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Capita a molti: c’è chi preferisce mandare messaggi piuttosto che telefonare. In particolare per i membri della Gen Z, ma anche molti Millennial, telefonare è impegnativo: potendo, preferiscono scrivere su Whatsapp o via sms.

La differenza tra telefonate e messaggi

Ma cosa significa questa preferenza? Per gli psicologi, la preferenza per la comunicazione asincrona si tratta di una forma di autoconservazione cognitiva: ossia un modo di proteggere la qualità del proprio pensiero dalle specifiche esigenze della comunicazione verbale in tempo reale. 


APPROFONDIMENTI

Sì perchè una telefonata è realmente più impegnativa rispetto a un messaggio: il cervello deve ascoltare l’interlocutore, registrare quanto detto, elaborare le informazioni in arrivo e formulare una risposta.

Ma anche monitorare il proprio tono, capire quando si può parlare senza interrompere pur non lasciando cadere la telefonata nel silenzio. Il tutto contemporaneamente. 

Per i messaggi è diverso: innanzitutto si può scegliere di leggerli quando si è pronti, si possono modificare fino al momento dell’invio, e tutte le operazioni di cui sopra possono essere fatte una alla volta, senza un tempo massimo imposto dalla società.

Introversi o estroversi

Preferire l’una o l’altra modalità di comunicazione dipende anche dal carattere: mentre per gli estroversi la telefonata può essere energizzante (perché l’interazione sociale in sé produce un segnale di ricompensa) per gli introversi la stimolazione porta il sistema oltre la soglia di attivazione. Insomma, per gli introversi la telefonata non è una ricompensa ma una performance dopo la quale si sentono spesso esausti. 

La comunicazione testuale è quindi un formato che si adatta al modo di elaborare le informazioni degli introversi. Secondo uno studio del 2024 pubblicato su Psychology of Popular Media da Didia, Trub e Hassinger-Das della Pace University gli individui introversi che avevano la possibilità di usare gli sms per esprimersi mostravano una maggiore autostima rispetto a quelli “obbligati” a telefonare.

In questo caso, eliminata la pressione per una risposta in tempo reale, le capacità cognitive rivolte alla gestione delle dimensioni sociali dello scambio possono essere ridirette al vero e proprio lavoro di pensiero: valutare cosa si vuole dire, scegliere le parole con precisione, rivedere il proprio pensiero prima di adottare una formulazione che non si adatta perfettamente.

Non si tratta di una comunicazione meno approfondita rispetto a quella verbale, anzi: si possono investire più tempo e riflessione anche se non nei tempi previsti dall’interlocutore.

Spesso le telefonate vengono considerate la forma di comunicazione più autentica, ma un’osservazione impulsiva pronunciata di getto non è necessariamente più veritiera di una risposta ponderata, frutto di una riflessione inviata con i propri tempi tramite messaggio.


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