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Redazione Economia

Il governo ha iniziato ad accettare le richieste di restituzione delle tasse doganali giudicate illegittime dalla Corte Suprema. I dubbi sui tempi e sulla distribuzione dei rimborsi: quanto arriverà ai consumatori?

L’amministrazione Trump ha avviato le procedure per il rimborso di 166 miliardi di dollari di dazi indebitamente pagati dagli importatori. Da lunedì 20 aprile, le imprese interessate possono inviare al governo americano la documentazione che attesti il versamento delle tariffe doganali «reciproche» imposte ad aprile del 2025 nel cosiddetto Liberation Day e annullate dalla Corte Suprema americana a febbraio del 2026.

Le imprese che hanno richiesto il rimborso

Oltre 3000 imprese, fra cui il gruppo italo-francese EssilorLuxottica, hanno fatto causa all’amministrazione Trump per ottenere la restituzione dei dazi. Alla somma pagata si dovrebbero aggiungere 650 milioni di dollari di interessi nel frattempo maturati, interessi che aumentano di 22 milioni al giorno, ha calcolato il Cato Institute. Non è tuttavia chiaro in che misura e, soprattutto, in quali tempi otterranno quanto richiesto dal momento che il presidente americano si è detto fermamente contrario alla restituzione delle tariffe, paventando il rischio di una «GRANDE DEPRESSIONE». 



















































Lo scetticismo delle imprese americane

La procedura rischia di rivelarsi complicata anche perché non sarà facile per i funzionari doganali distinguere fra i dazi indebitamente pagati e quelli che invece restano tuttora in vigore ed erano quindi dovuti. Fra le aziende, nota perciò il New York Times, serpeggia un certo scetticismo riguardo alla reale possibilità di ricevere il rimborso delle somme pagate per oltre 9 mesi. Oltre 330 mila importatori, stando ai dati dell’amministrazione, hanno pagato i dazi annullati dalla Corte Suprema, distribuiti su 53 voci diverse. 

Il boomerang sui consumatori americani

Ancor più difficile sarà ottenere un rimborso per i consumatori, su cui alla fine è ricaduto il grosso dei dazi. Secondo uno studio della Federal Reserve di New York, infatti, le imprese e, soprattutto, le famiglie statunitensi hanno pagato oltre il 90% dei dazi reciproci, segno che le aziende che esportano negli Usa sono riuscite a scaricarli quasi per intero sui prezzi. 

La mancata redistribuzione alle famiglie Usa

La procedura messa in piedi dall’amministrazione Trump non consente però ai consumatori di partecipare alla distribuzione dei rimborsi. Alcuni gruppi come FedEx e Costco hanno segnalato la disponibilità a ripartire quanto ottenuto fra i clienti; è probabile però che gran parte delle aziende terrà i rimborsi in cassa per aumentare gli utili o per prepararsi al prossimo conto doganale di Trump. 

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20 aprile 2026