Non c’è ancora una data per un eventuale secondo round di colloqui Usa-Iran, ma in compenso Teheran ha fermato l’export di prodotti petrolchimici e non ha fatto un soldo con il proprio blocco dello Stretto di Hormuz e l’imposizione di un pedaggio sulle navi in transito.
Il fallimento economico di Teheran a Hormuz
Lo spiega Iran International, secondo il quale l’obiettivo era ottenere circa 1,90 mln di euro da ogni petroliera in transito, ed a tale scopo era stata costituita una Commissione guidata da Mohammad-Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale.
Risultato? Solo 60 permessi di transito emessi, 8 richieste di pagamento pedaggio inviate, neanche un centesimo incassato. Il problema, dicono le fonti sentite dal quotidiano, sarebbe la cattiva gestione della riscossione. E questo ha creato grossa maretta agli alti piani: adesso si parla di cacciare Zolghadr e sostituirlo col presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
La strategia degli Stati Uniti e il ruolo della Germania
Tutto ciò mentre la Germania, per bocca del cancelliere Friedrich Merz, si dice pronta a dragare le mine da Hormuz e garantire la sicurezza dello Stretto dopo la guerra, preferibilmente su mandato Onu e includendo anche Francia, Regno unito e Italia.
Mentre questo accade a Teheran, a Hormuz il blocco americano tiene. Secondo il generale Dan Caine, Capo di stato maggiore delle forze armate yankee, le navi che hanno fatto rotta indietro sono adesso 13. Quando le navi si avvicinano a quelle americane parte un messaggio d’avviso: «Non provate a forzare il blocco, sarete abbordati per essere fermati e sequestrati». Per adesso, dice Caine, non c’è stato bisogno di abbordare alcunché, e in ogni caso se qualche comandante volesse sfidare gli americani ci sarebbe una progressione di avvisi fino ad una serie di spari d’avvertimento a prora della nave.
Caine ci tiene a precisare che il blocco è «dei porti e della costa iraniane, non dello Stretto di Hormuz» e il segretario alla Guerra Pete Hegseth aggiunge che esso resterà in vigore finché sarà necessario. «Gli iraniani – ha detto Hegseth al Pentagono – stanno scavando nei depositi che abbiamo bombardato, ma non riusciranno a rimpiazzare missili e lanciatori».
L’America mantiene il blocco con appena il 10% della sua potenza navale. L’Iran, intanto, sta ricevendo la visita di Stato del Capo di stato maggiore pachistano Feldmaresciallo Asim Munir che ha incontrato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Ignoto il contenuto del colloquio, si pensa ad un’azione di Islamabad per agevolare la trattativa tra Usa e Iran e soprattutto ottenere almeno un accordo temporaneo qualora fosse impossibile raggiungere un accordo definitivo sulla guerra.
Se la diplomazia lavora, anche gli intellettuali e giornalisti devono fare la loro parte: il presidente iraniano Pezeshkian chiede più sforzi della sfera culturale del Paese, perché bisogna usare: «Metodi svariati e creativi» per raccontare al meglio la guerra. Quanto a Israele, non ci sarà l’attesa telefonata tra il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro Bibi Netanyahu.
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