Bologna, 27 aprile 2026 – Dove c’era un fatto di cronaca nera, si poteva stare tranquilli, c’era anche lui. Fosse in uno dei vicoli del centro di Bologna, come quella calda sera di giugno del 1983 in cui fu ritrovato il corpo di Francesca Alinovi, professoressa del Dams, o nel rigore degli Appennini, come accadde nel gennaio 1984 con la strage del Rapido 904.
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Firma storica del Carlino
Perché quella di Gianni Leoni – storica firma del Carlino, morto oggi, lunedì 27 aprile, all’età di 87 anni – per la cronaca nera era una passione che non conosceva confini geografici, limiti di tempo, ostacoli davanti a cui fermarsi. Più che una passione, forse, quasi una ragione di vita, perché come aveva spiegato lui meno di un anno fa agli studenti del master di giornalismo dell’Università di Bologna, quello che a lui piaceva fare era “la cronaca sul posto”. Andare, vedere e raccontare: ciò che è sempre stato, e che resta tuttora, l’anima del giornalismo.

Gianni Leoni, storica firma de ‘il Resto del Carlino’ è morto a 87 anni
Rigore, chiarezza, fiuto per la notizia
E Gianni Leoni ha segnato la storia di questa professione, onorandola con le ‘armi’ che un cronista ha a disposizione ogni volta che, sul posto, deve documentare cosa è successo: rigore, chiarezza, facilità di scrittura (che porta con sé la facilità di lettura), fiuto per la notizia. E soprattutto una grande umanità, che è il lascito forse più bello e importante che ha donato a generazioni di colleghi che, nello stanzone di via Mattei del Carlino, con lui hanno imparato il mestiere del cronista e, più di un volta, si sono fatti quattro risate con una di quelle storie che tanto amava raccontare.
Le altre, d’altronde, dalla strage del 2 agosto ai delitti della Uno Bianca, dal delitto del Circeo a quello del Dams, dagli incontri con il killer delle prostitute Donato Bilancia alle vicissitudini di Anna Maria Franzoni: Gianni Leoni le aveva già tutte scritte.