Se la casa è lo spazio della vita, contiene ciò che è stato ma anche ciò che deve ancora accadere. Per questo, a un certo punto, chiede di essere riletta. Non conservata in modo passivo, ma accompagnata altrove. È da qui che parte la richiesta di Kathryn, oltre gli ottant’anni, allo studio Of Architecture, scoperto quasi per caso durante una visita in Cornovaglia. Lì aveva visto la Pentire Residence, riconoscendo in quell’architettura una chiarezza che le apparteneva: misura, funzione, una certa onestà nel modo di costruire. Fondato tra Londra e Seoul, lo studio lavora sull’idea di un’architettura aperta, capace di adattarsi a contesti molto diversi senza imporre un linguaggio unico. Più che definire regole, costruisce condizioni, e ogni suo progetto nasce come risposta situata, sviluppata insieme al cliente, attraversando scale e programmi differenti – dal domestico al pubblico – e lasciando che siano le circostanze a orientare forma e spazio.

modern brick house with large windows and fencepinterest

Lorenzo Zandri

residential building with modern and traditional architectural elementspinterest

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Un approccio che resta generativo – e che qui trova una corrispondenza diretta con la biografia della committente. Il marito Jon, architetto, e una passione condivisa per figure come Edwin Lutyens e Alvar Aalto. La richiesta è, dunque, semplice e precisa, ovvero selezionare, curare, andare avanti. Siamo a Barnet, sobborgo a nord di Londra, un tessuto residenziale stratificato, fatto di case suburbane tra fine Ottocento e primo Novecento, dove il progetto si inserisce senza mimetismi ma senza rotture. L’intervento lavora sulla casa esistente come su una matrice: il riferimento è quello della decalcomania, una tecnica che genera forme per pressione e trasferimento. Non una copia, ma una trasformazione per contatto.

sliding glass door opening to a kitchen areapinterest

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cozy living room with a pink sofa and large windowspinterest

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Da qui deriva un impianto che riorganizza gli spazi a partire da esigenze molto concrete. Il piano terra si allinea al livello della strada e accoglie una camera e un bagno accessibili, pensati per Kathryn. Gli ambienti della vita quotidiana si aprono invece in sequenza, tra cucina e zona pranzo, in una continuità fluida, attraversata dalla luce. I fine settimana trascorsi per anni tra le case di campagna edoardiane – spesso con giardini disegnati da Gertrude Jekyll – riemergono qui in modo più sottile, quasi atmosferico. È nella palette che questa memoria si deposita, tra mattoni rosso borgogna scuro, realizzati artigianalmente da Furness Brick in Cumbria, che dialogano con l’esistente, e le tegole in terracotta del vecchio music room, che vengono recuperate e riutilizzate, portando con loro tracce materiali del tempo.

modern kitchen with an elderly person cookingpinterest

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Sul retro, il progetto si concede un gesto più esplicito. La facciata curva unifica tetto, gronda, facciata in un unico segno continuo – una sorta di “ski-jump” in mattoni – che rilegge in chiave attuale certe tensioni compositive care a Lutyens, senza mai diventare citazione diretta. L’attenzione alla sostenibilità è altrettanto calibrata: isolamento in lana minerale, ventilazione meccanica con recupero di calore, pompa di calore ad aria e pannelli fotovoltaici integrati nella falda sud. Un sistema che lavora in sottrazione, riducendo il fabbisogno energetico senza imporsi visivamente.

modern kitchen with dining area and natural lightpinterest

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interior view featuring a staircase and a workspacepinterest

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All’interno, un setto a doppia altezza in rovere costruisce l’ingresso come uno spazio quasi raccolto, che è insieme scala, filtro e luogo di lavoro. Un elemento che richiama, in filigrana, il legame con la chiesa di St. John’s a Oakleigh Park, dove aveva operato il marito. Il legno ritorna nel pavimento e nella seduta della bow-window, mentre la cucina riutilizza le assi di olmo del vecchio music room, dove ogni anta conserva i segni dell’uso, trasformando la memoria in superficie attiva.

a hallway leading to a door with a chair visible in the backgroundpinterest

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Ludovica Proietti ha studiato Architettura per non fare mai l’architetto. Dopo un master in Design ha conseguito un tirocinio con Domitilla Dardi e ne è diventata assistente, sia in cattedra che per la curatela di diversi eventi, specializzandosi in Storia del Design e dell’Architettura. Ha curato talk ed eventi inerenti al design presso lo spazio di co-working romano Ala/34 fino al 2019 e, attualmente, insegna in diversi istituti della capitale ed è senior editor per il blog Cieloterradesign. Consulente e giornalista freelance, ha a cuore la cultura del progetto contemporaneo cercando sempre di privilegiare prospettive mai scontate.