Dopo Sanremo, Fulminacci torna a casa – nella sua Roma – con la sensazione addosso di aver fatto centro. «Me la sono goduta proprio», dice. «È stato perfetto, anche perché il settimo posto permette a tutti di dirti che meritavi di più». E mentre “Stupida sfortuna” sale –  tra i brani italiani più ascoltati, quarto in radio e quarto su Spotify – prende forma anche il resto. Il resto è “Calcinacci“, uscito da poco: un disco che tiene insieme le diverse anime del suo mondo musicale, oggi più che mai , per sua stessa ammissione, aperto e contaminato, attraversato da ascolti lontani tra loro.


Sul palco dell’Ariston, in giacca e cravatta, Filippo Uttinacci è tornato per la seconda volta (la prima era stata nel 2021, con “Santa Marinella”) ma con una personalità e consapevolezza diverse. «Ho vinto il Premio della Critica ed è il più importante premio che si possa vincere, o almeno è come lo percepisco io». E a proposito di “classifiche e Sanremi”, «è come se avessi vinto». “Calcinacci”, però, nasce prima. Nasce da una rottura. «La fine di una relazione importante, quando sono dovuto ripartire da zero».


E in quella ripartenza c’è già tutto il senso del disco. Anche l’immagine della copertina lo suggerisce: una figura vestita di bianco corre da sola in un prato ma la sua ombra tiene per mano un’altra, come certi legami che restano comunque, oltre la presenza fisica. Non c’è rabbia: «Questo disco sono io, uno che cambiato tutto, dal mio modo di essere triste a quello di divertirsi». Le macerie, appunto. «L’ho iniziato a scrivere in mezzo alla distruzione e proprio questo mi ha aiutato». 




Fulminacci – Calcinacci (cover)

Dentro, “Calcinacci” è un disco che si muove tra più mondi e influenze più o meno vicine al Fulminacci che conosciamo. Calcutta, il cameo di Tommaso Paradiso, Golden Years, pseudonimo di Pietro Paroletti che ha prodotto il disco e che lo ha anche diretto a Sanremo, Tutti Fenomeni, Franco 126 e via dicendo.  «Riflette più mondi musicali», racconta.

In “L’avventura” il cantautorato incontra l’elettronica; in “Mitomani” parla del circuito musicale con un motivo estremamente orecchiabile: «Parla di me e di noi artisti, mi sono reso conto che tutti i cantanti sono esperti di ristoranti (ride, ndr)». C’è “Da qualche parte in Italia”, dove l’amore si fa quasi imprendibile, filtrato da uno schermo, sospeso tra presenza e immaginazione.

Attorno al disco si muove anche un altro linguaggio, quello del cinema, che è l’altra anima di Fulminacci che non a caso viene dalla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté. “Calcinacci” è accompagnato da un cortometraggio – con Pietro Sermonti e le apparizioni di TuttiFenomeni e Franco126 – presentato nelle sale di Milano, Roma e Napoli. «Per ora sono concentrato sulle canzoni», dice, ma l’idea è che quel lavoro possa continuare a girare. 


Intanto il suo presente ha un calendario pienissimo: ad aprile partirà il “Palazzacci” tour, con la prima data a Roma il 9. Uno spettacolo quasi controcorrente: «Solo luci, volevo fosse analogico il più possibile», dice, citando Elton John e Billy Joel come riferimenti. E forse è tutto qui, nell’essenziale: stare sopra le macerie, non sotto. Magari con un pezzo rotto in mano e la scritta ‘Chet Baker’, un omaggio musicale, come nel suo cortometraggio. 




PALAZZACCI TOUR 2026


09 aprile 2026 – ROMA, Palazzo dello Sport


11 aprile 2026 – NAPOLI, Palapartenope


15 aprile 2026 – MILANO, Unipol Forum


18 aprile 2026 – FIRENZE, Nelson Mandela Forum




FULMINACCI ALL’APERTO TOUR 2026


23 giugno 2026 –  PADOVA, Sherwood Festival


25 giugno 2026 – COLLEGNO (TO), Flowers Festival


26 giugno 2026 – PISA, Pisa Summer Knights


28 giugno 2026 – SERVIGLIANO (FM), NoSound Fest


2 luglio 2026 – BOLOGNA, Sequoie Music Park

9 agosto 2026 – MELPIGNANO (LE), Sei Festival


10 agosto 2026 – LOCOROTONDO (BA), Locus Festival


12 agosto 2026 – CATANIA, Sotto il Vulcano Fest


21 agosto 2026 – ALGHERO, Alguer Summer Fest


30 agosto 2026 – MANTOVA, Mantova Summer Festival




Ultimo aggiornamento: giovedì 19 marzo 2026, 08:03





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