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È la solita, grande epopea dell’eroe: si parte con enormi premesse, si sbatte il muso contro la realtà e tutto sembra finito prima ancora di cominciare, quindi si torna sul luogo del delitto – nuovi, diversi, più forti – per sconfiggere i fantasmi del passato e in definitiva farcela. È quello che grossomodo ha passato Ditonellapiaga negli ultimi anni: dall’exploit per certi versi imprevisto di Chimica (era il 2022, certo fu cercato, ma non in quei termini) al ritorno, sempre sul palco dell’Ariston, degli ultimi mesi, con il successone di Che fastidio!, ora inserita nella più ampia cornice di un album appena uscito, Miss Italia (a proposito: potrà continuare a chiamarsi così, il tribunale ha deciso), testimonianza di una rinascita.
In mezzo, una crisi profonda: dopo il duetto con Donatella Rettore, arrivato pressoché da debuttante, si era ritrovata improvvisamente in cima, richiesta dappertutto, dunque pure tra i pazienti zero di quella malattia che ha preso la musica italiana negli ultimi anni e che vuole che spesso i suoi talenti migliori – e di talento, si capiva, in lei ce n’era – vengano bruciati, per eccesso di fretta, attenzioni, passi in avanti.
All’inferno e ritorno
Si sa come funziona: quando si finisce così in alto tanto di corsa, senza aver neanche capito probabilmente chi si è davvero, perché la gavetta serve anche a quello, il rischio è di perdersi. È successo a lei, l’ha raccontato nei mesi scorsi, tra l’impossibilità immediata di replicare Chimica, un secondo disco (Flash, del 2024) passato sostanzialmente inosservato nonostante alcune buone intuizioni (forse avrebbe avuto bisogno di un altro Sanremo, ma pare fosse stata esclusa) e la voglia di mandare all’aria tutto quanto, compreso un braccio di ferro con i discografici per mantenere lo pseudonimo di Ditonellapiaga – un certo punto, ha raccontato, è stato messo in discussione anche quello. Aiuto. L’ultimo Festival, in questo senso, oltre ad aver riallacciato i fili – ha scacciato l’idea che avesse bisogno della Rettore di turno per farsi notare, visto che è tornata sul palco che l’aveva lanciata da sola, e si è rilanciata – ha di fatto rianimato una situazione disperata.
Una volta può essere un caso o un colpo di fortuna (Chimica, appunto), una seconda – peraltro come in questo caso, in direzione ostinata e contraria, facendosi forza – no. Tradotto: è tornata per restare e, anzi, Miss Italia le apre una prateria davanti, la stessa già ampiamente intravista da Che fastidio!. Messe da parte tutte le suggestioni da r&b, da cantautrice e da Beyoncé che pure le avevano garantito un primo successo immediato, la strada adesso è quella della cassa dritta, ma non quella pop-tormentonica che si sente ovunque, ma una più raffinata e di matrice quasi da club, per certi versi house, più vicina all’ultimo disco di Harry Styles che alle hit spacca-classifica. Ed è un suono, ecco, che nelle radio italiane manca: Elodie l’aveva accarezzato nel mixtape Red light (2023), salvo lasciarlo da parte e votarsi più all’urban, mentre nomi come Annalisa e The Kolors preferiscono guardare agli anni Ottanta.
Il segreto di Ditonellapiaga
Soprattutto, Ditonellapiaga sembra aver trovato una via tutta sua al pop, quella che a conti fatti le potrebbe permettere di restare nel tempo perché capace di renderla un personaggio unico, in cui rivedersi. Non è poco, di questi tempi. Nel suo caso, è quella sorta di autoironia che compare già in Che fastidio! e si prende davvero la scena in tutto Miss Italia, quella che la fa descrivere, citando proprio la title-track, come “una disperata ma statuaria”. In un pop in cui ci si tende a prendere parecchio sul serio, dove il margine per lo scherzo è poco e fallimento e sconfitta – che lei conosce da vicino, e ora lo sanno tutti – sono ammantati di retorica, nient’altro, la sua è una posa dissacrante. Posa, perché segue comunque gli stilemi classici delle popstar; dissacrante, perché in qualche modo le ribalta, le corrode da dentro.
Questa nuova versione di Ditonellapiaga non è uno spot sull’essere autentici o sull’accettarsi, ma uno più concreto sulle difficoltà dell’essere autentici e dell’accettarsi. In dieci canzoni tutte grossomodo sulla scia di Che fastidio!, con qualche bel guizzo qua e là (il nuovo singolo Hollywood, il manifesto Bidibi bodibi bu), viene fuori una popstar diversa dagli standard, una che ci prova pure, ma proprio non ce la fa, ad aderire a quegli standard. E lo racconta, e ci balla su. Chissà che non sia l’inizio, quello vero, di qualcosa di grande.