Dietro il lessico tecnico c’è l’effetto “polizza assicurativa” di cui si parlava all’inizio, che solo in apparenza sembra contraddire la fama dell’oro quale bene rifugio per eccellenza dove andare a parare quando tutto il resto si mette male. L’esempio più adatto a spiegare questo comportamento “controintuitivo” sono gli Etf, i fondi quotati che sono dei maxi-detentori di oro con circa 450 miliardi di dollari in portafoglio. “Scoppia una guerra, temo che le parti centrali del portafoglio, bond e azioni, possano rovinarmi addosso. Cosa faccio?“, spiega un trader che chiede di rimanere anonimo. E poi si risponde: “Vendo quello che ho comprato in chiave di polizza assicurativa, e cioè proprio l’oro. Un po’ perché è marginale, stimato che non vada oltre il 3% media nei portafogli globali, e un po’ perché è in forte utile”. Simile il ragionamento di Antonio Cesarano nel podcast Pausa Caffé di Sella sgr, di cui è chief investment advisor. “L’oro si accumula in previsione di un evento più turbolento, ma quando l’evento si verifica viene venduto proprio per sopravvivere, serve la liquidità“, dice.