di
Francesco Rosano
A Bologna Sergio Manuel Torres Vasquez ha tappezzato via Massarenti di volantini promettendo una ricompensa a chi gli riporterà la console che lo accompagna da quando aveva 9 anni: «Quei mostriciattoli sono cresciuti con me, sono i ricordi felici di quando ero bambino»
È il 2004, il secondo governo di Silvio Berlusconi è ancora in carica, nelle discoteche gli italiani ballano Dragostea din tei e nei negozi di giocattoli è appena arrivata una coppia di videogiochi, Pokémon Rosso Fuoco e Pokémon Verde Foglia, che segnerà una generazione al punto da accompagnarla per oltre due decenni. Sergio Manuel Torres Vasquez, famiglia di origini colombiane e infanzia a Torino, è uno dei bambini di quella generazione cresciuta allenando i mostriciattoli digitali delle Nintendo. Oggi che, studia e lavora a Bologna, sta cercando in tutti i modi di ritrovare quello che per lui è probabilmente più importante di qualsiasi coperta di Linus: il Nintendo Ds, smarrito martedì sera dopo una serata da amici, dove ha portato avanti ininterrottamente per 22 anni la sua partita a Pokémon Rosso Fuoco.
«Per me è molto più di una console»
«Quando lo comprai avevo 9 anni, oggi ne ho 31. Lo so che a qualcuno può sembrare stupido, ma lì dentro c’è tutta la mia infanzia, un percorso di crescita e tanta pazienza», racconta Sergio, che ha tappezzato via Massarenti di volantini nella speranza di ritrovare quel pezzo di vita digitale che custodisce affetti, amicizie e chissà quante tonnellate di ricordi. «Quei mostriciattoli sono cresciuti insieme a me. Il mio Nintendo Ds — racconta Sergio — ha un valore affettivo che va ben oltre l’oggetto». Chi non ha mai presto in mano un joypad o una console portatile forse non potrà mai capirlo, la grande famiglia dei videogiocatori invece non potrà che aiutarlo nella ricerca del suo Nintendo Ds blu scuro che martedì sera ha perduto per strada, probabilmente nella zona attorno all’ospedale Sant’Orsola.
La console smarrita dopo una serata da un amico
«Ero andato a giocare da un amico, siamo dei nostalgici dei vecchi videogame e ogni tanto giochiamo ancora insieme. Ho preso una bici a noleggio, ma quando sono tornato a casa mi sono accorto che il borsellino dove tengo di solito il mio Nintendo Ds era vuoto». Sergio ha fatto subito a ritroso l’intero percorso, ha battuto metro quadrato per metro quadrato quello spicchio di città, ma nulla. Della sua console portatile, custode di una partita lunga quando una vita stessa, nessuna traccia. «Ho scandagliato i siti online per vedere se qualcuno la stesse rivendendo, sono andato nei negozi specializzati in città — prosegue il 31enne — ma niente da fare».
I volantini affissi in città
Nei volantini che ha affisso, dove ha inserito il suo numero di telefono e la sua mail (torres95@outlook.it), lancia un appello a chi dovesse avere il suo Nintendo Ds: «Se lo hai trovato ti chiedo col cuore di contattarmi, offro ricompensa». Nella piccola console portatile la cartuccia di Pokémon Rosso Fuoco è inserita nella parte inferiore, mentre in quella superiore c’è anche la cartuccia di Pokémon Soul Silver. Ma il valore di quella console portatile con due giochi dentro, per lui, va ben al di là di quello che il mercato dei collezionisti di videogiochi d’annata (retrogaming) gli potrebbe attribuire.
«Sono i miei ricordi felici»
«C’è tutto un pezzo della mia vita lì dentro. In un certo senso quel gioco è una metafora stessa della vita. Ci vuole fatica, pazienza e allenamento per far crescere i Pokémon, siamo cresciuti letteralmente insieme in questi 22 anni. So che a molti sembreranno soltanto mostriciattoli digitali dentro una console portatile — dice Sergio — ma lì dentro ci sono tanti ricordi felici di quando ero un bambino. Non voglio perderli, perché sono un intero pezzo della mia infanzia».
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26 marzo 2026 ( modifica il 27 marzo 2026 | 12:38)
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