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Made in Europe, scontro Cina-Ue: Pechino minaccia contromisure sul piano industriale
MMondo

Made in Europe, scontro Cina-Ue: Pechino minaccia contromisure sul piano industriale

  • 28 Aprile 2026

di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La Cina critica l’obiettivo della Commissione Ue di rafforzare le filiere interne con nuove soglie di produzione locale nei settori strategici. Ma Bruxelles difende la misura come necessaria per occupazione e sicurezza economica

Con toni insolitamente espliciti, Pechino ha scelto di colpire frontalmente il piano industriale europeo, accusando Bruxelles di introdurre barriere agli investimenti stranieri e forme di discriminazione potenzialmente in contrasto con le regole del commercio internazionale. Nel mirino c’è l’Industrial Acceleration Act, la proposta — ancora all’esame dei co-legislatori europei — con cui la Commissione punta a rafforzare la produzione interna nei settori chiave della transizione verde. Per il ministero del Commercio cinese, il rischio è evidente: dietro la spinta al «Made in Europe» si profilerebbe una deriva protezionista.

Industria europea, il ritorno della politica

La replica europea resta misurata nei toni, ma ferma nella sostanza. Bruxelles difende una strategia costruita per rilanciare la base industriale dopo anni difficili, segnati da delocalizzazioni e perdite occupazionali rilevanti, soprattutto nell’automotive e nei comparti ad alta intensità energetica. Le soglie di contenuto europeo, ovvero la percentuale minima di componenti e valore economico che deve provenire dalla Ue perché un prodotto possa beneficiare di incentivi pubblici e accesso privilegiato agli appalti (fino al 70% per i veicoli elettrici, 25% per alluminio e cemento), non sono dettagli tecnici, ma strumenti per orientare gli investimenti e ricostruire filiere interne. L’obiettivo è duplice: sostenere l’occupazione e ridurre le dipendenze esterne in un contesto globale più instabile.



















































La linea sottile tra autonomia e protezionismo

È su questo equilibrio che si concentra la critica cinese. Secondo Pechino, privilegiare prodotti con origine europea negli appalti pubblici e nei meccanismi di sostegno equivale a introdurre barriere indirette, capaci di scoraggiare la presenza di operatori stranieri. Una posizione che si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro del commercio internazionale: quanto spazio resta per il libero mercato in una fase segnata dal ritorno delle politiche industriali, dagli Stati Uniti all’Europa?

Un confronto che si inserisce in tensioni più ampie

Il confronto si innesta su relazioni già tese. Negli ultimi mesi, i rapporti tra Unione europea e Cina si sono complicati su più fronti: dalle indagini europee sui sussidi alle auto elettriche cinesi alle preoccupazioni per l’eccesso di capacità produttiva, fino al tema della sicurezza economica. La competizione tra Oriente e Occidente si sta spostando sempre più sul terreno industriale e tecnologico, dove il controllo delle filiere assume un valore strategico.

Il rischio ritorsioni e la carta del dialogo

Pechino mantiene formalmente aperta la via del dialogo, ma non esclude contromisure per tutelare i propri interessi. Bruxelles ribadisce la disponibilità al confronto, senza però arretrare sugli obiettivi di fondo. Il rischio è quello di una dinamica di azioni e reazioni, con effetti potenzialmente rilevanti proprio sui settori — automotive, tecnologie pulite, materiali industriali — che entrambe le economie considerano strategici.

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28 aprile 2026

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