BURANO (VENEZIA) – Esiste un momento nella storia del Novecento in cui l’artigianato ha smesso di essere “soltanto” un sapere manuale, per elevarsi a linguaggio dell’anima e della modernità. Quel momento, compreso tra gli anni Venti e Trenta, rivive oggi nelle sale del Museo del Merletto di Burano attraverso la mostra “Merletti d’autore”, un’esposizione che non si limita a celebrare una tecnica apprezzata in tutto il mondo, ma che sancisce definitivamente il ruolo di quest’arte nel firmamento delle grandi arti decorative.
APPROFONDIMENTI
Inserita nella cornice della quinta edizione della Biennale del Merletto che culminerà a giugno 2026 con un grande convegno internazionale ospitato a Palazzo Mocenigo, la mostra traccia una linea di continuità tra la tradizione secolare e la spinta innovatrice del secolo scorso.
Il focus
Al centro del percorso espositivo vi è l’assunto teorico che, a partire dal 1927, vide il merletto diventare un’opera d’arte autonoma, al pari del vetro di Murano o della ceramica. Storicamente e simbolicamente la nascita del merletto d’autore coincide con la III Biennale di Monza, occasione in cui Giulio Rosso presentò la sua celebre opera “Corteo in costume” per Jesurum. Fu l’inizio di una stagione irripetibile, fondata sulla collaborazione tra manifatture d’eccellenza e artisti e designer. Un fenomeno che non abbraccia esclusivamente l’ambito veneziano, ma si estende anche ad altri importanti centri produttivi italiani.
Disegni preparatori, cartoni e pubblicazioni d’epoca, con opere di artisti e progettisti quali Giulio Rosso, Fausto Melotti, Vittorio Zecchin, Giovanni Gariboldi e Tomaso Buzzi sono al centro di un’esposizione visitabile fino all’8 gennaio. A cura di Chiara Squarcina e Giorgio Levi, la mostra ripercorre l’ascesa del merletto d’autore ed è introdotta dal lavoro di Doretta Davanzo Poli, autorevole studiosa scomparsa nel 2020, che ha dedicato la vita a questa disciplina e alla quale la mostra è dedicata.
Una particolare attenzione è rivolta ad alcune riviste storiche di riferimento come “Domus”, “Fili” ed “Emporium”. Pubblicazioni che furono veri megafoni del gusto moderno, capaci di alimentare il dibattito sulle arti applicate e di portare il merletto italiano all’attenzione internazionale.
Europa
Un successo testimoniato in mostra dalla sezione dedicata alla rassegna dello Stedelijk Museum di Amsterdam del 1931, dove capolavori come “La festa del Redentore” di Tomaso Buzzi lasciarono il pubblico europeo letteralmente a bocca aperta. Le opere sono suddivise per aree di produzione, mettendo in luce alcune fra le più importanti manifatture italiane, come Venezia, Cantù e Bologna. La quinta edizione della Biennale del Merletto ospiterà in Laguna anche mostre e incontri dedicati proprio a quest’antica arte.
«Il Museo del Merletto e tutti quelli che fanno parte della rete Muve sono sempre più un presidio attivo nella tutela del saper fare: un patrimonio immateriale fatto di gesti, conoscenze e competenze tramandate nel tempo. Dietro ogni merletto esposto non vi è soltanto un disegno o un’idea, ma il lavoro paziente di mani esperte, la memoria di intere comunità», le parole di Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici, all’inaugurazione di ieri. «Le isole di Venezia, con la loro storia, la loro identità e le loro tradizioni, – ha osservato il sindaco Luigi Brugnaro – rappresentano un patrimonio unico al mondo. Burano e il suo merletto sono una delle espressioni più preziose e riconoscibili della nostra storia artigianale».