Su questa superficie non aveva mai vinto un “1000”. Riuscirci (a Montecarlo) contro uno specialista come il grande rivale Alcaraz significa molte cose. Intanto il ritorno al numero 1, poi la pressione messa su Carlitos stesso e, soprattutto, la scelta vincente di sapersi mettere in discussione dopo Melbourne
Giornalista
18 aprile – 16:33 – MILANO
Si è ripreso tutto quello che era suo. Si è preso quello che un anno fa la squalifica concordata con la Wada gli aveva impedito. Jannik Sinner ha vinto il torneo di Montecarlo battendo in finale Carlos Alcaraz e lo ha fatto dopo aver completato il Sunshine Double americano. Una rimonta capolavoro in classifica suggellata col ritorno al numero 1 che aveva dovuto abbandonare cinque mesi fa. Ma oltre alla classifica c’è di più: c’è un atleta di 24 anni che non si è mai fermato, non ha mai placato la fame di miglioramento, ancora prima che quella di vittorie. Quelle si sa, sono come le ciliegie, una tira l’altra. E se l’inizio del 2026 era stato in salita, in primavera la primula rossa è fiorita portandosi a casa tutto quello che il piatto offriva. Il ritorno al numero 1 commentato sempre con umiltà con quel “sì, però” che è la cifra del suo stile e del suo successo perché no, non ci si può sedere, c’è ancora tanto da fare: “Mi fa piacere, ovviamente. Sarebbe una bugia dire il contrario. Però non cambia quello che penso e che ho ripetuto in questi giorni: io gioco soprattutto per vincere tornei. Io e Carlos siamo molto vicini nel punteggio, può cambiare tutto da una settimana all’altra. In questo momento la cosa più importante è prepararci bene per i prossimi eventi, credo lo pensi anche lui. Ci sono due Slam, il Roland Garros e poi Wimbledon. Vedremo dopo quei tornei dove saremo e come sarà la classifica: la situazione a quel punto sarà un po’ più chiara. L’importante è continuare a lavorare con la mentalità giusta”.
sasha con il binocolo—
Sarà una rincorsa continua fino alla fine della stagione, Jannik e Carlos, Carlos e Jannik, senza nessuno in grado di infilarsi nel mezzo e rovinare i piani come ha dimostrato ancora una volta Sascha Zverev, il numero 3 che li vede solo col binocolo. Sinner aveva perso la “vetta” a New York, sconfitto da Alcaraz. Per il nostro, una striscia consecutiva di 65 settimane, diventate 66 dopo la vittoria del 1000 di Parigi grazie al controsorpasso sul rivale. Alle Atp Finals, però, nonostante la conferma del titolo di Maestro, Alcaraz lo aveva buttato nuovamente giù dal trono restandoci fino a domenica scorsa ed eguagliando le 66 settimane di permanenza. Il recupero dell’italiano è un capolavoro. Alcaraz e Sinner cominciano il 2026 con 550 punti di distacco. Con il trionfo a Melbourne, Carlos incassa i 2.000 in palio arrivando a 13.650. Sinner, invece, subisce un saldo negativo tra la semifinale (800 punti) e il successo dell’anno prima (2.000), scendendo da 11.500 a 10.300 con un divario di 3.350. Un gap che sembra insormontabile soprattutto dopo i momenti di appannamento del campione altoatesino. I problemi fisici avuti durante l’Australian Open e la sconfitta in semifinale contro Novak Djokovic, nonostante una settimana in più di preparazione invernale, fanno scattare l’allarme e così, subito dopo l’uscita di scena ai quarti di Doha per mano di Jakub Mensik, il team corre ai ripari. Niente riposo prima di volare negli Stati Uniti per i primi Masters 1000 della stagione, a Indian Wells e Miami: “Abbiamo visto che a Montecarlo il tempo non era buono, così ci siamo diretti subito a Indian Wells per iniziare ad allenarci. Tanta palestra, tanto lavoro nelle ore più calde per abituarci a convivere con le alte temperature. Lo faremo anche in futuro”. C’è da immaginarselo, visti i risultati. Il ragazzo venuto dal freddo invece che sciogliersi si tempra e la doppietta Indian Wells-Miami è la conferma che il lavoro tagliato sartorialmente su di lui da Umberto Ferrara e Darren Cahill funziona pienamente. L’azzurro si mette in tasca 2.000 punti puliti puliti, mentre Carlos, come lo scorso anno, fatica: si ferma in semifinale in California e al terzo turno in Florida. Si arriva a Montecarlo, con Alcaraz in vantaggio di 1.190 punti ma con mille da scartare per il successo del 2025. Lo spagnolo si stupisce della presenza di Jannik, subito in campo nonostante la lunga trasferta sul cemento americano. Lui, però, ha ancora il pieno di energia: “I tornei sono il miglior allenamento. Prenderò ogni partita come un bonus e se affronterò Carlos sarà il miglior test per capire a che punto sono sulla terra”.
tanta roba—
Che il livello sia buono è ormai fuori da ogni dubbio, anche Alcaraz si è dovuto arrendere all’evidenza: “Cemento, erba, ora anche terra… Tanta roba ragazzo, ottimo lavoro Jannik”, gli ha detto dopo l’ultimo punto nel Principato, sottolineando quanto Sinner sia diventato pericoloso: “Con questo livello ora fa davvero paura. Per batterlo devi giocare la partita perfetta. Tra noi non esiste un favorito, il favorito sarà chi giocherà meglio domani. Cercheremo entrambi di fare il meglio e di giocare al massimo delle nostre possibilità. La cosa bella della nostra rivalità è che ogni volta che uno batte l’altro, torniamo sempre più forti di prima”. Proprio così: Sinner è diventato più completo e sicuro, con l’impegno e il desiderio di crescere ancora e superare i propri limiti. Farebbe la gioia di ogni allenatore, come ha sottolineato Simone Vagnozzi, che dal 2022 lavora con l’altoatesino insieme a Darren Cahill, assente a Montecarlo ma pronto a tornare agli Internazionali di Roma all’inizio di maggio: “La cosa che mi colpisce dal punto di vista umano è che nonostante tutto quello che ha vinto non è mai cambiato come persona. Non abbiamo mai preso in considerazione l’ipotesi di non giocare Montecarlo, Jannik ci teneva e voleva giocare davanti al pubblico italiano”. E sarà ancora una volta il pubblico italiano ad accoglierlo dopo l’exploit nel Principato. Ormai è quasi certo che il Masters 1000 di Madrid uscirà dalla sua agenda. Prossima fermata, dunque, Roma. Per stupire ancora.
© RIPRODUZIONE RISERVATA