Andando avanti con l’età ci si confronta inevitabilmente con il tempo che passa e con l’idea della morte. È successo anche a Lino Banfi, fra gli attori più noti e amati del nostro Paese, che il 9 luglio compirà 90 anni. Icona della commedia italiana, l’attore di Andria ha deciso di raccontare questa fase della sua vita nella sua autobiografia 90, non mi fai paura!, in arrivo il 28 aprile per HarperCollins Italia. Il libro promette di portare i lettori dentro la storia dell’uomo prima ancora che del personaggio pubblico.
Chi è
Banfi ripercorre infatti il cammino di Pasquale Zagaria, il suo vero nome, nato ad Andria il 9 luglio 1936, e lo fa mettendo insieme successi, paure, dolore e ironia. Da sempre il tratto che lo distingue di più.
Il rapporto con la morte
Già in passato Lino Banfi aveva parlato del pensiero della fine della vita. Ora è tornato sull’argomento proprio nelle pagine del memoir, affidando al libro una riflessione molto intima, ma nel suo stile inconfondibile. «Non ho paura, però mi è comparsa davanti la signora morte. Non so se chiamarla al maschile o al femminile, dato che oggi su questo tema c’è un po’ di confusione. So solo che l’ho cacciata via». Una frase che racconta bene il tono del libro: diretto, sincero, capace di affrontare anche i temi più delicati senza perdere quella vena ironica che ha accompagnato Banfi per tutta la vita.
Chi è davvero Lino Banfi
Per decenni Lino Banfi ha segnato il linguaggio e l’immaginario popolare italiano. Ha trasformato il suo dialetto pugliese in un marchio riconoscibile e amatissimo, entrando nel cuore di più generazioni con una comicità calda, popolare, immediata. Nel memoir ripercorre la sua lunga ascesa verso il successo partendo dall’infanzia, segnata dalla paura delle bombe durante la guerra. Racconta la scelta di entrare in seminario, poi gli anni durissimi della giovinezza, quando a 18 anni si ritrovò a vivere per strada inseguendo il sogno di diventare attore. Da lì cominciano i primi passi nel mondo dello spettacolo, tra teatro di varietà e cinema, fino agli incontri con nomi come Domenico Modugno, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Esperienze che avrebbero aperto la strada a una carriera sempre più importante.
I film cult e il successo in tv
Tra gli anni Settanta e Ottanta Banfi è diventato uno dei volti simbolo della commedia italiana, grazie a film rimasti nell’immaginario collettivo come L’allenatore nel pallone. Poi, con il passare degli anni, è riuscito a rinnovare il suo pubblico e a entrare nelle case degli italiani anche attraverso la televisione. Dal 1998 il suo volto è diventato legatissimo a Un medico in famiglia, serie che lo ha consacrato definitivamente come il “nonno d’Italia”. Una popolarità trasversale, capace di attraversare epoche e generazioni. Nel 2019 è stato anche nominato membro UNESCO per l’Italia. I dolori più profondi raccontati nel libro Nel memoir, però, non c’è soltanto la carriera. Banfi si apre anche sui passaggi più difficili della sua vita privata. Tra questi ci sono la scomparsa della moglie Lucia, il pensiero di togliersi la vita e un tragico incidente dal quale si è salvato per miracolo. Sono pagine in cui l’attore mette da parte la maschera della comicità e mostra tutta la fragilità dell’uomo. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che rende il libro più interessante anche per chi pensa di conoscere già tutto di lui.
Il tratto che lo ha sempre salvato
Dentro il dolore, Banfi racconta di avere conservato una risorsa che non lo ha mai abbandonato: la capacità di trovare nell’umorismo un appiglio per andare avanti. Una forma di resistenza, quasi, che negli anni è diventata il suo modo di stare al mondo. A pochi mesi dai 90 anni, Lino Banfi continua così a parlare a un pubblico vastissimo non solo per ciò che ha rappresentato nel cinema e in televisione, ma anche per quella umanità che è sempre riuscito a far passare dietro il sorriso. Ed è proprio lì, tra leggerezza e verità, che si ritrova ancora oggi il senso più profondo della sua storia.
Ultimo aggiornamento: martedì 31 marzo 2026, 16:37
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