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Gaia Piccardi, inviata a Montecarlo
Tra lo spagnolo e l’altoatesino i punti si sono ridotti a 190, all’inizio della stagione erano 550. Nella seconda semifinale Alcaraz sfida Vacheron
Se la roccia non si sgretola, la roccia torna roccia. Non è una massima di Confucio: è la legge di Jannik Sinner. Il quarto di finale a Montecarlo non è la passeggiata con Humbert ma nemmeno il match di penitenza con Machac. Recuperate le forze con una bella dormita dopo la crisi energetica improvvisa di giovedì (continuano le ricerche della causa organica di un problema non inedito), Sinner gestisce con mestiere la pratica Auger Aliassime, un rivale da maneggiare con cautela causa brutto ricordo datato 2022: facile vittoria del canadese sul rosso, in altura, a Madrid. Preistoria, rispetto al giocatore che Sinner è diventato oggi.
Sotto un tetto di nuvole, di nuovo pienamente efficiente, riemergono i dettagli che spiegano perché il margine in classifica con Carlos Alcaraz, spietato ieri con Bublik, è ridotto a 190 punti secondo il live ranking, 240 in base ai complessi calcoli dell’Atp che conteggiano i tornei obbligatori e costringono l’azzurro a scartare ulteriori 50 punti come risultato peggiore dei 19 tornei giocati. All’inizio della stagione la differenza tra predestinati era di 550, dopo l’Australian Open 3350, all’inizio del primo Master 1000 sul rosso 1190. Niente panico. L’aritmetica è semplificabile dicendo che, se arriva in fondo a Montecarlo con un risultato migliore di Alcaraz, Jannik si riprende il trono.
I progressi, si diceva. Con Aliassime la percentuale di prime è salita di un punto percentuale rispetto a Machac (58%), i punti vinti sulla prima dal 72% al 79%. L’unica palla break concessa ieri al canadese, sul 2-2 del secondo set, è stata annacquata da quella grande risorsa che è diventato il servizio di Sinner — con puntualità è piovuta dal cielo una battuta vincente, seguita da due palle corte di pregevole fattura (cit.) —, al punto da costringere Alcaraz a una dolorosa ammissione: «Prima e seconda palla, il suo servizio negli ultimi sei mesi è rivoluzionato. E poi sono impressionato da come Jannik colpisca sempre la palla con lo sweet spot della racchetta».
Traduzione: l’area ideale di impatto sulla superficie, cioè il punto in cui l’energia del colpo si trasferisce meglio alla palla, offrendo maggiore controllo e potenza, e meno vibrazioni. Dalla Head del n.2, insomma, escono sempre colpi puliti e precisi, che vanno a segno ottimizzando il dispendio energetico.
C’è un altro particolare in grado di colmare la membrana sempre più sottile che separa questi due fenomeni sulla polvere di mattone, la superficie d’elezione di Carlitos, la meno gradita a Jannik. La palla corta. Mal contati, nei quarti Sinner si è annesso otto punti con il drop shot: fino all’anno scorso non succedeva. Sollecitato sul tema, il maestro delle smorzate non si è tirato indietro: «Ho notato che ne fa sempre di più, e gli riescono bene. Si capisce che ci ha lavorato molto. Non so se ha guardato i miei video però sono curioso di vedere se le farà anche sotto pressione, nei momenti difficili di un match, magari contro di me» ha sorriso Alcaraz.
Il test con Sascha Zverev, stamane in semifinale, ci dirà se questo Sinner reduce dal Sunshine Double, con dodici match consecutivi sul cemento americano in corpo e poca terra sotto le suole, è pronto per la prima finale in carriera a Montecarlo. Un Master 1000 sul rosso gli manca. Il sogno è Roma nel cinquantesimo anniversario del trionfo di Adriano Panatta (‘76), per fare il pieno di fiducia e arrivare al Roland Garros sulle nuvole. Ma conquistare il Principato con così poca preparazione varrebbe altrettanto. Il n.3 Zverev, battuto sette volte di fila sul duro e uscito vivo dal confronto generazionale con il 19enne Joao Fonseca, mentre Alcaraz proverà a rovinare la bella favola del monegasco Valentin Vacherot, è un male necessario.
11 aprile 2026 ( modifica il 11 aprile 2026 | 09:11)
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