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Martedì mattina, tre navi – due cargo e una petroliera – sembrano aver attraversato lo Stretto di Hormuz, mentre i blocchi navali americani e iraniani restano in vigore. La Shoja 2, una nave mercantile battente bandiera iraniana, ha attraversato lo stretto e si è diretta verso il Golfo dell’Oman, poi ha smesso di segnalare la propria posizione. Il percorso della nave è monitorato dopo che la Marina Usa ha sequestrato domenica un’altra nave mercantile iraniana, la prima volta da quando Washington ha imposto il blocco. Le altre due navi non hanno collegamenti evidenti con l’Iran. La Lian Star, una nave mercantile battente bandiera del Gambia, ha attraversato lo stretto e si sta dirigendo a sud verso il Golfo dell’Oman. La Ean Spir, una petroliera di medio raggio senza proprietario identificato, ha iniziato la navigazione verso nord-est dalle acque vicino a Ras Al-Khaimah negli Emirati Arabi Uniti, e ora si trova a sud dell’isola di Larak, indicando Shinas in Oman come destinazione. In più una petroliera iraniana è rientrata in Iran attraverso lo Stretto di Hormuz, nonostante il blocco imposto dagli Stati Uniti, e dovrebbe raggiungere l’isola di Kharg domani. Lo riporta l’agenzia Tasnim, l’agenzia affiliata ai Pasdaran. La petroliera era partita dall’Iran alla volta dell’arcipelago di Riau, in Indonesia, alla fine di marzo, dove ha scaricato due milioni di barili di petrolio greggio. Solo 12 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo afferma Marine Traffic sottolineando quanto sia ancora limitato il transito per lo stretto. Quattro delle 12 imbarcazioni battevano bandiera iraniana e la maggior parte di queste ha utilizzato la rotta approvata dall’Iran al largo di Bandar Abbas. Secondo i dati di Marine Traffic, ci sono ancora 12 imbarcazioni ancorate o in navigazione nella zona.

APPROFONDIMENTI


Il primo sequestro di una nave iraniana

La nave portacontainer battente bandiera iraniana Touska, abbordata e sequestrata dalle forze statunitensi domenica, probabilmente trasportava a bordo materiale che Washington considera a duplice uso e che potrebbero essere utilizzati dai militari.  Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che l’equipaggio di Touska non ha rispettato ripetuti avvertimenti nell’arco di sei ore. E ha elencato metalli, tubi e componenti elettronici tra i beni che potrebbero avere un uso sia militare che industriale e che potrebbero essere catturati.

Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato martedì il sequestro, condannando l’incidente come «illegale e una violazione» del diritto internazionale, secondo quanto riportato dai media iraniani.

L’Iran ha chiesto l’immediato rilascio della nave, dei suoi marinai e delle loro famiglie, aggiungendo che l’incidente ha violato il cessate il fuoco concordato questo mese e avvertendo che Washington sarebbe stata responsabile di qualsiasi ulteriore escalation. Secondo quanto riportato lunedì dai media statali, l’esercito iraniano ha affermato che la nave proveniva dalla Cina e ha accusato gli Stati Uniti di «pirateria armata».La truffa 

Intanto messaggi fraudolenti che promettono il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in cambio di criptovaluta sono stati inviati ad alcune compagnie di navigazione le cui navi sono bloccate a ovest del canale. Lo ha detto la società greca di gestione del rischio marittimo Marisks. Gli Stati Uniti hanno mantenuto il blocco dei porti iraniani, mentre l’Iran ha prima revocato e poi reintrodotto il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente.

Nel mezzo dei colloqui per il cessate il fuoco, Teheran, che controlla il punto strategico, ha proposto l’imposizione di pedaggi alle navi per consentirne il transito in sicurezza . Lunedì MARISKS ha diramato un avviso per mettere in guardia gli armatori dal fatto che soggetti sconosciuti, che affermavano di rappresentare le autorità iraniane, avevano inviato ad alcune compagnie di navigazione un messaggio in cui si richiedevano pagamenti di transito in criptovalute, Bitcoin o Tether, per lo «sdoganamento». «Questi messaggi specifici sono una truffa», ha detto l’azienda, aggiungendo che il messaggio non è stato inviato dalle autorità iraniane.