Negli ultimi anni l’Uzbekistan ha investito sulla cultura con continuità, rafforzando un sistema che incoraggia istituzioni, programmi educativi e interventi su larga scala. A guidarlo è l’ACDF (Uzbekistan Art and Culture Development Foundation), diretta da Gayane Umerova, che ha reso questo processo riconoscibile anche fuori dai confini nazionali. When Apricots Blossom, a Palazzo Citterio, per la Milano Design Week 2026, si propone di reinterpretare e rigenerare il linguaggio materiale e l’eredità ambientale della regione del Mar d’Aral e del Karakalpakstan, repubblica autonoma situata nella parte nord-occidentale con nuove committenze di design contemporaneo e una proposta di eventi dal vivo.

architectural structures in a garden settingpinterestPaolo Mottadelli

Palazzo Citterio, Uzbekistan

Diffusa tra gli spazi dell’Ipogeo Stirling e del cortile storico, dove un padiglione temporaneo ridisegna il giardino, la mostra s’ispira, lo dice il titolo, a una poesia del 1937 di Hamid Olimjon, tra le voci centrali della letteratura uzbeka del Novecento dedicata a un albicocco che fiorisce ogni primavera, anche quando il vento disperde il profumo dei fiori. L’immagine, carica di speranza, rimanda a un elemento concreto: in Uzbekistan l’albicocca scandisce la vita quotidiana. Il suo albero, da cui nasce uno dei prodotti di esportazione più rilevanti, sfoggia una notevole capacità di resistenza anche nella regione del Mar d’Aral, decisamente ostile per l’agricoltura.

sculpture made of intertwined sticks in a concrete environmentpinterest

Paolo Mottadelli

Del resto il clima, con inverni secchi ed estati molto calde, concentra gli zuccheri e rende il frutto adatto all’essiccazione. Nei bazar le quraga, aperte e lasciate al sole, si accumulano accanto a noci e mandorle e trovano posto nei piatti di riso, nei ripieni e nelle salse leggere. Si affiancano anche al pane, che qui infatti diventa una chiave di lettura. Il non, il pane tradizionale, cuoce nel tandyr, un forno d’argilla in cui l’impasto aderisce alle pareti interne.

a palazzo citterio il design uzbeko racconta la fioritura degli albicocchipinterest

Paolo Mottadelli

Si spezza con le mani e la sua forma viene regolata dal chekich, un utensile con manico e testa circolare punteggiata di piccoli chiodi, premuto al centro dell’impasto prima della cottura. Il gesto evita che si gonfi e si stacchi nel calore del forno e allo stesso tempo imprime una decorazione. Con il tempo la funzione si è fatta segno, rosette, stelle, geometrie radiali. Ogni panettiere utilizza il proprio, rendendo il motivo riconoscibile come una firma.

wooden circular art piece resembling a leaf resting on metallic pipespinterest

Paolo Mottadelli

Si definisce così l’impostazione curatoriale di Kulapat Yantrasast (Bangkok, 1969), architetto formato all’Università di Tokyo e fondatore di WHY Architecture, consolidata attraverso l’esperienza diretta nel paese e il confronto con artigiani e realtà locali. Il percorso si articola attorno a tre ambiti – pane, tessili, abitare – che tracciano la vita nel Karakalpakstan.

modern interior space with a dramatic lighting displaypinterest

A partire dagli anni Sessanta, la deviazione dei fiumi per l’irrigazione ha ridotto uno dei più grandi laghi del mondo in una distesa arida, in quello che le Nazioni Unite hanno dichiarato tra i peggiori disastri ecologici della storia. Sulla facciata, un’installazione di Bethan Laura Wood (Londra, 1983), realizzata insieme a maestranze uzbeke e karakalpake, introduce materiali e cromie legati alla cultura locale.

Nel cortile d’ingresso, i visitatori sono accolti da un frutteto di albicocchi, disegnato dal flower artist uzbeko Ruben Saakyan mentre all’interno, dodici designer affrontano il pane non come simbolo ma come linguaggio. Fernando Laposse (Parigi, 1988), noto per il lavoro su materiali agricoli e fibre naturali, crea oggetti che mantengono un legame diretto con la pratica; Nifemi Marcus-Bello (Lagos, 1988) riduce la forma all’essenziale, lasciando emergere il rito del punteggiare; Marcin Rusak (Varsavia, 1987) indaga la trasformazione della materia organica nel tempo. Il duo londinese Glithero si avvicina alla logica del segno inciso dal chekich; Raw Edges – Yael Mer (Tel Aviv, 1982) e Shay Alkalay (Tel Aviv, 1978)- esplorano il rapporto tra superficie e sostanza; Sanne Visser (Olanda, 1989) maneggia una dimensione più fluida. Accanto a loro Bobir Klichev (Tashkent), Konstantin Lazarev, Ruben Saakyan, Didi Ng Wing Yin (Hong Kong), Sevara Haydarova-Donazzan, presenze diverse che convergono su uno stesso ambito di ricerca.

hanging decorative art piece made of woven materialspinterest

Paolo Mottadelli

L’allestimento ideato da WHY Architecture accompagna il racconto con strutture leggere, andamento irregolare e superfici filtranti che richiamano i margini dell’acqua. Accanto alle opere, una sezione è destinata ai prototipi dell’Aral School, programma internazionale con architetti, designer e ricercatori mentre il film Where the Water Ends di Marina Otero Verzier e Manuel Correa segue le comunità locali, registrandone attese e vissuti. Nel giardino, il sontuoso padiglione è ispirato alla yurta, abitazione basata su un intreccio di listelli di legno flessibile disposti a griglia incrociata, simile a una maglia espandibile. Un sistema costruttivo essenziale, in grado di essere montato e smontato facilmente.

art installation featuring woven textile and wooden artifactspinterest

Paolo Mottadelli

Il Mar d’Aral resta sullo sfondo, come origine di un mutamento irreversibile. Il cuore si sposta su ciò che continua a funzionare, pratiche, saperi, modalità di fare. Qui si misura il progetto, nella capacità di partire da elementi minimi e constatarne, con gioia, ancora l’efficacia.

When Apricots Blossom
Palazzo Citterio
via Brera 12

www.acdf.uz

Headshot of Valentina Casacchia

Valentina Casacchia è storica dell’arte e responsabile dei progetti culturali di Fornasetti a Milano. Co-fondatrice di The Knack Studio ha gestito collezioni d’arte pubbliche e private a Parigi e New York,  tra cui il Solomon R, Guggenheim Museum, Jersey City Museum, Callimanopulos  Collection e Mutualart.  Occasionalmente lavora come curatrice indipendente di artisti emergenti e non.