di
Redazione Milano

Il pm ha chiesto anche la «confisca dell’area abusivamente lottizzata e dell’immobile», ossia del grattacielo di 24 piani tra via Stresa e piazza Carbonari, 102 appartamenti e 160 residenti

I dirigenti comunali, i funzionari, gli imprenditori e il progettista «confidavano nella impunità, perché mai alcuna autorità giudiziaria aveva fatto anche un minimo controllo sull’urbanistica, e con strafottenza» hanno messo in piedi questa «abnorme iniziativa immobiliare» e questo «enorme abuso». Lo ha affermato la pm di Milano Marina Petruzzella in un passaggio delle conclusioni della sua requisitoria, che era iniziata lo scorso marzo, al termine della quale ha chiesto 8 condanne a pene fino a 2 anni e 4 mesi di arresto nel processo sulla Torre Milanograttacielo residenziale di 82 metri per 24 piani tra via Stresa e piazza Carbonari, uno dei filoni delle inchieste sull’urbanistica. Pm che ha chiesto anche la «confisca dell’area abusivamente lottizzata e dell’immobile», ossia del grattacielo già abitato da 5 anni: nella Torre Milano attualmente ci sono 102 appartamenti e 160 residenti.  La pm ha parlato, tra l’altro, di «funzionari dello Stato che hanno giurato fedeltà alla legge e che con disinteresse» e «non curanza all’interesse pubblico» hanno permesso che venisse tirato su «quell’edificio abusivo», con effetti «molto gravi» sulla vita delle persone

Quella «Scia con atto d’obbligo», ha spiegato la pm, ha «consentito di scavalcare la convenzione urbanistica e l’interesse pubblico». Petruzzella ha fatto riferimento all’ampia giurisprudenza su questi temi, tra cui «una serie di sentenze» del Tar lombardo, anche molto recenti, che «ci spiegano che in questi casi si tratta di nuova costruzione e non ristrutturazione e anche il Comune ormai ne ha preso atto e ha imboccato una nuova strada, riconoscendo le nuove costruzioni dove ci sono nuovi tipi di carichi urbanistici». 



















































Anche sul caso Torre Milano come in altri al vaglio, ha aggiunto, sono stati provocati «effetti negativi per i cittadini che si sono trovati di fronte un’abnorme iniziativa immobiliare, fatta con non curanza dell’interesse pubblico». Dirigenti, funzionari comunali, progettista e imprenditori «hanno agito in accordo e sintonia – ha proseguito la pm – tutti sapevano cosa stavano facendo, nessuna di queste persone ha fatto ciò che si doveva fare, ognuno ha fatto ciò che gli conveniva e gli imprenditori volevano questo enorme abuso». 

Sempre la pm ha parlato delle «pressioni esercitate» dagli imprenditori e dal progettista «sui funzionari e sulla Commissione Paesaggio per tirare su dal nulla questa torre». Poi, ha messo in evidenza anche il ruolo principale di quella «determina dirigenziale», firmata nel 2018 dagli allora dirigenti di Palazzo Marino Oggioni e Zinna, che «ha permesso di adulterare tutta la procedura». Introdusse, infatti, secondo la Procura, quella «Scia con atto d’obbligo» per bypassare i piani attuativi e le regole previste per le nuove costruzioni e gli edifici di oltre 25 metri di altezza. In più, una serie di «abili artifici retorici sono stati usati per accompagnare tutto il percorso della pratica». C’è stata, ha concluso la pm, una «piena compenetrazione dei funzionari nelle ragioni degli imprenditori» in questa operazione.

«Con la richiesta di oggi il paradosso è completo. Chi sta conducendo le indagini in nome del diritto alla casa e alla lotta alla speculazione chiede che la casa venga tolta a chi l’ha comprata prima delle indagini, e questo nonostante ancora oggi il Comune di Milano rivendichi che il titolo edilizio è stato concesso rispettando tutte le regole». Lo afferma l’avvocato Michele Bencini, legale di Stefano Rusconi, uno degli imprenditori fra gli 8 imputati del processo. 

Una residente della zona di via Stresa ha chiesto un risarcimento complessivo di 135mila euro, tra danni patrimoniali e non patrimoniali. La richiesta di risarcimento è stata avanzata dall’avvocata Antonella Forloni, che assiste la residente parte civile e che aveva presentato un esposto nel quale, tra le altre cose, si sosteneva che quella torre di 80 metri ha tolto luce e vista nel quartiere. «Quella era una nuova costruzione da valutare con la normativa applicabile – ha spiegato la legale – e tutti gli imputati sono responsabili dell’abuso edilizio e della lottizzazione abusiva». La richiesta di danni è stata formulata a carico di tutti e otto «in solido». 

Intanto, alcuni legali hanno chiarito che semmai il grattacielo dovesse essere confiscato dopo una sentenza definitiva, come chiesto dalla pm, passerebbe al Comune, che in teoria dovrebbe abbatterlo. Tuttavia, la giurisprudenza è chiara «sull’affidamento del terzo in buona fede», come nel caso delle Park Towers di Milano, che non furono sequestrate dal gip perché gli appartamenti erano già stati comprati. «Un conto è un cantiere di cui si chiede la confisca – ha spiegato l’avvocato Michele Bencini ai cronisti – un conto un grattacielo dove abitano persone da cinque anni, che hanno comprato casa sulla base di un titolo edilizio che il Comune ancora riconosce come valido».

«Facciamo fatica a vedere della giustizia in questa richiesta di confisca – commenta Filippo Borsellino, portavoce del comitato Famiglie Sospese -. Che giustizia ci può essere nell’andare a confiscare una casa di chi ha fatto le cose per bene? Che giustizia ci può essere nell’andare a confiscare una casa di chi ogni mese paga regolarmente il mutuo? E ancora, che giustizia ci può essere nell’andare a confiscare una casa a chi ha investito i risparmi di una vita intera, fidandosi delle istituzioni e di permessi che lo Stato stesso aveva rilasciato?». 

«In tutto questo la politica è silente, muta – continua Borsellino -. Incapace di prendere iniziative, lascia famiglie e imprese in una situazione di sospensione intollerabile. Milano, nel frattempo, scivola in uno stato di degrado continuo: gli oltre 150 cantieri bloccati si trasformano in “buchi neri” cittadini. Luoghi che dovevano essere simboli di rigenerazione urbana sono oggi ferite aperte, aree abbandonate che diventano inevitabilmente ricettacolo di microcriminalità e insicurezza. L’unica soluzione possibile è un intervento legislativo nazionale chiaro e immediato. Ogni giorno riceviamo messaggi carichi di disperazione: padri e madri che non dormono la notte, consumati dall’angoscia di non poter dare certezze ai propri figli e dal terrore di vedersi sottrarre, da un giorno all’altro, il frutto di anni di sacrifici. È un logoramento psicologico che sta distruggendo la salute di centinaia di persone. Solo una legge nazionale può fare ordine nell’incertezza normativa attuale, tutelare chi ha acquistato in buona fede e impedire che Milano diventi una città di scheletri di cemento e famiglie perbene sfrattate», spiega Borsellino.


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2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 13:43)