Come si assume un farmaco? Si può dividere una compressa per dimezzare la dose o triturarla? Si possono prendere con tè, succhi di frutta o latte al posto dell’acqua? Lo spiega Gianni Sava, direttore di SIFMagazine della Società Italiana di Farmacologia al Corriere della Sera.
Perché rispettare dosi e tempi
«Una volta assunto il medicinale, il principio attivo deve entrare nel sangue per essere trasportato dove deve agire: durante questo processo può passare dal fegato, dove può andare incontro a trasformazioni che possono ridurre la sua attività, oppure essere immagazzinato nel tessuto adiposo o eliminato, nella maggioranza dei casi con le urine. Dosi e tempi di somministrazione servono quindi per mantenere la concentrazione del farmaco nella finestra terapeutica per tutta la durata della cura, garantendo che la dose successiva possa rimpiazzare la quantità di farmaco perduta nel tempo trascorso dalla dose precedente, calcolata tramite l’emivita. La scelta è perciò più critica per i principi attivi con una stretta finestra terapeutica, come i digitalici per il cuore, in cui anche una piccola variazione della concentrazione nel sangue può comportare una perdita o un eccesso di attività, con possibili tossicità gravi: in questi casi rispettare dosi e tempi è ancora più essenziale, così come conoscere lo stato di salute del paziente perché l’efficienza di fegato e reni può modificare in misura consistente la quantità di principio attivo in circolo».
Capsula o iniezione? Cosa cambia
La scelta della via di somministrazione dipende dalle sue caratteristiche e dalla velocità con cui si vuole che faccia effetto: l’iniezione endovenosa ha un assorbimento pressoché istantaneo e tutta la dose passa nel sangue, ma di norma deve farla un sanitario; con l’iniezione intramuscolare o sottocutanea i tempi si allungano dai 10 ai 60 minuti e dipendono da quanto è irrorata di sangue la zona dove si inietta il medicinale; i farmaci presi per inalazione vengono assorbiti più o meno rapidamente a seconda della grandezza delle goccioline presenti nello spray o nell’aerosol.
Prima o dopo i pasti
Per prendere i farmaci da soli, la modalità più usata è la somministrazione per bocca: l’assorbimento è un po’ più lento, fino a un’ora circa, e come specifica Sava avviene «nello stomaco o lungo l’intestino. Si indica sempre se prendere il medicinale in concomitanza di pasti solidi oppure lontano dai pasti, bevendo prima in abbondanza: la modalità suggerita tiene conto della natura del principio attivo e favorisce il massimo assorbimento limitando la perdita di prodotto, anche considerando che il sangue che bagna il tratto gastrointestinale, dove si assorbe il farmaco, passa per il fegato prima di andare gli altri organi. Con la via orale ci può quindi essere un primo passaggio di trasformazione del farmaco, con una perdita di efficacia, di cui si tiene conto nella posologia», avverte l’esperto.
«Esistono poi preparazioni oro-dispersibili, in cui il farmaco si scioglie sopra o sotto la lingua: ciò accelera l’assorbimento e riduce il rischio di degradazione epatica perché il sangue che irrora la bocca va al cuore senza passare dal fegato. È utile per principi attivi sensibili ai processi di degradazione ma anche quando si vuole un effetto immediato, come nel caso dei farmaci per lo scompenso cardiaco».
Non spezzare le capsule
Spiega Gianni Sava, «i medicinali per bocca come compresse, granuli, capsule, confetti, pillole oppure in forma liquida come sciroppi, sono preparati per favorire il massimo trasferimento del principio attivo nel sangue e vanno usati come tali: triturare, per esempio, una compressa o aprire una capsula, può compromettere l’assunzione corretta del principio attivo e, quindi la risposta terapeutica. Anche la banale suddivisione di una compressa, ove non sia indicata la possibilità, può compromettere il giusto dosaggio perché la dispersione del principio attivo all’interno della compressa può non essere omogenea».
Attenzione agli «incroci» con cibi e alcol
Le pastiglie non andrebbero neppure nascoste nel cibo, perché potrebbero alterarsi per il calore o interagire con gli alimenti: meglio allora chiedere al medico una formulazione diversa. «Soprattutto nelle terapie croniche la scelta della via di somministrazione deve incontrare il favore del paziente perché solo così sarà seguita davvero. Ma non si deve mai cambiare la cura in autonomia», conclude Sava.
L’azione di un farmaco dipende anche da quanto rapidamente viene riconosciuto da fegato e reni, i due organi principali deputati all’eliminazione delle sostanze «di troppo», ma anche dalle interazioni con altri medicinali, cibi e bevande, da conoscere per non esporsi a eventi avversi e per evitare che la cura non funzioni.
In piedi o seduti?
I pasticci con i medicinali per bocca, quelli con cui si sbaglia più spesso, sono: «Il più comune è non bere abbastanza acqua, perché il liquido consente alle compresse di dissolversi nel tratto gastrointestinale», dice Sava. «Andrebbero evitati tè, succhi di frutta e il latte (si veda sotto, ndr); se il farmaco va preso a stomaco pieno non basta uno spuntino, serve aver mangiato un vero pasto, che quindi comporta introdurre grassi, zuccheri, proteine. Mai masticare le pillole invece di inghiottirle, perché questo ne modifica assorbimento e attività farmacologica, no al consumo di integratori che contengono calcio o altri sali e vitamine prima che siano passate almeno due ore dall’assunzione di un farmaco: queste sostanze possono interferire con l’assorbimento e l’attività della terapia. Ultimo errore, ma non irrilevante, assumere un farmaco per bocca in una posizione che non sia quella eretta o al massimo seduta: è l’unica che può facilitare il trasferimento del medicinale nel tratto gastrointestinale, dove avviene il processo di assorbimento», conclude il farmacologo.
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