La compagnia spaziale di Jeff Bezos ha recuperato il lanciatore New Glenn ma il satellite è stato immesso ad un’altitudine troppo bassa e dovrà esser fatto bruciare nell’atmosfera terrestre

Missione compiuta a metà per Blue Origin, la compagnia spaziald di Jeff Bezos. Per la prima volta il booster di uno dei suoi razzi New Glenn è stato recuperato ed è atterrato con successo su una piattaforma galleggiante nell’Atlantico (come abbiamo raccontato qui). Ma qualche ora dopo è emerso che New Glenn ha fallito la sua missione principale: portare in orbita un satellite per telecomunicazioni per il cliente AST SpaceMobile.

AST SpaceMobile ha rilasciato una dichiarazione domenica pomeriggio affermando che lo stadio superiore del razzo New Glenn ha immesso il satellite BlueBird 7 in un’orbita «inferiore a quella prevista». Il satellite si è separato con successo dal razzo e ha ripreso a funzionare, ha dichiarato l’azienda, ma l’altitudine è troppo bassa «per sostenere le operazioni» e dovrà quindi essere deorbitato, ovvero lasciato bruciare nell’atmosfera terrestre. Jeff Bezos ha persino condiviso le riprese aeree dell’atterraggio del booster su X, il social network di proprietà del suo rivale Elon Musk. (Musk si è congratulato con lui ).



















































Dal punto di vista economico, AST SpaceMobile ha dichiarato che la perdita è coperta da assicurazione e che ulteriori satelliti della stessa serie saranno pronti entro circa un mese. L’azienda ha inoltre ribadito di poter contare su più fornitori di lancio e prevede di inviare in orbita fino a 45 satelliti entro la fine del 2026.

L’azienda di Bezos aveva già lanciato il New Glenn due volte, ma solo con booster nuovi. La possibilità di riutilizzo diventa invece fondamentale per contenere i costi di missioni che contemplano sempre cifre da capogiro. Blue Origin punta infatti a diventare uno dei principali fornitori di servizi di lancio per il programma Artemis, che mira a riportare gli esseri umani sulla Luna.

Il vettore aveva già completato con successo due voli nel 2025 nella corsa per recuperare terreno rispetto alla concorrente SpaceX, che da anni riutilizza i propri booster dominando il settore dei lanci commerciali.

E proprio il confronto con SpaceX è inevitabile. L’azienda di Musk ha adottato un approccio più prudente con il suo sistema Starship, utilizzando principalmente carichi fittizi durante le fasi iniziali di test. Anche SpaceX, tuttavia, ha registrato incidenti nelle fasi più mature del programma Falcon 9, tra cui un’esplosione in volo nel 2015 e un’altra sulla rampa nel 2016.

In parallelo al lancio di Blue Origin  continua senza intoppi la serie di missioni istituzionali di SpaceX. Martedì 2 aprile la compagnia di Elon Musk lancerà un nuovo satellite GPS III SV10 per conto della US Space Force (l’ultimo di una serie di dieci) con un razzo Falcon 9. I GPS III sono satelliti di nuova generazione, progettati per migliorare precisione e resistenza alle interferenze del sistema GPS globale. Se tutto andrà secondo i piani, martedì mattina il primo stadio del Falcon 9 rientrerà sulla Terra circa 8,5 minuti dopo il lancio, atterrando dolcemente nell’Oceano Atlantico sulla piattaforma galleggiante “Just Read the Instructions” di SpaceX.

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20 aprile 2026