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Il santo del cuore di Roberto Farnesi? «San Francesco, la risposta è molto semplice – dice al settimanale Oggi – Ritengo che quello che praticava lui sia quello a cui tutti noi dovremmo aspirare, pensando al suo messaggio di pace, fratellanza, umiltà, carità. Lo trovo un messaggio molto attuale…».
Un Santo che lo affascina da sempre. Non solo perché è moderno ma anche perché «io sono sempre stato un amante degli animali e lui è il santo per eccellenza più vicino a quel mondo».
La figlia
Non nasconde di amare le cose belle, di essere stato «piuttosto materialista ma in questa fase della mia vita l’unica che conta… è mia figlia Mia». A Oggi confessa che «non avevo neanche mai incontrato la persona giusta. Quando finalmente è successo alla veneranda età di 44 anni, ho subito pensato a un figlio, la bimba è stata fortemente voluta ed è nata quando avevo 52 anni. Con Lucya sono 11 anni di storia, per me è un “recordone” perché le mie storie non erano mai durate più di due anni, da vitellone toscano, per non dire bischero. Comunque anche mio padre aveva molti anni più di mia madre, mi ha avuto a 56 anni. La nostra è sempre stata una famiglia molto unita e io ho tentato di costruire la mia allo stesso modo».
I genitori
Due genitori molto credenti. Suo padre ha vissuto l’esperienza dei campi di concentramento, e se ne è andato quando Roberto aveva 23 anni. Poi è toccato a sua madre, quando ne aveva 50. «Non c’è giorno o notte che non la pensi.
Penso a entrambi i miei genitori, mia madre l’ho vissuta fino a 50 epassa anni con un legame molto forte e quando l’ho persa il colpo è stato altrettanto forte. Lei mi manca fisicamente».
Poi ancora: «L’addio è un tema molto ricorrente nei miei pensieri, non riesco ad accettare una visione alla Piero Angela. Abbiamo vinto questa lotteria meravigliosa, abbiamo fatto un viaggio stupendo e… bum, si spegne tutto. È allucinante». Se potesse rivedere i suoi genitori anche solo per un attimo «chiederei: “Siete orgogliosi di me?”».
Una fede che lo ha preso quando è andato a Gerusalemme. «Lì sinceramente ho sentito qualcosa di forte, ho preso coscienza che se oggi nel 2026 stiamo parlando di quel Signore lì, qualcosa c’è. Ricordo che ho appoggiato la mano sulla pietra dove è stato tumulato Gesù e c’è tutta un’aura che circonda quel sito. Non è che sono diventato mistico da allora, però ho preso coscienza».
Sua figlia Mia è stata battezzata «nel battistero dove è stato battezzato Galileo, speriamo che porti bene all’intelletto suo. Lei mi sembra un po’ portata alla religione, anche se ora un po’ meno: un annetto fa tutte le chiese erano sue, mi ha fatto girare tutte quelle di Pisa. Toccava il crocefisso, si vede che l’affascinava questa cosa qua delle ferite».
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