di
Aldo Grasso

«Kong…», il programma del conduttore-scrittore, mostra diverse lacune

Non è facile parlare di Fabio Volo, è pur sempre un tipo simpatico che vende migliaia di libri. Il suo nuovo programma «Kong – Con la testa tra le nuvole» su Rai 3 sembra voler portare in video ciò che nei suoi libri è diventato un marchio di fabbrica: una filosofia tascabile, pronta all’uso, che ambisce all’universale ma rifugge sistematicamente la complessità. Il problema è che la tv, più ancora della pagina, non perdona la leggerezza quando si traveste da profondità.

L’ambientazione sulla Torre del Parco è il primo indizio di questa ambizione irrisolta. L’idea di salire a 110 metri per «guardare le cose dall’alto» è una metafora tanto esplicita da risultare scolastica.



















































Quando Volo si trova davanti interlocutori come Umberto Galimberti o Beppe Fiorello, il confronto si appiattisce su un terreno emotivo e condivisibile, ma raramente incisivo. Il rischio costante del conduttore è quello di trasformare l’intervistato in una versione di sé stesso. Le domande vertono spesso su temi universali e astratti (la felicità, l’amore, la paura, il lavoro) trattati però con un approccio che evita il rigore intellettuale a favore del sentire comune.

A questo si aggiunge l’estetica dell’autenticità, che è poi la più televisiva delle finzioni. Le pause, le inquadrature imperfette, il tono confidenziale: tutto concorre a costruire un’idea di spontaneità che appare, per paradosso, molto costruita (come spiegava Brenda Lodigiani). La semplicità, quando è programmata, diventa stile e lo stile, qui, finisce per sostituire la sostanza.

Infine, c’è una questione di tempi televisivi. «
Kong» sembra arrivare da un’altra epoca, quando il racconto intimista e un po’ autoindulgente poteva apparire come una novità rassicurante. Oggi, in un panorama diviso tra velocità e approfondimento, questa terra di mezzo rischia di apparire evanescente. Il programma non disturba, non divide, non sorprende: accompagna. «Kong» è, in fondo, un prodotto coerente con il «volismo»: accessibile, levigato, emotivamente inclusivo. Ma proprio per questo lascia una sensazione di incompiutezza, come una frase motivazionale ben scritta che si dimentica pochi minuti dopo averla letta.

22 aprile 2026 ( modifica il 22 aprile 2026 | 12:28)