Pubblichiamo il discorso integrale di Ihor Brusylo, nuovo Ambasciatore d’Ucraina in Italia, pronunciato durante l’incontro “L’Europa, l’Ucraina e la libertà di pensiero”, promosso da Parlamento e Commissione europea.

Grazie per l’invito e per questa opportunità di parlare oggi alla Conferenza di Milano, il cui tema e la cui importanza sono estremamente urgenti.

Parleremo dell’Europa, dell’Ucraina che ne fa parte e della pace, che è sempre stata al centro del progetto europeo concepito per i cittadini e per la prosperità economica. Parlerò della Russia e del perché è importante non lasciarsi ingannare dalle sue azioni e dalle sue idee.

Non si può premiare l’aggressore: è dannoso e deleterio lasciargli pensare che nulla sia accaduto, lasciarlo sfuggire alle sue responsabilità e uscirne indenne continuando come se niente fosse. Ogni crimine comporta una punizione. Altrimenti, comportamenti illegali come questo renderebbero il mondo disabitato. Questa comprensione e questo patto sociale (accordo tra persone ragionevoli) risalgono alla legge delle Dodici Tavole nell’Antica Roma, la terra in cui oggi vivete.

L’Italia è stata dalla parte giusta fin dall’inizio, da quando la Russia ha lanciato la sua guerra di aggressione non provocata. Ogni azione genera una reazione e questo definisce i limiti dell’ordine e del rispetto.

Avete sostenuto l’Ucraina nella guerra ingiustificata della Russia perché l’Ucraina è diventata la vittima ed era moralmente corretto fornire tale sostegno contro l’aggressore. Le vostre azioni sono state guidate dalla giustizia. Nessuna persona ragionevole approverebbe le azioni di un ladro che irrompe in una casa, uccide il proprietario, si appropria dei beni e afferma che ora gli appartengono. La reazione normale è indignazione e richiesta di giustizia.

Una pace alle condizioni della Russia legittimerà la sua aggressione e le sue annessioni territoriali e incoraggerà la Russia a volere di più. La pausa non sarà lunga. La nuova aggressione inizierà prima che l’Europa diventi pienamente autosufficiente nell’industria della difesa e nel settore della sicurezza. La Russia ha un potenziale collaudato in battaglia e tecnologie di guerra da esportare. E ne farà certamente uso. Se non contenuta ora, la Russia si sentirà impunita nel perseguire il proprio risentimento per la perdita nella Guerra Fredda. La Russia di Putin cerca una compensazione per i suoi fallimenti passati. Lo sanno bene i Paesi che hanno già sperimentato l’aggressione russa: gli Stati baltici, la Finlandia, la Polonia, l’Ucraina. L’appeasement dell’aggressore è semplicemente un’altra forma di occupazione.

Una pace alle condizioni della Russia aprirà la strada al suo dominio su almeno metà dell’Europa. Per ogni concessione fatta ora a Putin in Ucraina, altri Paesi dovranno pagare se la Russia riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi. Compromessi parziali non funzioneranno: rivendicazioni aperte sui territori altrui spingeranno la Russia a riprendere l’aggressione quando avrà recuperato le forze.

Quando sostenete l’Ucraina, state riducendo i vostri stessi rischi. Questo è l’unico modo sostenibile per rendere il costo dell’aggressione russa troppo alto da sostenere sul continente europeo.

Allentare la pressione sulla Russia ora, quando l’aggressore è vicino al punto di esaurimento, contraddirebbe la logica strategica.

Impariamo dalla storia che il crollo degli imperi ha indebolito, non rafforzato, la loro aggressività. Il punto è che il crollo dell’URSS non è stato completo. La Russia ha mantenuto il potenziale nucleare e il controllo su gran parte dei territori ricchi di risorse naturali.

Un altro pensiero illusorio oggi è che la Russia sia indebolita dalla guerra contro l’Ucraina e non rappresenti alcuna minaccia per l’Europa e in particolare per i Paesi del fianco orientale della Nato. Falso. Una politica di riavvicinamento e la ripresa dei legami economici accelererebbero soltanto il riarmo russo. La Russia è già riuscita a convertire la propria economia civile in un’economia di guerra e sta portando avanti una modernizzazione militare su larga scala. È un dato di fatto. La Russia non deve ottenere al tavolo dei negoziati una vittoria che non è riuscita a ottenere sul campo di battaglia. Sarebbe un disastro rinviato per il sistema di sicurezza europeo.

Mosca conduce la guerra contro l’Ucraina, ma la considera parte di un processo più ampio di confronto a lungo termine con la NATO e mira a ristabilire la propria sfera di influenza e controllo sull’Europa. Né la retorica né le azioni pratiche della Russia dimostrano il contrario.

La Russia vede nel disallineamento degli Stati Uniti con l’Europa una finestra di opportunità unica per un attacco rapido, e il tempo necessario per renderlo possibile è di 2-3 anni, non 5-10 come indicano alcune valutazioni più prudenti.

