di
Alessandro Baschieri

La più forte tennista italiana tra le scuole tennis dello Sporting Life Center di Treviso: i consigli alle promesse. E ai ragazzi dice: «Siete tutti concentrati, ma non sbagliate mai?»

Appena atterrata a Venezia proveniente da Miami, la tennista Jasmine Paolini, numero otto al mondo, ha scritto al suo storico (e da un anno ex) allenatore, il trevigiano Renzo Furlan: «Ohi Renzo, qui parlano tutti come te, mi sa che sono dalle tue parti». Furlan si è fatto dire il nome del circolo dov’era diretta e le ha risposto «Cavolo, siamo vicini». Aria di reunion con il coach di Codogné? Non è il motivo del viaggio... «ma io e Renzo abbiamo sempre un bellissimo rapporto, rimane un punto di riferimento per me».
 
Jasmine è stata portata dallo sponsor Dolomia allo Sporting Life Center, un circolo tra le pieghe della campagna trevigiana che l’imprenditore Andrea Baccini e la sua squadra hanno trasformato in un gioiello: dieci campi da tennis, dieci tra Padel e Pickleball, piscina, palestra. Ha giocato microfonata tutto il giorno tra i ragazzini delle scuole tennis con le casse a portare la sua voce ai cinquecento sulle tribune. L’intervista nasce dalle domande fatte dai ragazzini in campo e da quelle di un gruppetto di giornalisti nella Club House.

Paolini, ha mai incontrato un campione quando era bambina?
«Ho incontrato Filippo Volandri quando avevo dodici anni, al circolo Italia di Forte dei Marmi. Un’emozione, so quanto può essere d’ispirazione. Tra l’altro ho scoperto solo molto tempo dopo che a giocare su quei campi c’era anche un piccolissimo Musetti, sua mamma mi ha portato la foto». 

Un ragazzino affossa un dritto in rete e si ferma per farle una domanda.
Ma quando hai cominciato? E quanto ci hai messo a diventare così forte?

Jasmine rilascia un sorriso dei suoi. «A cinque anni e mezzo ho cominciato a giocare e mi è piaciuto subito, non vedevo l’ora di prendere la racchetta e non ho mai voluto smettere ma facevo una cosa tranquilla, due volte alla settimana. Non come Djokovic che a sei anni già sognava di vincere Wimbledon. Io a fare agonismo vero, a giocare e fare atletica tutti i giorni, ho cominciato a 15 anni. Tardi vista con gli occhi di oggi».

Quali sono i segreti per reggere la pressione in partita? Come fa a non perdere mai il sorriso?

«Io cerco sempre di divertirmi, me lo ripeto anche, quasi mi sforzo delle volte quando la partita è tesa perché chi si diverte colpisce meglio la palla. È anche il motivo per cui ho cominciato a giocare e non mi sono più staccata da questo ambiente, il circolo, le persone giuste, gli amici». Jasmine si complimenta con i bambini: siete tutti concentrati, ma non sbagliate mai?



















































Un consiglio a chi comincia?
«Divertiti e non smettere mai di sognare, insisti anche un po’ se ti piace. Banale ma vero».

La partita più bella? Quella che non dimenticherà mai?
«La finale con Gauff agli Internazionali di Roma dell’anno scorso». Applauso dei cinquecento.

Soddisfatta della stagione?
«Ci sono stati alti e bassi, nelle ultime settimane mi sembra molto meglio. Cerco continuità ma a questo livello non è facile essere consistente tutte le settimane. L’obiettivo è restare in alto il più a lungo possibile a cominciare dai tornei sulla terra rossa, sarà tutta un’altra storia».

Come si gestiscono gli alti e bassi, i trionfi e le débacle?
«Il problema ce l’hanno tutti gli sportivi e non solo, diciamo tutte le persone mediaticamente esposte. Io mi ripeto che è normale cadere, che non si può stare sempre al top, poi cerco una strada per tornarci».

Nel futuro di Paolini più singoli o più doppi?
«Solo doppio non è mai stata un’opzione. Mi piace, mi diverte, ma la mia priorità è il singolo».

Per il tennis anni trionfali, per il calcio siamo al lutto nazionale. Ci sarà un altro travaso di praticanti? Ci sarà il sorpasso?
«Io non credo che sia un bene per il tennis la sconfitta dell’Italia di calcio. Sinceramente ne sono dispiaciuta. C’è spazio per tutti nello sport».


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2 aprile 2026