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Gaia Piccardi, inviato a Montecarlo
Dopo la partita, Jannik ha parlato di un «calo di energia»: il passaggio dal cemento americano alla terra è uno choc fisico e culturale. Ma nessuno dubita che domani si presenti in campo con Auger-Aliassime
Dagli errori, come sempre, il ragazzo impara. Nel drammatico match con l’americano Spizzirri, a Melbourne lo scorso gennaio, quando era sembrato a un passo dal ritiro prima della chiusura del tetto in una giornata rovente, Jannik Sinner aveva indossato un cappellino nero. Qui a Montecarlo, nella prima mattinata calda della primavera in riviera, l’ha scelto bianco. Che osservazione inutile, penseranno i soloni. E invece è proprio da questi dettagli che si giudica un giocatore.
Il berrettino chiaro attira meno i raggi, ciò nonostante Sinner non ha potuto impedire che un «calo di energia» nel secondo set riaprisse un ottavo di finale fin lì dominato (6-1) con il ceco Machac, che ogni tanto gioca a tennis come se non fosse consapevole dell’esistenza della rete (49 errori gratuiti alla fine). Quando sulla superficie di Sinner si apre una crepa, sul lago di Braies s’incrina un altro metro cubo di ghiaccio. Le meraviglie della natura patiscono il cambio di stagione, Jannik ha ancora molta poca terra rossa sotto le suole in un’annata che fino al 20 marzo si è dipanata sul cemento dall’altra parte del mondo: il passaggio dallo swing americano alla polvere di mattone europea è davvero uno choc fisico e culturale, attutirlo e metabolizzarlo si conferma una delle sfide più alte per i top players.
E quindi con Machac è successo che Sinner si è scoperto stanco all’improvviso. «Venivo da due tornei consecutivi, dodici match di fila: mi sono ritrovato in difficoltà perché ho ancora poca preparazione su questa superficie, ma nel momento del bisogno ho trovato le forze che mi servivano» ha detto. E se la crepa degli altri progressivamente si allarga, uno dei talenti di Jannik è intervenire per impedirlo. Come? Rifiuto della sconfitta, disponibilità alla sofferenza e attitudine alla resistenza, aspettando che la buriana passi. Si è toccato la schiena. Si è piegato come per stirare le anche. Sul 3-2 del terzo set, al cambio di campo, ha chiamato il medico. Non voleva né massaggi né integratori: il fisioterapista è andato da Machac. Ha detto al medico che gli girava un po’ la testa, forse aveva nausea: «Non mi sento tanto bene…». I segnali di un fisico sottoposto a un forte stress: il primo match del 2026 che, sul rosso, si allunga al terzo set.
Si interrompe la striscia di 37 set consecutivi conquistati dall’azzurro nei Master 1000. A un certo punto Jannik si è ritrovato sotto 2-5, con due break da recuperare: in quel momento, al cambio di campo ha preso una compressa. E quando ha chiesto l’intervento del dottore, veniva da una serie di punti positiva, aveva fatto il break nel terzo: vinceva gestendo il disagio, insomma, alla maniera dei campioni. «Su una superficie diversa, il corpo reagisce in modo diverso ma sto bene» ha chiosato. Nessuno dubita che domani si presenti in campo con Auger-Aliassime. Di solito, quando Sinner chiude la sua crepa, si spalanca quella altrui.
9 aprile 2026 ( modifica il 9 aprile 2026 | 18:54)
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