BELLUNO – Una vita devastata dal vaccino anticovid. L’invalidità che arriva subito dopo la terza dose e rimane come condizione permanente. Ma adesso, dopo quattro anni di visite, di certificati e perizie mediche – e di una quotidianità stravolta -, c’è il riconoscimento del danno da parte dello Stato, con tanto di indennizzo. Dal Ministero della Salute arrivano 197mila euro. «Che non riporteranno indietro la mia condizione, e non mi faranno tornare come prima, purtroppo. Ma almeno rappresentano un giusto riconoscimento a quanto mi è capitato» spiega il protagonista – suo malgrado – di questa vicenda. Un bellunese di 60 anni, che all’epoca dei vaccini anti coronavirus aveva 55 anni, e negli ultimi cinque anni ha dovuto dormire su diversi letti d’ospedale, ha passato mesi d’inferno e poi lunghe settimane di riabilitazione. Il vaccino infatti gli ha provocato danni al sistema neurologico, tali da inibirgli inizialmente l’uso della parola e delle gambe. Oggi gli è stata riconosciuta una disabilità all’80 per cento, che si traduce in difficoltà di deambulazione, stanchezza cronica e annebbiamenti. «Ma non ho assolutamente nulla contro i vaccini, anzi: credo nella scienza medica e nella prevenzione. Ho solo avuto sfortuna, purtroppo».
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Da un ospedale all’altro
In effetti, la sfortuna sembra essersi accanita in modo particolare, in barba a ogni statistica. Nel rapporto Aifa (Agenzia italiana del farmaco) relativo al 2022, il tasso di reazioni avverse segnalate è stato dello 0,048% dei casi rispetto alle dosi somministrate. Le segnalazioni con almeno un evento grave hanno avuto un tasso di incidenza dello 0,003% su tutte le somministrazioni (praticamente 3 ogni 100mila). E tra gli eventi gravi rientra anche quello del 60enne bellunese. «Ho cominciato a stare male nel 2021, dopo la terza dose di Pfizer. Sono stato ricoverato un mese in neurologia a Feltre, poi ho dovuto fare un mese di riabilitazione a Lamon, dove ero l’unico che non si ammalava di Covid. Evidentemente il vaccino aveva fatto il suo dovere sul coronavirus, ma mi ha creato ben altri problemi». Oltre a Feltre e Lamon, si contano altri giri in ospedale, tra cui un ricovero a Pieve di Soligo e un altro ad Arco di Trento, sempre per riabilitazione motoria e neurologica.
La causa
Oltre alle cure – che non gli consentono comunque di tornare come prima – il 60enne vuole sapere cosa gli è successo. E si sottopone a diversi controlli. Viene indirizzato anche alla commissione medica e dalle prime visite risulta subito l’accertamento del nesso di causalità tra la sua malattia e il vaccino anticovid. Anche il controllo avvenuto dopo un anno conferma il nesso causa-effetto. «A quel punto sulla base della legge 210 del 1992 (“Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”, ndr) cominciamo una causa giudiziaria» spiega l’avvocato del 60enne, Emiliano Casagrande. «La Regione Veneto tramite l’Ulss ha riconosciuto ancora un anno fa un indennizzo bimestrale di circa 2mila euro al mio assistito, una sorta di vitalizio. Ma la scorsa settimana, dopo due anni di battaglia legale avviata sulla base dell’istruttoria della commissione medica, è arrivato anche il riconoscimento del danno da parte dello Stato e il Ministero della Salute ha stabilito una nuova indennità sulla base della legge 229 del 2005 (Indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da vaccinazioni obbligatorie”, ndr): in un’unica soluzione arriveranno 197mila euro». Una cifra consistente, anche se la salute non ha prezzo. Il 60enne del resto rimane fermo nella sua posizione: «Sono stato sfortunato. Ma nella sfortuna ho incontrato medici e infermieri davvero in gamba. Ringrazio tutto il reparto di neurologia di Feltre e anche il servizio prevenzione dell’Ulss 1. Sì, proprio quello che somministra i vaccini. Perché rimango della mia idea: i vaccini servono e non sarò mai contro».