“In questo momento di grande dolore tutta l’organizzazione, insieme agli enti coinvolti e agli operatori che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento, si stringe con sincera vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che hanno condiviso con Salvatore Cannoni la passione per il ciclismo”: lo ha affermato in una nota l’organizzazione del circuito Pedalando l’Umbria di Francesco dopo il tragico incidente che ha portato alla morte di un cicloamatore di 68 anni, di Tavernelle, frazione di Panicale, avvenuto durante l’evento la “Cicloturistica del Lupo”. Salvatore ha perso la vita uscendo fuori strada e finendo in un dirupo: inutili i tentativi di rianimarlo. “Nel rispetto della famiglia e del lavoro delle autorità competenti, l’organizzazione rimane a disposizione per ogni necessità e seguirà con attenzione gli sviluppi degli accertamenti in corso. Oggi il pensiero va a Salvatore, alla sua passione e al ricordo che lascia”: così hanno concluso gli organizzatori.
La tragedia e il ritrovamento
L’allarme è scattato quando, al termine della gara, gli organizzatori hanno notato una pettorina mancante: il numero che identifica ogni iscritto e che, idealmente, segna il passaggio di ogni partecipante lungo il percorso. Quella di Salvatore Cannoni non è mai stata registrata al traguardo. Quello che inizialmente sembrava un semplice contrattempo – l’ipotesi più rassicurante era che il ciclista si fosse fermato da solo o avesse deciso di concludere la pedalata in autonomia – si è ben presto trasformato in dramma: il ritrovamento, nel primo pomeriggio, di un corpo in un dirupo profondo circa una decina di metri. Si trattava proprio di Salvatore Cannoni. Secondo una prima ricostruzione, la caduta fatale sarebbe avvenuta in mattinata, ma il corpo è stato rinvenuto solo diverse ore più tardi.