di
Paolo Condò

Dopo Como, l’allenatore dell’Inter ironico sul «campionato senza sconfitti». Mentre altre squadre si nascondono dietro l’alibi del quarto posto per sfuggire alle responsabilità, Chivu punge i colleghi

Nel post di Como-Inter ha destato sensazione una battuta di Cristian Chivu, molto ironica per non dire sarcastica, sul traguardo avvicinato col successo in riva al lago. «Scudetto? No, parlo di qualificazione alla Champions come fanno i miei colleghi». È un’uscita che segnala come siano cresciuti i canini anche a lui, dopo un apprendistato da allenatore light e la caduta sul caso Bastoni. Chivu punge con la battuta, perché è vero che questo campionato lo celebrerà alla fine come giusto vincitore, ma in un paesaggio privo di sconfitti, e la cosa non è normale. Soltanto l’Inter aveva l’obbligo di vincerlo? Non è così. 

Breve ripasso: lo scorso agosto le candidate forti al titolo erano due, il Napoli campione e l’Inter riconosciuta come squadra migliore del periodo. Seguiva il trio composto da Juve (dubbi sulla conferma di Tudor), Roma (Gasperini in una metropoli, e con lo scudo di Ranieri), Milan (torna Allegri a mettere ordine nel caos). Pochi pensavano che Juric sarebbe durato all’Atalanta (infatti), qualcuno considerava il Como da Europa, Pioli stesso — battuta autolesionista — lamentava il fatto che Allegri non avesse citato la Fiorentina nella corsa Champions. Sia pure tra mille distinguo, Conte non negava le ambizioni del Napoli, e del resto come avrebbe potuto dopo lo scudetto e quel popo’ di campagna acquisti? Ai primi k.o., però, la qualità del mercato percepita subì un drastico ridimensionamento, e con quella gli obiettivi. Allegri ripete dall’insediamento che gli è stata chiesta la Champions, non altro. Il primo a riparlare di scudetto, per una fuggevole settimana, fu Spalletti nell’atto di prendere la Juve. La squadra lo convinse a non menzionarlo più. Protagonista di una partenza felice, Gasperini ha recitato per un po’ da ignaro («non so se siamo da scudetto»), poi ha capito. 



















































Questa fuga dalle responsabilità ha una genesi nei piani societari, che considerano il posto Champions la deadline della salute finanziaria, dunque l’obiettivo irrinunciabile. Una volta Juve, Milan e Inter inseguivano lo scudetto senza se e senza ma. Oggi non più, e agli allenatori non è parso vero di potersi adeguare. Le stagioni disastrose del Napoli due anni fa e del Milan l’anno scorso hanno fatto il resto: è stato così inevitabile fare meglio che Conte ha addirittura vinto il titolo, e Allegri fino a un mese fa un minimo ci credeva. Sommate i vecchi piazzamenti a certe sequele di infortuni, aggiungete qualche svarione arbitrale (a vostro danno, mai a vantaggio), condite con un paio di belle frasi e l’alibi è servito. E allora bravo Chivu, ancora un punto e la Champions sarà matematica.

14 aprile 2026 ( modifica il 14 aprile 2026 | 07:22)