Il modo in cui si arriva alla morte è una questione molto importante per Barbara Bouchet, nonché il tema centrale di Finale: Allegro, il film che l’attrice presenta a Torino al Cinema Romano. «Non accetto l’accanimento terapeutico», dice al Corriere, spiegando che «vorrei decidere io del mio destino perché con i tubi attaccati proprio non mi ci vedo». Una posizione che riporta al centro una questione ancora aperta: chi ha davvero il diritto di scegliere come finire la propria vita. Il suo ragionamento si allarga al piano politico: «La legge, purtroppo, oggi non lo consente ma spero che ci si arrivi presto». E ancora: «Sul diritto al disporre della propria morte, penso per esempio alle gemelle Kessler, sono completamente d’accordo».

Nel film diretto da Emanuela Piovano, Barbara Bouchet interpreta Karina, una donna che decide di non lasciare nulla al caso, nemmeno il momento della morte. «Lo definirei un film che parla di una donna che decide tutto per sé, senza intrusioni né influenze esterne», spiega. «Karina sa come vivere, amare e, soprattutto, come intende morire». E ancora: «Lei mi piace perché cerca di avere il controllo di tutto, dall’inizio alla fine». Ma l’attrice fa una precisazione: «Non so se farei proprio tutto quello che lei dice, ma l’importante è che io rispetti le sue scelte».

Barbara Bouchet si è sempre dichiarata a favore dei diritti e della libertà sessuale, ed è anche stata madrina di Lovers. È lì che Emanuela Piovano decise di attribuirle la sua parte in Finale: Allegro. «Dopo avermi incontrata, mi mandò il copione e pensai: “Ecco quello che cercavo! Finalmente qualcuno mi dà una parte lontana dalla mia immagine “sexy” del passato», racconta Barbara Bouchet. Una lunga carriera, la sua, e diverse scene di nudo («Sono cresciuta in una famiglia in cui noi figli stavamo tutti nudi nella stessa stanza, non ho quel senso del pudore», spiegò in un’intervista. «E poi erano ruoli, era come dire: non ti dà fastidio fare l’assassina?»). «All’epoca ero una bella faccia e un bel corpo. Il resto non interessava a nessuno: la “qualità” era categoria riservata ai maschi». Una dinamica che ha aggirato con il suo carattere deciso: «Riuscivo a non farmi comandare da nessuno».

Non c’è spazio per i rimpianti: «Ho vissuto la mia vita al meglio delle mie possibilità e ne sono felice».