Bari – Tutti in piedi, al teatro Petruzzelli di Bari, per Lino Banfi, i suoi quasi novant’anni. E il premio che il festival Bif&st gli dedica. In anteprima assoluta, il festival ha mostrato trenta minuti del documentario Lino d’Italia. Storia di un italieno, con quella “e“ “banfizzata“. Andrà in prima serata su Raiuno il giorno del novantesimo compleanno di Banfi, il prossimo 9 luglio. Prodotto da Minerva Pictures, diretto da Marco Spagnoli, il documentario raccoglie le testimonianze di Renzo Arbore, Walter Veltroni, Michele Bravi, Enrico Brignano. E soprattutto, una confessione dello stesso Banfi. Che racconta miseria giovanile e nobiltà d’animo. “Ero campione mondiale di salto del pasto, quando incontrai il principe de Curtis, in arte Totò”. Totò carezza paternamente il ragazzo, gli fa scivolare in mano una busta con un bel gruzzoletto. Banfi trova la forza di rifiutare, anche se non ha una lira. Quel gesto gli porterà fortuna. Poco dopo, ecco il primo ruolo.

Lino Banfi in ’L’allenatore nel pallone’ di Sergio Martino

Lino Banfi in ’L’allenatore nel pallone’ di Sergio Martino

Nel teatro gremito, dopo il film arriva Lino Banfi, per una chiacchierata con il critico Steve Della Casa. “Sono arrivato a novant’anni, senza combinare guai, senza far danni, senza avere malanni, senza trucchi e senza affanni. Qualche cosa vorrà dire”.

“Ho cercato di fare le cose con garbo, di andare d’accordo con i registi. A Sergio Martino, con cui ho fatto L’allenatore nel pallone, dicevo: mi è venuta in mente una battuta, che dici, posso provare a farla? E lui: falla! Se viene bene la teniamo, se no si taglia. Le abbiamo tenute tutte”.

“Sono orgoglioso di avere aperto io un “vialetto“, che ha portato a capire che anche noi in Puglia, se vogliamo, siamo spiritosi. Adesso ci sono, tra i giovani, tanti talenti: non solo Zalone che è un fuoriclasse, capace di arrivare subito al cuore delle persone, e anche al cuore dei botteghini. Ma anche Pio & Amedeo, con cui ho lavorato recentemente”.

Checco Zalone è un fuoriclasse, capace di arrivare subito al cuore delle persone, e anche al cuore dei botteghini

Lino Banfi e Checco Zalone nel leggendario dialogo sul "sacro posto fisso" in Quo Vado

Lino Banfi e Checco Zalone nel leggendario dialogo sul “sacro posto fisso” in Quo Vado

“Fra Oronzo Canà e nonno Libero chi sceglierei? Nonno Libero. Perché mi ha permesso di abbracciare quattro generazioni di spettatori”.

I giovani, a proposito. “Che cosa consiglierei ai giovani, oggi? Non chiedetevi: come farò a diventare famoso. Chiedetevi se volete diventare attori. Nel mio percorso mi è capitato di non mangiare, di dormire nei vagoni dei treni fermi alla stazione di Milano. Se si è pronti a fare tutto questo, allora sì, forse si è pronti. Ma bisogna studiare, studiare teatro. Oggi vogliono tutti fare gli influencer”. Il premio che Banfi riceve si chiama “Arte del cinema“. “Non avrei mai sognato di riceverlo, perché dicevano che i miei film non erano artistici – dice Banfi – Dicevano: le solite ricottate, le solite panzanate…”.

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In uno degli atti finali di questa edizione del Bif&st, festival cinematografico di Bari diretto da Oscar Iarussi, conclusosi ieri, con i premi a Checco Zalone, Gennaro Nunziante, a Irene Maiorino, al regista francese Abdellatif Kechiche e un incontro con Valeria Golino, moderato da Paolo Mereghetti, Banfi riesce a scaldare il teatro, a farsi stringere in un abbraccio davvero nazionalpopolare.