L’esperienza di Liam James Rosenior al Chelsea è durata dal 6 gennaio al 22 aprile ed è stata terribile. Non c’è niente da salvare, solo troppe sconfitte e una serie di momenti cringe. Rosenior è arrivato a Londra con la fama di allenatore intelligente e tatticamente preparato, lascia come un incrocio tra Ted Lasso e Michael Scott (o David Brent, visto che siamo in Inghilterra).

Certo, anche nel mestiere di allenatore il confine tra essere un coglione e essere un genio è molto sottile. Rosenior, ad esempio, non ha avuto comportamenti molto diversi da quelli di Arteta, che da sette anni allena l’Arsenal e che ha avuto tempo e modo di plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza e guadagnare una giusta stima per il suo lavoro. Rosenior però è capitato al Chelsea, in questo Chelsea, e forse doveva capire il posto in cui era finito, una specie di esperimento accelerazionista che vuole capire quanto in là si può spingere il capitalismo calcistico. Ha mostrato una disastrosa mancanza di autorità e leadership per allenare un gruppo così disfunzionale, trasformando rapidamente il suo entusiasmo in ingenuità.

Questi sono alcuni dei suoi momenti più surreali da allenatore del Chelsea.

L’ULTIMA VITTORIA DI ROSENIOR
Rosenior ha allenato il Chelsea per 23 partite, con 11 vittorie, 10 sconfitte e 2 pareggi. Non era partito male: nelle prime 9 partite allenate aveva vinto sette volte e perso due, sempre contro l’Arsenal. Dopo la sconfitta per 5-2 contro il PSG in Champions, però, è crollato tutto: il Chelsea ha perso 7 partite su 8, senza mai segnare nelle ultime 6 sconfitte. 0 gol fatti e 14 subiti in sei partite, uno score che per una squadra che negli ultimi anni ha speso quanto il PIL di qualche piccola Nazione centroafricana è inaccettabile. Ironicamente l’unica vittoria in questo filotto è stato un 7-0 contro il Port Vale nei quarti di FA Cup.

L’ultima vittoria di Rosenior con il Chelsea, quindi, rimarrà un roboante 7-0, anche questa – secondo me – è una piccola indicazione di quanto sia difficile prendere sul serio il suo passaggio sulla panchina del Chelsea.

LINKEDIN LIAM
«I miei giocatori hanno deciso che volevano stare vicino al pallone, per rispettare il pallone». Con queste parole Rosenior ha spiegato perché prima della partita contro il Newcastle i suoi giocatori si sono stretti in un abbraccio con dentro l’arbitro Paul Tierney (anche se, in realtà, non spiega la necessità di infilarci l’arbitro).

Che vuol dire rispettare il pallone? Niente. Cosa trasmetti a un gruppo di ventenni annoiati con queste parole? Niente.

Sono queste piccole assurdità linguistiche che hanno iniziato a incrinare la reputazione di Rosenior e fargli prendere il soprannome di LinkedIn Liam. La sua comunicazione a metà tra quella di un guru aziendale e di un influencer del mindset è sembrata fin da subito inadatta al contesto in cui si è trovato a lavorare. Nella prima intervista da allenatore del Chelsea, ha definito le possibilità del club come «senza limiti, e io non metterò certo dei limiti a una cosa senza limiti». Una frase che in inglese suona quasi come uno stupido scioglilingua: «I won’t limit limitlessness» e che gli è valsa le prime prese in giro.

Alcune delle sue frasi più surreali.

Nel momento peggiore per Rosenior è sbucata fuori un’intervista rilasciata ai tempi dello Strasburgo. Con uno stile da wannabe manager di una Big4 dice frasi assurde tipo «Sono un manager o un allenatore? Sono entrambi. Allenare significa educare e voler migliorare i giocatori a livello tecnico e tattico. Essere un manager è assicurarsi che c’è una cultura forte, che i calciatori abbiano regole e tu li guidi nella giusta maniera. In inglese, “manage”, se dividi la parola in due, diventa “man” e “age”, quindi “ageing-man” (che si può tradurre tipo “facendo crescere gli uomini”, nda)». Dovete vedere il video per capire bene quanto suoni tutto molto ridicolo.