Oggi la Russia è la principale minaccia potenziale per l’Europa (come confermato da molteplici fonti di intelligence). Il sostegno finanziario e militare all’Ucraina rafforza la sicurezza dell’Europa già ora. La stabilità a lungo termine richiederà un aumento significativo di questo sostegno. Una sicurezza affidabile può essere garantita solo da un forte settore europeo della difesa. Queste spese non possono essere evitate e devono essere spiegate chiaramente agli elettori se si vuole preservare l’Europa come progetto di prosperità economica e pace.

Guardate ai casi precedenti. L’appeasement è stato la politica di base di ogni amministrazione statunitense verso la Russia dopo il crollo dell’Urss e dopo l’aggressione contro la Georgia e l’inizio della guerra contro l’Ucraina nel 2014. Ogni volta la Russia ha solo ampliato la portata geografica e la scala delle proprie azioni aggressive. Questo approccio non funziona. Il Cremlino interpreta i tentativi di normalizzazione dei rapporti come un’occasione per consolidare le concessioni prima di lanciare un nuovo attacco.

La minaccia strategica della Russia è stata sottovalutata fin dal 1991 e questo ha portato alla più grande guerra convenzionale in Europa dagli anni Quaranta. Ripetere questa logica sarebbe il più grande errore storico.

Garanzie di sicurezza. Il Memorandum di Budapest è una lezione ormai appresa: le assicurazioni non portano alla pace. Le garanzie di sicurezza devono essere forti e creare certezza per l’Ucraina, per gli alleati e per la stessa Russia. Solo garanzie giuridicamente vincolanti assicureranno che i garanti rispettino i propri obblighi e che costituiscano un elemento affidabile per il contenimento della Russia in futuro.

La mancanza di garanzie forti e vincolanti sarà interpretata dalla Russia come un segno di debolezza e di timore da parte dell’Occidente. Ciò rafforzerà l’arroganza russa e la spingerà a estendere la propria aggressione all’Europa e ai Paesi della Nato. La Russia non ha mai abbandonato i propri obiettivi dichiarati pubblicamente nel dicembre 2021, che prevedono il ritorno dell’infrastruttura Nato alla situazione precedente al 1997, rivendicando il proprio diritto sui Paesi del Patto di Varsavia.

Togliere l’Ucraina dalla zona grigia dimostrerà la determinazione geopolitica dei partner e la forza dell’Europa e degli Stati Uniti e contribuirà a contenere la Russia, ponendo fine al periodo di incertezza strategica ai confini del progetto europeo.

Un’adesione rapida e completa dell’Ucraina all’Ue, il suo giusto posto nell’architettura di sicurezza europea, è una garanzia di pace duratura per il continente.

Ora, alcune parole sulle linee rosse per la sicurezza generale. Il mantenimento della sovranità nelle politiche estera e di difesa dell’Ucraina non è oggetto di negoziazione. Lo status di non allineamento dell’Ucraina prima del 2014 e la sua mancata partecipazione di fatto al sistema di sicurezza euro-atlantico hanno portato a un’invasione su larga scala invece di prevenirla. Il concetto di neutralità armata, il rifiuto di dispiegare truppe straniere in Ucraina e i limiti alle Forze armate ucraine creano le condizioni per una nuova aggressione russa certa. La debolezza è la causa, e la Russia valuta i suoi interlocutori da una posizione di forza.

L’Ucraina deve essere un partecipante a pieno titolo della nuova architettura di sicurezza europea. L’esperienza pratica maturata nel contrasto all’aggressione russa rende l’Ucraina uno dei contributori più importanti di tale sistema.

Imporre limiti alle capacità di difesa della vittima dell’aggressione è moralmente sbagliato, oltre che militarmente e strategicamente. I limiti devono essere imposti all’aggressore per prevenire nuove aggressioni.

Le zone grigie di sicurezza in Europa sono un incentivo all’espansione russa. Devono essere eliminate e l’unificazione dell’Europa deve essere completata.

L’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina sono l’unica garanzia possibile di una pace giusta e duratura.

Tentare di convincere l’Ucraina a riconoscere legalmente l’annessione dei suoi territori, e il riconoscimento di tale annessione da parte di altri Stati, legittimerebbe l’uso della forza come principale strumento per raggiungere obiettivi politici nel XXI secolo e incoraggerebbe nuove guerre imperialistiche in tutti i continenti.

Legalizzare i tentativi di annessione dimostrerebbe agli Stati non nucleari che non ha senso rinunciare alle armi nucleari come strumento per difendere la propria sovranità e integrità territoriale, soprattutto in un contesto di indebolimento dei regimi di controllo degli armamenti.

E alla fine vorrei dire alcune parole sulla cultura. La cultura non esiste fuori dalla guerra, non è lo strumento di pace per chi ha cominciato la follia e aspira di conquistare ancora di più. È il mezzo di propaganda per gestire delle menti e giustificare le azioni di aggressione sotto le bandiere di finta conciliazione. La biennale non può darsi ingannare. È la via sbagliata che porta da nessuna parte.