Alla sua opera seconda, la regista si misura con un altro coming of age di confinamenti e avanscoperte adolescenziali, cerca il realismo ma inciampa nel grado zero della disperazione.

“Ho fame di musica” ripete a sé stesso e al mondo Sasà, tredicenne tutto ossa e giacche bomber che profumano di Atlanta e albori del rap americano. Ha pochi amici, Nicolas e Cira, e una manciata di sogni, come quello di diventare un grande rapper per poter urlare, un giorno, la rabbia di chi ce l’ha fatta a oltrepassare i confini e le tacite regole del rione. 

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Sei anni dopo l’esordio di Nevia, Nunzia De Stefano torna a misurarsi con un altro coming of age di confinamenti e fughe adolescenziali come Malavia – già passato per la sezione Freestyle al RoFF20, prodotto da Matteo Garrone – che è un racconto di sfaldamento giovanile tra sogno e violenza, rap e disperazione nei casolari dimenticati di Napoli. 

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Sasà vive con sua madre Rusè, che ha una bellezza svigorita dalle fatiche di un genitore solo. È per salvare lei che Sasà vuole fare musica e a lei dedicherà le sue migliori strofe, perché sente, come quei figli cresciuti più in fretta dei loro stessi anni, l’onere di portare via sua madre da tutta questa miseria. E subito la fame porta con sé il suo carico di scelte, con il tredicenne che si ritrova presto invischiato in un sentiero (una malavia, appunto) che non gli appartiene. 

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Siamo (ancora) dalle parti del margine e i suoi simboli, che nel nostro cinema si è fatto spesso risorsa narrativa – a proposito di Garrone e i paesaggi di scarto in Gomorra prima e Dogman poi – la fonte per narrare i dimenticati. E se la protagonista di Nevia si sentiva troppo stretta nel campo container di Ponticelli, a Sasà non basta neanche un rione intero per sentirsi vivo e allora “si rifugia” davanti al blu del lungomare di Napoli. 

Ma il grande problema di Malavia è proprio il suo grado zero della disperazione, che non traspare mai con sincerità, ma resta un’ombra, un’estemporanea possibilità al pari del futuro da rapper per Sasà. Alla sua opera seconda De Stefano prova a prendere le misure con il teen drama ma si imbatte in un immaginario stracolmo – forse lo stesso scoglio dei recenti Io sono Rosa Ricci e soprattutto Gomorra. Le Origini, da cui peraltro pesca i due attori principali, Mattia Francesco Cozzolino (Sasà) e Junior Rodriguez (Nicolas).

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Amici puri e inseparabili, vanno all’avanscoperta del mondo della strada con la stessa ingenuità con cui Seydou e Moussa di Io Capitano si lanciavano in un’Odissea verso il sogno europeo, ma in Malavia (e forse anche nell’ultimo Garrone) il realismo rimane una premessa addolcita se non addirittura demodé. Non è forse fuori tempo il dibattito sul rap come auto-narrazione oltre ogni storia di droga o criminalità?

 

 

Regia: Nunzia De Stefano
Interpreti: Mattia Francesco Cozzolino, Daniela De Vita, Junior Rodriguez, Francesca Gentile, Giuseppe “PeppOh” Sica, Ciro Esposito, Artem, Nicola Siciliano
Distribuzione: Fandango Distribuzione
Durata: 96′
Origine: Italia, 2025

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi

Il voto dei lettori

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