Lo schema era stato illustrato in autunno. Una volta riportato il deficit entro il 3% e chiusa la procedura europea per disavanzo eccessivo, l’Italia avrebbe potuto richiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia sulle spese in difesa.

A questo punto, in tre anni, entro il 2028, avrebbe potuto mettere in campo risorse aggiuntive pari allo 0,5% del pil, circa 12 miliardi, in sicurezza e per rafforzare la propria capacità militare.

La partita dello scostamento

Il mancato traguardo per appena un decimale — il calo del deficit si è fermato al 3,1% — pone ora il nodo di come conciliare gli impegni con i partner internazionali sulla difesa con le necessità, dettate dal conflitto in Iran, di dover presumibilmente mettere mano al portafoglio per sostenere imprese e famiglie alle prese con il caro carburanti e con le conseguenze economiche del conflitto.

La deroga sulle spese per la difesa, ha spiegato ieri il ministero dell’Economia e delle Finanze, «meriterà urgentemente di essere approfondita a brevissimo con decisioni di natura politica». Ma allo stesso tempo, ha aggiunto il Mef, «merita altrettanta attenzione la situazione eccezionale dello shock di tipo energetico che la guerra in Medio Oriente sta generando a livello globale, europeo e italiano».

Anzi, la priorità è dettata proprio dalla durata del conflitto e dalle conseguenze sul tessuto produttivo nazionale. Finora Via XX Settembre aveva escluso di richiedere l’attivazione della clausola sulla difesa con la procedura per disavanzo aperta, perché di fatto, per alcuni tecnicismi, uscirne sarebbe stato impossibile, facendo perdurare quello che il Mef ha definito «uno stigma».

Dallo scorso 28 febbraio, con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, il nodo del 3% è passato in secondo piano. L’ipotesi di poter richiedere la deroga è sul tavolo. Non necessariamente la sua attivazione. La decisione sarà politica. Nel caso, dovrebbe entrare nella risoluzione con cui le Camere daranno il loro assenso ai contenuti del Documento di finanza pubblica.

LA DISCUSSIONE

Per il Mef la discussione, anche a livello europeo, dovrà andare di pari passo con la flessibilità sui sostegni. Finora Bruxelles ha risposto picche alle richieste di sospendere il Patto di Stabilità e Crescita. La clausola generale di salvaguardia che permette di congelare le regole di bilancio è infatti attivabile soltanto in caso di grave recessione. Roma vorrebbe scongiurare un tale scenario e agire prima. Con altri Paesi il governo ha perorato in sede europea la proposta di un contributo temporaneo e straordinario sulle compagnie energetiche. Ancora una volta la Commissione ha mostrato freddezza.

In questo quadro Via XX Settembre, rispondendo ai giornalisti, non ha escluso di potersi muovere in solitaria. Il che vorrebbe dire, come sollecitato da forze della maggioranza, richiedere al Parlamento uno scostamento di bilancio, quindi maggiore deficit in un contesto però nel quale le uscite devono inserirsi all’interno della traiettoria della spesa primaria. Il nuovo parametro delle regole Ue. Tutto è rimesso alle scelte del Parlamento.


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