Specialista delle partite infinite, il britannico non ha mai incrociato Jannik in un torneo. Mamma maratoneta, lui la imita con la racchetta: non molla mai e i suoi match non finiscono mai…


Lorenzo Topello

Collaboratore

27 aprile – 16:48 – MILANO

A un certo punto Jannik Sinner butta lì un invito allo smash: “Come on, Cameron”. E Cameron (Norrie) ascolta curioso dall’altra parte della rete. L’azzurro ha intuito di poter piazzare più benzina del previsto nel serbatoio e gli propone: “Andiamo avanti ad allenarci, su. Cancella quello che devi fare”. Il britannico ci pensa su e non se la sente di dire di no. Confesserà qualche giorno dopo: “Avevamo prenotato il Centrale di Indian Wells per due ore, ma quell’allenamento ci ha divertito così tanto che siamo andati avanti fino alle tre ore e venti. Aveva degli impegni pure lui: un foto shooting, credo…”. Ma per Sinner prima viene il tennis: i due scambiano che è un piacere, l’azzurro prende appunti e nel giro di una settimana vince per la prima volta il 1000 di Indian Wells. Magari glielo ricorderà con un sorriso a rete, in quel di Madrid. Perché i due, pur essendo assidui frequentatori del circuito, sono giunti solo ora al primo incontro ufficiale. 

di corsa—  

In Spagna Norrie e Sinner si contendono un posto ai quarti di finale. Il britannico (nato a Johannesburg in Sudafrica, cresciuto in Nuova Zelanda, svezzato a suon di Challenger negli Stati Uniti: lo chiamano il cosmopolita e un po’ di ragione ce l’hanno) ci è arrivato dopo una sudata di tre ore con Machac (due tie break) e l’equilibratissima sfida con Machac (due parziali, un tie break). Se c’è da allungare il discorso, a lui va benissimo: la mamma (gallese) ha un record sulla maratona di poco più di tre ore, lui ne ha sperimentate diverse in salsa tennistica. Tipo quella allo Us Open 2020: più di quattro ore, cinque set, due match point salvati contro Schwartzman. Correre mica gli dispiace, anzi: ha preso pratica fin da piccolo con la madre, in Nuova Zelanda. 

quel titolo a rio—  

A Norrie e Sinner vantano un paio di cose in comune. La prima: hanno vinto entrambi Indian Wells. A Cameron è capitato nell’insolita edizione dell’autunno 2021: cavalcata indimenticabile fino al trionfo da 1000 punti, poi una ricca festa a base di… un drink: “Non c’è molto altro la domenica sera a Indian Wells, credetemi” spiegava col sorriso dopo la storica vittoria. Il secondo lato in comune? Entrambi hanno vinto una finale contro Alcaraz. Jannik più di una ed è noto, ma il britannico? Ci è riuscito anche lui su terra rossa, a Rio de Janeiro nel 2023: un successo in tre set da 500 punti e un’iniezione supplementare di autostima. Storia curiosa, quella del titolo in Brasile: Norrie aveva giocato con la Gran Bretagna i match di qualificazione alla Coppa Davis in Colombia, così a febbraio ha scelto di rimanere da quelle parti iscrivendosi a Buenos Aires e Rio. Sliding doors mica da ridere. 

cinque titoli—  

Proprio in Brasile Cameron ha chiuso un biennio da urlo, costellato da cinque titoli (fra cui il Masters 1000 californiano dove ha collezionato sempre ottimi risultati) e una semifinale a Wimbledon del 2022, persa contro Djokovic ma utilissima per la best performance nel ranking: il numero 8. Anche se Norrie, dal post-Covid in poi, non ha mai avuto paura dell’altitudine: “Adesso voglio andare a prendermi il primo posto”. L’impresa non gli è riuscita, ma chi lo vedeva come una meteora si è dovuto ricredere. A proposito, con Alcaraz ha vinto anche nell’ultimo Masters 1000 di Parigi. 

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prima volta—  

Il maratoneta ha vinto il titolo più importante della carriera sul cemento californiano, ma la terra battuta ha iniziato a frequentarla molto presto, quando il suo team lo ha portato in Argentina per approfondirne il rapporto. Sul rosso, oltre a Rio, ha portato a casa anche il torneo di Lione nel 2022. Ora arriva finalmente il duello con Sinner che Norrie ha descritto così in conferenza: “Mi sembra pazzesco che non ci siamo mai confrontati nonostante viviamo da anni il circuito. Lui è forse il tennista più in forma di tutti, ma proverò a dare battaglia. Non vedo l’ora, anche se ogni volta che ci alleniamo insieme mi distrugge…”.