GIOVANI CHE SI VANNO A INFILARE NELLE FORESTE DI NOTTE!
CAMCORDER CHE RIPRENDONO INCREDIBILMENTE SOGGETTIVE PERFETTE!
CASSETTE MINIDV CON IL QUANTATITIVO PERFETTO DI RIPRESA PER FARTI CAGARE ADDOSSO!
Aaaaah! Che genere il found footage! E chi si sarebbe mai immaginato che oltre alle mutande da cambiare ci fosse di più? Per il ciclo “i400 Calci recensiscono il Found Footage”, ci occupiamo proprio di un film che ci mette davanti a questo fatto compiuto, e ci invita a riflessioni che, allacciatevi le cinture, sfiorano il politico.
Signore e signori, applauso per Shelby Oaks… ehm, Man Finds Tape!
SIGLA

Man Finds Tape è un documentario su una famiglia, un paesino in Texas e un oscuro segreto. A Larkin, senza alcun motivo apparente, tutti gli abitanti cadono in uno stato catatonico per minuti interi nello stesso istante. Al risveglio, nessuno ricorda nulla.
Al cuore della vicenda c’è Lucas Page, un giovane filmmaker locale che ritrova una cassettina MiniDV di se stesso bambino, svegliato nel cuore della notte da un oscuro figuro che lo costringe a inghiottire qualcosa – circostanza che l’uomo nel frattempo ha completamente dimenticato. Lucas indaga, scava, condivide i suoi ritrovamenti sui social: diventano virali, si crea una community di fan e scettici, lui cade dentro una ragnatela di ossessioni e bugie costruite attorno a un enigma vero.
La sorella Lynn entra in scena quando le indagini lo portano al Reverendo Endicott Carr – tele-evangelista locale il cui show era prodotto proprio dai genitori di Lucas, entrambi morti di malattia misteriosa – e allo Straniero, un figuro che sfugge all’incantesimo di narcolessia ma ha il vizietto di bucare il collo altrui. Anch’essa filmmaker, decide di aiutare il fratello a uscire dalle paranoie trasformando l’intera faccenda nel soggetto di un documentario. Quella che era iniziata come indagine true crime diventa evidentemente molto più inquietante e cosmico: solo Lucas e Lynn possono salvare Larkin.

Chiamata Zoom per annotarsi la trama.

Il film parte un’intuizione micidiale: in un mondo in cui la verità non esiste, il found footage da solo non basta più.
Blair Witch Project e Cannibal Holocaust vivevano di un vuoto informativo che oggi non esiste, e il cinema di uno status che nella gerarchia dei media è completamente cambiato. Mentre i successi del genere nei decenni successivi ne hanno ammorbidito le premesse (V/H/S su tutti), il pubblico ha trovato nuove fonti per trovare sollievo da questo prurito: i social hanno democratizzato la circolazione delle immagini, cambiato la loro forma e narrazione, e, insieme, ci hanno addestrati a metterne sistematicamente in dubbio la veridicità, dalle fake news all’AI, passando dal creepypasta fino alle immagini di conflitti reali che alcuni continuano a negare per riflesso condizionato (e malafede).

Tele-evangelista be like:

L’unico formato rimasto relativamente immune da questo sospetto automatico è il documentario – ormai per alcuni la forma più accessibile di informazione ed apprendimento – e il true crime in particolare: qui concetti porosi come la sospensione dell’incredulità funzionano con regole un po’ diverse.
Man Finds Tape si muove proprio da una fortissima consapevolezza dei media, e una romantica concezione che una cinepresa possa salvare vite. Nel 2026, perché un found footage sia efficace, o lo usi come cornice di un discorso di fiction superspecifico (vedi Late Night with the Devil), o devi diluirlo con il documentario, rinforzarlo con i codici del true crime per renderlo credibile, e riconoscere il ruolo che i social giovano in tutto questo percorso. Benvenuti nell’era dello shared footage.
Non a caso il progetto nasce come podcast di fiction prima di trovarsi sotto le buone stelle del South by Southwest: i registi Paul Gandersman e Peter S. Hall lavoravano da anni a un progetto su giornalista che investiga strani filmati provenienti da una piccola città texana.

Torna catalessi.

Torno un attimo terra terra. Man Finds Tape mette in ballo un casino di strati: è un found documentary costruito su una varietà di tipi diversi di found footage, e come tale chiede al pubblico una serie di salti di fede non indifferenti – credere alla premessa, sospendere la credulità davanti al mockumentary, e, senza spoilerare troppo, accettare un ulteriore livello di trovate pensate puramente per tenere insieme il castello senza che i loose threads del plot lo facciano crollare.
È tanto, per un’ora e venticinque che si vorrebbe agile. Gandersman e Hall lanciano uno salvagente dal primissimo istante, rompendo la quarta parete e mettendo in discussione la credibilità i propri narratori, trasformando il film in una riflessione sul rapporto tra fatti e narrazione, potere e verità: su come i nostri oscuri aguzzini operino ormai in piena luce del sole, su quanto sia difficile riconoscerne la natura e reagire alle loro forme di oppressione, tanto sono internalizzate e normalizzate. Ed è qui che casca il politico.
I cento e più formati utilizzati rafforzano la credibilità delle premesse, ma la recitazione fatta di faccette finto-naturalistiche, a tratti borderline amatoriale, e certi dialoghi da serie CW erodono esattamente l’impianto che scrittura e montaggio si divertono genuinamente a costruire. Quando, nell’ultimo atto, il film si butta a tutto peso nel sovrannaturale e nell’horror cosmico, Man Finds Tape si trova già col fiato corto e senza granchè di chiaro da dire, zavorrato dalle troppe spiegazioni da dare e dall’indecisione del livello di questo storytelling millefoglie a cui affidarle.
È la fatality di un’operazione così consapevole, persino colta: proprio quell’ostacolo le impedisce di arrivare all’intimo shock viscerale che il genere richiederebbe quell’odore di Lovecraft e King in Yellow che rende il film interessante ma non abbastanza coinvolgente.

Immancabili artefatti pseudo lovecraftiani

Nella sua recensione di Shelby Oaks, la collega Mata Hari Aster citava il concetto di filtered reality come forza motrice del genere. Man Finds Tape ci resta dentro fino in fondo e con molta più coerenza (scelta più coraggiosa di Shelby Oaks, che a metà abbandona il mockumentary per un horror lineare più gestibile) salvo perdersi proprio sul suo elemento più esposto. Due film con un grosso gap tra ambizione ed esecuzione, ma in modi opposti.
Peccato. Ma almeno non dovrete tenervi un cambio a portata di mano.

DVD-quote:
«Non è vero ciò che è vero
è vero ciò che è found.»
Dredd Astaire

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