Un film che sa dove andare ma a cui manca struttura, che non riesce a gestire al meglio i pesi della storia e a cui, forse, avrebbe giovato una durata più contenuta
In scia al successo dell’F1 di Kosinski e, ovviamente, alla lunga tradizione del cinema motoristico, da Frankenheimer a John Sturges, ma sempre un pelo indietro, come se si rendesse conto troppo tardi che quel cinema sia inafferrabile malgrado gli sforzi. Idoli – Fino all’ultima corsa prova a tornare a quel modo di costruire l’action sulla pista e soprattutto a traslarlo in un’ottica squisitamente europea. E in apparenza sembra farlo con una certa cognizione di causa. Dalla sua in effetti ha Mat Whitecross in regia, forse uno dei registi di videoclip più importanti degli ultimi anni e che dunque possiede il background giusto per un film del genere ma parrebbe partire da una svolta Young Adult attraverso cui declinare il genere.
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Al centro di Idoli – Fino all’ultima corsa c’è infatti Edu, ambizioso talento dei circuiti giovanili del motociclismo che però, a causa del carattere impulsivo, da tempo non riesce a esordire in MotoGP. Un giorno però incontra Eli Guzman, manager del team Aspar che è ben felice di metterlo su una moto a patto che il ragazzo accetti di essere allenato dall’ultima persona con cui si aspetterebbe di avere un rapporto: Antonio Belardi, padre di Edu e leggenda della MotoGp che però ha abbandonato la famiglia a seguito di un drammatico incidente in pista.
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Eppure, malgrado le premesse, Mat Whitecross fatica a sviluppare l’occhio giusto per raccontare gli eventi durante le corse, evidentemente impantanato in primissimi piani dei piloti in sella immersi in una CGI vischiosa e capace di raccontare le gare usando un vocabolario visivo particolarmente limitato tutto droni e montaggio molto meno forsennato di quanto ci si aspetterebbe. L’evento sportivo è allora ostinatamente visto da lontano, dal punto di vista degli spettatori di Edu, degli amici, del padre, di Luna, la sua ragazza, che lo guardano, come noi, solo tramite i computer dei box o la televisione, mai davvero sulla pista.
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Ma forse Idoli – Fino all’ultima corsa è il risultato di un grande depistaggio. Le corse sembrano solo un pretesto per costruire un racconto pensato per un pubblico di giovanissimi e che tuttavia equivoca molta della recentissima tradizione Young Adult, soprattutto spagnola. Non è kitsch come Elite, non è curato e realistico come Skam, né muscolare e sboccato come Motorheads. Si diverte anzi molto poco Idoli – Fino all’ultima corsa e così finisce per mettere al centro del suo racconto personaggi che sono figurini bidimensionali, li incastra in una dinamica da rom com stanchissima e fatica a costruire una rivalità credibile tra Edu ed il suo compagno di squadra, riducendo a piccole scaramucce una dinamica che avrebbe potuto reggere il film quasi da sola.
Non riesce a capire dove spostare i pesi, le linee della storia. Se lo facesse si accorgerebbe, ad esempio, che a spiccare nella generale mediocrità del film è Claudio Santamaria, che in generale è proprio il membro del cast che crede di più nella storia che sta raccontando e nel mondo in cui agisce. Eppure il film fatica a dargli il giusto spazio. Antonio è sempre in scena ma fatica a trovare un vero spazio, bloccato in una dinamica padre-figlio tutto sommato insapore, che ruba molto dai classici (gli allenamenti estenuanti ed apparentemente incomprensibili di tanto cinema sportivo) ma che costruisce il rapporto con Edu rimanendo sempre in superficie, quasi dandolo per scontato.
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Alla lunga tutto si tiene in Idoli – Fino all’ultima corsa ma è comunque scomposto, come se il film sapesse dove andare ma gli mancasse proprio profondità, sostanza.
Il film trova probabilmente la sua misura nell’ultimo atto, quando finalmente si guarda in giro e pesca persino dai riferimenti giusti, spingendosi fino a rifare l’ultimo atto di un classico sommerso come Giorni di tuono di Tony Scott e riscoprendo un’inedita declinazione “bromance”. Manca molto per sostenere una svolta del genere ma almeno c’è un’idea, la voglia di costruire, c’è quella voglia di giocare col canone mancata finora. Forse lo aiuta il tempo contenuto, il fatto che ormai il film è arrivato al finale, come se Whitecross avesse forzato il racconto in un formato da videoclip. Non è forse un caso se proprio nell’epilogo le sequenze in pista respirino meglio ed il film riesca perfino ad esondare in uno stunt da cinema massimalista forse superfluo ma che scuote un racconto finora molto parecchio incolore. Sarà l’affondo finale, la conferma, forse, di quanto Idoli – Fino all’ultima corsa avrebbe potuto rendere meglio se fosse stato immaginato fin dall’inizio come un cortometraggio.
Titolo originale: Idolos
Regia: Mat Whitecross
Interpreti: Óscar Casas, Claudio Santamaria, Ana Mena, Saul Nanni, Alessandra Carrillo, Enrique Arce, Nadal Bin, Mario Ermito, Simone Baldasseroni, Desirèe Popper, Adrian Grösser
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Durata: 105′
Origine: UK, Spagna, Italia 2026
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
Il voto dei lettori
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