Arrestato un ventenne per l’attentato contro la casa a San Francisco del fondatore di ChatGpt. Nel suo sfogo notturno Altman riflette sui rischi della tecnologia e risponde alla pesantissima inchiesta su di lui del «New Yorker»

Alle 3:45 di venerdì, ora della California, una molotov ha colpito la casa di Sam Altman a San Francisco. L’ordigno incendiario è rimbalzato sul cancello della dimora del fondatore di OpenAI e «papà» di ChatGpt, spegnendosi a terra. Pochi danni materiali, nessun ferito. A poco più di un chilometro di distanza, la polizia ha poi arrestato un ragazzo di vent’anni: si trovava davanti al quartier generale di OpenAI e minacciava di dare fuoco all’intero edificio. Un epilogo rapido per una notte ad alta tensione. Poche ore dopo, Sam Altman ha acceso il computer nel cuore della notte e ha iniziato a scrivere (forse aiutato da ChatGpt, ma questo non lo possiamo sapere).

Altman ha scritto sul suo blog un post che è difficile da catalogare: in parte uno sfogo notturno, in parte riflessione esistenziale, in parte risposta pubblica ai suoi critici. Dopo aver pubblicato una foto del marito, Oliver Mulherin, e del figlio di 14 mesi, ha scritto: «Ecco una foto della mia famiglia. Li amo più di ogni altra cosa. Le immagini hanno potere, spero. Normalmente cerchiamo di essere abbastanza privati, ma in questo caso sto condividendo una foto nella speranza che possa dissuadere la prossima persona dal lanciare un cocktail molotov a casa nostra, qualunque cosa pensino di me».



















































Una molotov contro la casa di Sam Altman (dopo l'articolo devastante del New Yorker): «»

«Sono sveglio nel mezzo della notte e incazzato», ha scritto, «e penso di aver sottovalutato il potere delle parole e delle narrazioni». Il riferimento è esplicito: poco prima dell’attacco era uscito un lungo articolo –  «incendiario», lo chiama lui non a caso – che lo riguardava. Qualcuno, dice il ceo di OpenAI, gli aveva suggerito che quel pezzo «arrivava in un momento di grande ansia sull’AI e rendeva le cose più pericolose per me». Altman aveva liquidato l’avvertimento. Poi è arrivata la molotov.

Le accuse del New Yorker

L’articolo in questione è il monumentale profilo pubblicato dal settimanale «New Yorker» — intitolato «Sam Altman May Control Our Future—Can He Be Trusted?» (Sam Altman può controllare il nostro futuro – Ci si può fidare?), a firma di Ronan Farrow (figlio di Mia Farrow e Woody Allen) e Andrew Marantz, che ha impegnato i due giornalisti per moltissimi mesi, coinvolgendo oltre cento fonti. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo dallo straordinario potere persuasivo e che genera dubbi altrettanto straordinari sulla sua affidabilità. OpenAI ha respinto l’impianto stesso dell’articolo, parlando di «aneddoti anonimi da persone con finalità personali».
Il pezzo ricostruisce nel dettaglio il licenziamento di Altman da OpenAI nel novembre 2023, basandosi su documenti riservati e memorie interne. In particolare, sulle settanta pagine di messaggi Slack e documenti delle risorse umane raccolti da Ilya Sutskever, ex capo scienziato dell’azienda, per convincere il board che Altman non fosse adatto a guidare l’organizzazione. Secondo quei materiali, Altman avrebbe «sistematicamente mentito» a dirigenti e consiglieri, manipolato le informazioni sui protocolli di sicurezza, messo i colleghi l’uno contro l’altro. 
«Il problema con OpenAI è Sam stesso» avrebbe scritto Dario Amodei (grande «nemico» di Altman), oggi a capo di Anthropic, nei suoi appunti privati (oltre 200 pagine di note). Un membro del board anonimo dice al New Yorker: «Non è vincolato dalla verità. Ha due tratti quasi mai visti insieme: un fortissimo desiderio di piacere alle persone e una mancanza quasi sociopatica di preoccupazione per le conseguenze del mentire a qualcuno».

