qualcos’altro: un’artista che usa il pop come linguaggio, non come limite. Ora è tempo di “Lux tour”. E chi ha assisito dal vivo parla infatti di una vera e propria luce. Quella che Rosalìa emana da sempre e che oggi illumina i palcoscenici più grandi del mondo. Il tour dell’artista spagnola prevede 57 date tra Europa e America (in Italia una sola tappa: al Forum di Assago, il prossimo 25 marzo). La vera domanda è: perché tutti stanno parlando? Non solo fan, ma giornali internazionali, critici e social. 

Rosalia_ph Noah DillonRosalia – ph Noah DillonIl disco è un progetto musicale, il tour un’opera d’arte

Due giorni fa, a Lione, l’esordio. 24 canzoni in scaletta: dai successi storici (Despechà, La Fama) agli altri più recenti (Berghain, La Perla) contenuti nel disco “Lux”, uscito lo scorso novembre: quarto disco di platino in Spagna. Un vero e proprio progetto che non si fa difficoltà a definire “musicale”, perché “discografico” sarebbe riduttivo. Ora il tour, che somiglia a una grande opera. Sui social (TikTok in particolare) pullulano video dell’artista spagnola che si esibisce. Ogni performance sembra una clip da pubblicare. Alcune esibizioni sono, infatti, da brividi. Profondamente spagnola ma internazionale allo stesso tempo. Attaccata alle proprie origini, alla propria musica ma incredibilmente mondiale. Le sue sonorità attingono dai mondi più disparati e si fondono perfettamente in un concerto composto da 4 atti e 1 intermezzo.

Il primo aspetto da tenere in considerazione è l’assenza di un unico coreografo. O meglio: il tour – pensato come una sorta di progetto collettivo – vede alla direzione artistica (La)Horde, il collettivo che dirige il Ballet National de Marseille. Tuttavia, alcune sequenze chiave portano la firma di artisti come Dimitris Papaioannou. Il coreografo greco – cresciuto nella Scuola delle Belle Arti di Atene e con un forte legame con il teatro – che venne scelto dal comitato organizzatore dei Giochi olimpici 2004 di Atene come direttore delle cerimonie di apertura e chiusura. 

Il risultato è evidente anche agli occhi dei meno esperti: le coreografie sono dei veri e propri quadri che catturano l’attenzione. E vengono – giustamente – elogiati. Anche dalla stampa estera. Per esempio Hola! scrive nero su bianco che la cantante spagnola ha “ridefinito il concetto di concerto pop” e parla di “musica d’avanguardia” insieme a una grande “eleganza del balletto classico”. Il tutto si traduce “in una vera e propria esperienza operistica”. 

Unica e inimitabile nel disco, ma anche sul palcoscenico con “un’audace fusione di balletto contemporaneo e classico, in cui crea uno sfondo ammaliante per la narrazione musicale della cantante”. Billboard Francia parla, invece, di un risultato sbalorditivo e accenna anch’essa alla fusione di generi e stili. Quindi sottolinea un dettaglio che tanto dettaglio non è. Ogni canzone, infatti, “è stato tradotta e proiettata in francese sopra il palco e su due schermi laterali. Per uno spettacolo eseguito quasi interamente in spagnolo, questo gesto ha reso la poesia sconosciuta qualcosa di profondamente sentito in tempo reale”. La ciliegina sulla torta? L’orchestra dal vivo.

La musica di Rosalìa vive oltre il palco

Probabilmente risiede proprio qui la risposta alla domanda iniziale: perché tutti stanno parlando del tour di Rosalìa? Ma, forse, potremmo ampliarla: attraverso il tour, in realtà ben oltre il tour. Rosalìa non si limita a essere vista, a essere ascoltata. Bensì, si racconta. Lo fa in maniera originale, nuova, culturalmente ricca. La sua musica vive oltre il palco. Si espande. Il “Lux tour”, dunque, si conferma l’ennesima carta vincente dell’artista nata a Sant Cugat del Vallès (20 km da Barcellona) nel 1992. 

In un momento storico in cui tutto sembra tremendamente già visto, già sentito. La replica della replica. La copia della copia. Rosalìa prova invece a rompere gli schemi, senza però abbandonare le proprie radici. Anzi forse le rende ancora più visibili (non mancano gli echi del flamenco durante i suoi concerti). Proprio questa tensione – tra locale e globale, tra tradizione e sperimentazione – rende Rosalìa così magnetica. Per questo tutti ne stanno parlando. 



















Video dalla pagina TikTok @motopapi95

@holaluxtour Rosalia bailando ballet durante el LUX TOUR en Lyon #Rosalia #Lux ♬ sonido original – LUX TOUR