LA NOTA CONTRO IL PSG
Come detto, però, fino al doppio confronto con il PSG agli ottavi di Champions il Chelsea di Rosenior non era andato male. Se l’eliminazione contro i parigini non può essere considerata sorprendente, e forse neanche il risultato largo, Rosenior si è fatto notare, e in negativo, per un singolo momento. Al minuto 83 della sfida di ritorno, con la sua squadra sotto 8 a 2 nel punteggio cumulativo, l’allenatore del Chelsea si mette a scrivere qualcosa su un foglietto strappato da una agenda. Usa le ginocchia come tavolo ed è presissimo nella sua compilazione. Subito dopo si avvicina a Garnacho e glielo porge, spiegandogli poi serissimo che indicazioni deve dare ai compagni. A vederlo da fuori sembra quasi che, con un’illuminazione improvvisa, Rosenior abbia capito come recuperare 6 gol al PSG in 7 minuti.

Che tipo di mossa è quella di Rosenior? È un poser che sta fingendo di essere un allenatore di principi oltre il risultato oppure crede davvero di esserlo? Davvero non capisce quanto si sta rendendo ridicolo? C’è un confine tra l’allenare a prescindere dalla sconfitta e fare quella cosa lì. È un confine che Rosenior non sembra aver capito. La reazione di Garnacho, che pure con il tempo è finito ai margini, è abbastanza indicativa del momento, la perplessità con cui riceve le istruzioni, la lentezza da condannato al patibolo con cui si muove per condividerle coi suoi compagni. Dopo la partita Fabio Capello commentando queste immagini ha definito Rosenior «Fuori di testa».

THE SUPPLY TEACHER
La BBC ha rivelato che c’era almeno un calciatore nello spogliatoio del Chelsea che chiamava Rosenior il supplente. Una fonte interna alla squadra ha raccontato al Guardian come l’allenatore cercasse di comportarsi da amico con i calciatori, ma che veniva percepito come “poco naturale” e che facesse troppe riunioni individuali che li mettevano a disagio. Altre fonti ancora hanno raccontato come alcuni calciatori lo prendevano in giro per la scelta di non indossare gli occhiali durante gli allenamenti. Secondo loro lo faceva “per sembrare più duro”. E il paradosso è che se cercate Rosenior su Wikipedia viene descritto così da calciatore: “Giocatore dai piedi non proprio educati, si distingueva per la sua foga e il carattere in campo, dove eccelleva nonostante gli evidenti limiti tecnici”.

Che il rapporto con i calciatori non rispettasse i canoni di uno spogliatoio, quelli diciamo di comandante e comandati, si è visto anche in pubblico. Cucurella, in un’intervista a The Athletic concessa durante la pausa per le Nazionali, non si era fatto troppi problemi a buttarlo giù dalla torre: «Con Maresca alla guida eravamo più stabili […] Serve un processo affinchè ogni giocatore capisca cosa dobbiamo fare. Negli ultimi mesi con Maresca giocavamo quasi a memoria. Se cambiavamo sistema, sapevamo cosa fare». E ancora: «Nel momento in cui Enzo Maresca se n’è andato, ha avuto un grande impatto su di noi. Sono decisioni che prende il club. Se lo chiedi a me, non avrei fatto questa scelta». Riuscite a immaginare queste parole dette da un calciatore in caso di subentro di un allenatore rispettato?

Rosenior e il Chelsea avevano fatto finta di niente, ma poi quando pochi giorni dopo Enzo Fernandez aveva parlato alla stampa di un suo possibile trasferimento al Real Madrid in estate, l’allenatore lo aveva sospeso due partite: «Ho parlato con Enzo e abbiamo deciso che non sarà a disposizione per la partita di domani e con il Manchester City» aveva poi ammesso in conferenza stampa, «è spiacevole dover parlare in questo modo, ma è stata oltrepassata una linea nella cultura del club e abbiamo dovuto sanzionare Enzo». 

