di
Fausta Chiesa

L’ad di Terna e la battaglia per avere l’indennità di fine rapporto: in corso un cda straordinario senza Di Foggia. Per Eni spunta l’alternativa di Fiorini che toglierebbe il conflitto di interessi Enac-Ita

La presidenza Eni o la buonuscita. Dopo lo scontro, Palazzo Chigi ha dato un ultimatum all’amministratrice delegata di Terna Giuseppina Di Foggia: entro oggi, lunedì 20 aprile, deve scegliere una delle due. Entrambe no. Anche perché non è possibile. Di Foggia, in scadenza il 12 maggio e non confermata, in base a quanto risulta al Corriere, non vuol perdere la buonuscita da 7,3 milioni di euro. Per averla sarebbe pronta a rinunciare alla presidenza dell’Eni, dove è candidata come membro del consiglio di amministrazione nella lista del governo. Il caso, scoppiato in modo eclatante dopo il board straordinario di Terna di venerdì 17 aprile in cui Di Foggia ha presentato un parere legale a suo favore e sfociato nella grande irritazione di Giorgia Meloni il giorno dopo, sta evolvendo con un colpo di scena ancora più clamoroso: la possibile rinuncia a una tra le poltrone più prestigiose del nostro Paese.

Il cda sulla buonuscita senza Di Foggia 

Nella stamattina di lunedì si è svolto un cda straordinario di Terna a cui non ha partecipato l’ad, che era all’Università La Sapienza di Roma (dove si è laureata in ingegneria elettronica) per ricevere un riconoscimento. I consiglieri hanno discusso sulla buonuscita di Di Foggia – su cui non è mai stata posta alcuna obiezione da parte del Comitato remunerazioni – alla luce della nota del Mef di ieri. Il cda prosegue nel pomeriggio alla presenza dell’amministratrice delegata.




















































La scelta

La scelta tra le due strade – presidenza Eni o liquidazione milionaria dopo soli tre anni di mandato come ceo e dg di Terna – è inevitabile. Per una questione di date di assemblee degli azionisti (il 6 maggio quella dell’Eni e il 12 maggio quella di Terna che eleggerà il nuovo board), Di Foggia per essere eletta nel board dell’Eni dove è indicata dal Mef per la presidenza deve dimettersi da Terna e se lo fa perde sicuramente il diritto all’indennità di fine rapporto che si è fatta riconoscere dal cda di Terna. Dimissioni che non stanno arrivando e che potrebbero non arrivare mai. Per avere la liquidazione, Di Foggia deve far approvare la delibera dall’attuale consiglio di amministrazione di Terna presieduto da Igor De Biasio entro il 12 maggio. 

La nota del Mef 

Una delibera che non è scontata, vista la nota diffusa la sera di domenica dal ministero dell’Economia, che controlla Cdp, che è azionista di maggioranza di Terna: «Dal 2023 il Mef, nella sua azione diretta all’efficientamento della spesa e al contenimento dei costi, ha dato specifiche direttive (già dal 2023), in qualità di socio, che nelle società partecipate dovessero essere esclusi o, in ogni caso, rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità e degli emolumenti comunque denominati da corrispondere a fine mandato, in modo da generare una prassi diretta ad escludere che detti emolumenti siano corrisposti a chi esaurisce per naturale scadenza o per dimissioni volontarie il mandato da amministratore».

Fiorini, da caso a soluzione? 

Ma non tutti i mali vengono per nuocere e quella che è una grana per il governo in realtà potrebbe trasformarsi in una grandissima occasione per risolvere un altro problema. Nei giorni scorsi oltre al caso Di Foggia ne è scoppiato anche un altro: il potenziale conflitto di interessi di Benedetta Fiorini. La ex deputata, prima di Forza Italia e poi della Lega, siede nel board dell’Enac ma è stata annunciata la sua assunzione in Ita Airways come capo strategia, marketing e comunicazione. L’Enac è l’Ente nazionale per l’aviazione civile e molti hanno sollevato il tema del conflitto di interessi dal passare dall’ente di vigilanza e a un’azienda vigilata. Se tramontasse l’appoggio a Emma Marcegaglia, candidata all’Eni nella lista di minoranza, Fiorini sarebbe la persona giusta nella lista giusta: sia perché in quanto donna risponde all’esigenza di quote di genere sia perché è già nella lista presentata dal Mef. Fiorini al posto di Di Foggia alla presidenza Eni e senza conflitto di interessi in Ita? Due piccioni con una fava. 

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20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 15:53)