L’Agi come anello del potere

Cosa scrive Altman nel suo sfogo-replica? Sul fronte dell’AI, che il padre di ChatGpt affronte con franchezza insolita per un Ceo con quella visibilità, le posizioni espresse sono, almeno in parte, autocritiche verso l’industria. «La paura e l’ansia sull’AI sono giustificate», scrive Altman. «Stiamo assistendo al più grande cambiamento della società degli ultimi decenni, forse di sempre». Poi va oltre e si lancia in un paragone tra l’Agi (la super-intelligenza artificiale inseguita da tutti gli addetti ai lavori nel campo dell’AI) e l’anello del potere del «Signore degli anelli»: 
«Una volta che vedi l’Agi, non puoi più dimenticarla. Ha una vera e propria dinamica da “anello del potere” e spinge le persone a fare cose folli. Non intendo dire che l’Agi sia l’anello in sé, ma piuttosto la filosofia totalizzante di “essere colui che controlla l’AGI”». E dunque, la soluzione che Altman propone è «orientarsi verso la condivisione della tecnologia con il grande pubblico, in modo che nessuno possieda l’anello. I due modi più ovvi per raggiungere questo obiettivo sono l’emancipazione individuale e la garanzia che il sistema democratico mantenga il controllo». E ancora: «Il potere non può essere troppo concentrato. Il controllo del futuro appartiene a tutte le persone e alle loro istituzioni». E infine: «Non penso sia giusto che pochi laboratori di AI prendano le decisioni più consequenziali sulla forma del nostro futuro».

La rete di Sam

Sono affermazioni che, lette accanto al profilo steso del «New Yorker», suonano quasi paradossali. Il giornale americano documenta come, negli anni, Altman abbia costruito una rete di relazioni e investimenti che concentra nelle sue mani una quantità di potere senza precedenti nel settore tecnologico: dai legami con fondi sovrani del Golfo Persico ai contratti con il Pentagono, dall’influenza sulla Casa Bianca ai dossier di opposizione fatti circolare contro i rivali. Il progetto Stargate, un’idea da cinquecento miliardi di dollari annunciata con Trump al secondo giorno del mandato, è forse l’esempio più eloquente.

Meno retorica e strategie

Nel post, Altman riconosce con franchezza anche i propri errori: la tendenza a evitare i conflitti, la gestione disastrosa della crisi con il board nel 2023, le ferite lasciate lungo il cammino. «Sono una persona imperfetta al centro di una situazione eccezionalmente complessa», scrive. Ma poi chiude con una frase che funziona da dichiarazione programmatica: «Molte aziende dicono che cambieranno il mondo; noi lo abbiamo davvero fatto». Il tono è quello di chi, svegliato nel mezzo della notte da una molotov, si ritrova a fare i conti con la propria leggenda più che con i propri detrattori. 
«Molte delle critiche rivolte al nostro settore nascono da una sincera preoccupazione per le conseguenze estremamente gravi di questa tecnologia. Questo è del tutto giustificato, e accogliamo con favore le critiche e il dibattito in buona fede. Capisco i sentimenti ostili verso la tecnologia e, ovviamente, la tecnologia non è sempre un bene per tutti. Tuttavia, nel complesso, credo che il progresso tecnologico possa rendere il futuro incredibilmente positivo, sia per la vostra famiglia che per la mia». E conclude: «Mentre portiamo avanti questo dibattito, dovremmo moderare la retorica e le manovre tattiche, e cercare di ridurre il numero di esplosioni in meno case, in senso figurato e letterale». Difficile dargli torto, almeno su questo.

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11 aprile 2026 ( modifica il 11 aprile 2026 | 13:51)