Altre fonti interne al club, che in questi quattro mesi sono state tante, e non è mai un buon segno, hanno raccontato come ai calciatori non fosse piaciuto questo doppio standard di Rosenior. Enzo Fernandez, tra l’altro, ha indossato spesso la fascia da capitano in assenza di Reece James, anche con Rosenior, ed è considerato il riferimento per il gruppo di lingua spagnola del Chelsea.

L’ultimo episodio di questa sottile forma di insubordinazione perenne è arrivato pochi giorni fa: prima della partita contro il Brighton, il barbiere di Cucurella (capite l’assurdità) ha scritto su X: “Palmer e João Pedro saranno assenti per infortunio stasera. Ecco la vostra esclusiva”, un’informazione che il club aveva scelto di tenere riservata e che, probabilmente, ha avuto un’influenza sulle scelte del Brighton.

CRINGE ROSENIOR
Quello dell’allenatore è anche un lavoro di prossemica. Sei quasi sempre davanti a una telecamera, interagisci con spazi pieni di persone e simboli, devi mostrarti come il capobranco. Per farlo bene devi essere anche un po’ un attore, saper usare il corpo, mostrarti sicuro e confidente. Da questo punto di vista Rosenior è stato un disastro.

Con gli occhiali da nerd e la faccia da persona perbene, non era molto credibile. Qui ad esempio prova a imbruttire Arteta, colpevole di aver invaso la sua metà campo durante il riscaldamento. Sembra più impaurito e impacciato che non arrabbiato con il suo rivale.

Qui invece cerca di avere uno scambio fisico amichevole con Enzo Fernandez mentre esce dal campo, ma l’argentino lo ignora (il fatto che abbia avuto problemi con la parte spagnola dello spogliatoio, per alcuni potrebbe essere anche dovuto a un problema di razzismo, o almeno di credibilità che ha un allenatore afrodiscendente con giocatori cresciuti in contesti razzisti).

Poi c’è questo stop sbagliato su un pallone che gli ricadeva preciso sul piede. Anche qui, non è tanto, o almeno non solo l’errore tecnico, era sotto il diluvio con delle scarpe inadatte al compito, quanto proprio la goffaggine del gesto, la totale mancanza di quella che oggi su internet viene definita aura.

Da questo punto di vista è piuttosto significativa l’ultima immagine di Rosenior da allenatore del Chelsea. Dopo la terribile sconfitta per 3-0 col Brighton, in cui il suo Chelsea è sembrato veramente una squadra allo sbando, Rosenior è andato dai tifosi per scusarsi. È un gesto che gli fa onore, che difficilmente vediamo fare agli allenatori, ma che – ancora – fatto da lui sembra avvolgersi in una patina di ridicolo. Rosenior coi piedi a papera, le mani in tasca, l’abbigliamento da papà al parco, si batte la mano aperta sul cuore e quasi sussurra «sorry» guardando un punto nel vuoto.

Dopo questa sconfitta, Rosenior è stato molto onesto in conferenza stampa. Si è preso le sue responsabilità e ha messo i calciatori davanti alle loro, in maniera brutale: «La prestazione è stata inaccettabile. Stai giocando per il Chelsea, io alleno il Chelsea e se non sei in grado di reggere questo livello, non dovresti essere qui». Forse aveva già capito di aver finito il suo tempo a Londra, oppure è stato solo un estremo tentativo di difendere il suo lavoro. Un tentativo fallito.

Rosenior al Chelsea si è bruciato una carriera ad alti livelli, ma il calcio, se non dimentica, sa darti le occasioni per riprovare, ripartire da un passo indietro per dimostrare quello che sai fare, se lo sai fare. Giudicarlo solo per il passaggio al Chelsea sarebbe ingeneroso, in un posto dove fallirebbe anche un santo. Come ha detto un’altra fonte interna alla squadra: «Dovevano esonerare Rosenior, ma è difficile capire come questa squadra possa crescere davvero con una gestione del genere».