di
Alessandro Fulloni, inviato a Campobasso

Chat, mail, telefonate e social: l’esame delle chiamate partirà da un mese prima dei fatti 2026

Il cellulare di Alice Di Vita è nelle mani della Mobile dallo scorso 13 aprile. «Ma lo abbiamo solo acquisito, e non sequestrato» puntualizzano per ribadire che la 19enne non è indagata, restando parte offesa. Impossibile stabilire se gli esperti della Scientifica vi abbiano già dato una sommaria occhiata, cercando chat, ricerche sul web, video e foto di quei drammatici giorni sotto Natale, in vista dell’«accertamento irripetibile» previsto martedì.

L’appuntamento

Ma è certo che l’appuntamento, finalizzato a ottenere la copia forense dell’iPhone 12, costituisce uno snodo importante in quest’indagine, sinora contro ignoti, che la Procura di Larino conduce per doppio omicidio premeditato. Parliamo delle morti per un presunto avvelenamento dovuto alla ricina — letale sostanza estratta dai semi del ricino — della mamma e della sorella di Alice, Antonella Di Ielsi, 50 anni e Sara, 15.



















































In Questura, il cellulare della giovane sarà esaminato davanti agli avvocati dei cinque medici dell’ospedale di Campobasso indagati per omicidio colposo avendo sottovalutato — era l’iniziale convinzione degli inquirenti — i malori di madre e figlia segnalati al Pronto soccorso. Un’ipotesi di reato che sta sciogliendosi, vista la direzione presa dall’inchiesta.

Caccia ai contatti

A dirlo sono proprio le parole che stanno nel decreto di convocazione, emesso dalla procuratrice Elvira Antonelli, delle parti, tra cui quelle offese, dunque Alice e suo papà Gianni, assistiti dall’avvocato Vittorio Facciolla. Tra cinque giorni sarà scandagliato quanto custodito nel cellulare della liceale tra cui spostamenti e alcune «note» sui pasti consumati dalla famiglia tra il 22 dicembre e Natale. Gli investigatori recupereranno chat «inerenti ai contatti» della ragazza con papà, mamma e sorella, un controllo «finalizzato ad accertare i rapporti intercorrenti tra essi» e «le ultime comunicazioni con le vittime»: ma questo anche «al fine di riscontrare le responsabilità dei sanitari».

Però c’è altro, molto altro. Il clima di quei giorni sarà ricostruito anche grazie a «chat e mail» scambiate, pure sui social, con altre 11 persone «che a vario titolo intrattenevano rapporti con Alice». 

L’interrogatorio

Familiari dei Di Vita — tra cui il papà, il fratello e la cognata di Antonella — e alcune amiche del cuore della giovane oltre al genitore di una di queste, infermiere all’ospedale.

Un elenco in cui compare anche Laura, la cugina di Gianni ospitato, con la figlia, proprio da lei, in una casa a Pietracatella di fronte a quella sotto sequestro dei Di Vita. Presto la donna dovrebbe essere chiamata per un terzo interrogatorio. A La Vita in diretta, l’avvocato Facciolla ribadisce «che Gianni non è preoccupato dall’evoluzione dell’indagine». Quanto a Laura, «lui esclude categoricamente il coinvolgimento di lei» nel duplice delitto.

Ma perché è stato sequestrato solo il cellulare della 19enne? Se la procuratrice Antonelli si limita a dire di «esigenze tecniche», Facciolla ipotizza che «gli inquirenti vogliano fare le attività di indagine un po’ alla volta. Forse ora si stanno concentrando su un aspetto, poi lo faranno su altro». 

La memoria

Circa i dati che andranno a comporre la copia forense del telefonino, si risalirà all’indietro sino al 1 dicembre, dunque un mese prima dei decessi. «Ma è un tempo troppo breve, bisognerebbe scavare da ancora prima» puntualizza Pietro Terminello, legale di uno dei medici pronto a inoltrare un’istanza dopo aver inoltrato una memoria difensiva in Procura in cui si adombra l’ipotesi di un avvelenamento in due tappe. Dubbioso, osserva: «Dimesse la sera del 26, si sono aggravate all’indomani. Forse hanno ingerito ricina anche a Santo Stefano».

L’indagine procede a 360 gradi e non è un modo di dire: c’è da chiarire perché da un computer dell’Istituto agrario del Fortore, dietro Pietracatella, qualcuno abbia fatto ricerche sulla ricina. In quella stessa scuola, peraltro, è anche coltivata la pianta del ricino.

Poi si scava, soprattutto, sul passato sentimentale dell’ex sindaco Pd, ed ex tesoriere regionale di Pietracatella, Gianni. Considerato da tutti in paese un uomo charmant, che piace alle donne. E chissà se dietro quel veleno indirizzato a casa sua attorno al 23 dicembre, quando i Di Vita cenarono assieme senza Alice, fuori per una pizza, non ci sia proprio una mano femminile.

23 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 02:56)