di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Secondo il Financial Times, le nuove tariffe saranno annunciate a breve e colpirebbero tutte le imprese del pharma che non hanno sottoscritto accordi con la Casa Bianca

L’annuncio atteso nella giornata del 2 aprile potrebbe segnare un ulteriore scatto nella strategia commerciale di Donald Trump: dazi fino al 100% sui farmaci importati, con l’obiettivo di colpire le aziende che non hanno accettato le condizioni poste dalla Casa Bianca di garantire prezzi bassi negli Stati Uniti. Non una semplice misura protezionistica, ma un nuovo tassello di una politica industriale che usa il commercio come strumento di pressione.

Secondo quanto anticipato da Bloomberg e dal Financial Times, la misura verrà formalizzata nell’ambito della Section 232 del Trade Expansion Act, che consente di intervenire per motivi di sicurezza nazionale. Una giustificazione che, negli anni, ha ampliato il proprio raggio d’azione ben oltre i settori tradizionalmente sensibili, fino a includere oggi anche l’industria farmaceutica.



















































L’obiettivo è spingere a produrre in Usa

L’obiettivo della Casa Bianca è spingere i grandi gruppi a riportare negli Stati Uniti le fasi più rilevanti della filiera — dalla produzione alla ricerca — intervenendo al tempo stesso sui prezzi dei farmaci sul mercato domestico. Il meccanismo è ormai esplicito: chi accetta di negoziare ottiene condizioni di favore, chi resta fuori si trova di fronte a barriere tariffarie tali da rendere economicamente insostenibile l’accesso.

Il nodo riguarda soprattutto i farmaci di marca, la cui produzione è oggi distribuita su scala globale. Una parte significativa è concentrata in Europa e, in particolare, in Irlanda, che grazie a un regime fiscale favorevole è diventata negli anni un hub per i principi attivi ad alto valore aggiunto. È il caso, tra gli altri, dell’iniezione dimagrante Zepbound di Lilly e dell’immunoterapia oncologica Keytruda di Merck, tra i medicinali più venduti al mondo.

26 big del pharma hanno sottoscritto accordi 

Poiché già nel 2025 Trump aveva annunciato tariffe del 100% sui farmaci importati, la nuova minaccia è dunque una continuazione, non una novità isolata. Una parte significativa del settore ha infatti già scelto la via dell’accordo. Così, Pfizer e l’europea AstraZeneca hanno ottenuto esenzioni tariffarie pluriennali attraverso accordi sui prezzi e impegni nei confronti della nuova piattaforma TrumpRx.gov. Eli Lilly, Johnson & Johnson, Merck e Novo Nordisk hanno promesso miliardi per espandere le operazioni negli Stati Uniti al fine di evitare le sanzioni.

La situazione italiana

Secondo il sito della Casa Bianca, sarebbero attualmente 26 i grandi gruppi che hanno promesso circa 400 miliardi di dollari in nuovi impianti, ricerca e sviluppo su territorio americano. Tra queste grandi realtà che operano nel settore del Pharmaceuticals & Biotech e che hanno deciso di impegnarsi a investire in Usa non risultano aziende italiane. I piani non sono definitivi e potrebbero ancora cambiare. Potrebbero infatti esserci anche delle esenzioni per alcuni farmaci e categorie di malattie. Ma, al momento, tutto il comparto italiano è potenzialmente nel mirino del presidente americano. 

La strategia di Trump dopo la bocciatura dei dazi da parte della Corte

Per ora, la leva tariffaria, combinata con la dimensione del mercato americano, sembra continuar a essere uno strumento efficace per orientare le decisioni industriali globali. Le nuove misure si inseriscono, inoltre, in un contesto giuridico più complesso. Dopo la bocciatura da parte della Corte Suprema di alcune precedenti iniziative tariffarie, l’amministrazione ha scelto di muoversi su basi normative diverse, meno esposte a contestazioni. L’obiettivo è evidente: ricostruire un sistema di barriere selettive che possa reggere anche sul piano legale.

Sul piano internazionale, le implicazioni sono rilevanti. L’Unione europea aveva negoziato un tetto del 15% sui dazi farmaceutici nell’ambito dell’accordo commerciale dello scorso anno, ma la nuova offensiva americana rischia di riaprire il dossier e di spingere verso ulteriori trattative bilaterali. Il modello che emerge è quello di un commercio sempre meno regolato da cornici multilaterali e sempre più definito da rapporti di forza.

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2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 09:21)