di
Francesco Brun

L’imprenditore vicentino di ritorno dal pronto soccorso: «Spero li prendano. Nessuno, compresi i banditi, hanno idea di quante telecamere io abbia qui»

«Sicuramente ora non sarà più come prima. Dovrò convivere con la paura, controllare sempre l’allarme. Sono cose che ti segnano». Parla con voce fioca l’ex senatore Alberto Filippi, all’indomani della rapina in casa che lo ha visto sotto sequestro assieme alla sua famiglia. Anche la moglie Monica è in giardino, sicuramente provata ma positiva. «Un’ora terribile – dice -, ma almeno a me e alle bambine non ci hanno fatto male. A mio marito è andato un po’ peggio». Filippi effettivamente è acciaccato, tiene una mano sulla schiena quando cammina. «Al pronto soccorso credo mi abbiano dato dieci giorni di prognosi, ma se devo essere sincero il referto l’ha letto il mio avvocato».

Filippi, quello che le è capitato ieri sera è difficile da immaginare.
«Era una cosa che non riuscivo a immaginare nemmeno io prima che succedesse. Certe cose bisogna viverle per capire, anche se sarebbe meglio che non accadessero mai».



















































Com’è iniziato tutto?
«Ero al rientro da una cena, erano circa le 23. Sono sbucati all’improvviso e mi hanno aggredito da dietro, erano già dentro il giardino. Prima mi hanno riempito di pugni, ho molto male alla schiena e alle mani. A un certo punto, hanno armato una pistola e me l’hanno puntata in mezzo agli occhi: lì mi hanno obbligato ad aprire la porta».

E poi i drammatici momenti del sequestro…
«Io sono stato sequestrato un’ora, da una persona che aveva un lungo cacciavite posato sul mio addome. Monica (la moglie ndr) e le bambine, di 10 e 13 anni, sono state sequestrate in camera da letto da altri due malviventi».

Immagino siano sotto choc…
«Sono sicuramente scioccate, ma devo dire che sia mia moglie che le bambine hanno dimostrato di essere veramente una grandissima famiglia Filippi, con gli attributi e le spalle larghe».

Quindi i ladri hanno razziato la villa e sono fuggiti?
«Sì, hanno fatto razzia chiedendo determinate cose, determinati valori, che erano il frutto dei sacrifici di una vita messi da parte».

A quanto ammonta il bottino?
«Non c’è ancora una stima precisa, ma direi tra i due milioni e mezzo e i tre milioni di euro».

Secondo lei era un colpo organizzato?
«Non lo so, io lascio fare ogni tipo di valutazione ai carabinieri che stanno seguendo la cosa e che sono venuti immediatamente. Dopo aver chiamato i militari ho avvertito subito il mio avvocato, Cesare Dal Maso, che in questi anni mi è stato particolarmente vicino e che anche in questa occasione si è catapultato qui: è lui che mi ha accompagnato al pronto soccorso».

Gli inquirenti sono già al lavoro per identificare i banditi…

«Credo non lo sapessero nemmeno i malviventi, ma qui in giro sono pieno di telecamere, anche nascoste. Potrebbero dare una grossa mano».

Cosa resta oggi di ieri sera?

«Sicuramente la paura, credo che nulla sarà come prima».


Vai a tutte le notizie di Vicenza

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto

18 aprile 2026 ( modifica il 18 aprile 2026 | 19:09)