Questo articolo su Vittorio Sgarbi è pubblicato sul numero 19 di Vanity Fair in edicola fino al 6 maggio 2026.
La famiglia Sgarbi è come una cipolla: ogni foglia ne custodisce una sottostante, che a sua volta ne nasconde altre più piccole, più fragili, tenute insieme da un misto di rapporti di sangue e intrighi, affari e promesse, tradimenti, sentimenti, formalità e abissi.
La buccia è Vittorio Sgarbi, seduto smunto al banco degli imputati. La procura di Imperia ha da poco chiesto il rinvio a giudizio, per lui e per la compagna e sodale Sabrina Colle, per esportazione illecita di beni culturali. In data da definirsi, il famoso critico d’arte, nonché sindaco di Arpino (provincia di Frosinone) ed ex sottosegretario alla Cultura, 74 anni l’8 maggio, dovrà comparire davanti al Gip per difendersi dall’accusa di aver trasferito a Montecarlo il dipinto Concerto con bevitore, attribuito a Valentin de Boulogne, senza l’attestato di libera circolazione per l’estero.
Per una volta, però, a incuriosire non è tanto la fine del processo, quanto il suo inizio: l’ingresso di Vittorio Sgarbi in tribunale. Come si presenterà all’udienza preliminare: forte della propria superiorità come si è sempre mostrato, o fragile nel corpo e nella voce come abbiamo imparato a conoscerlo nell’ultimo periodo?
A influire sul suo portamento potrebbe essere l’esito, atteso per fine maggio, di un’altra vicenda giudiziaria, molto più intima, fogliolina a brandelli attaccata sotto la scorza: l’aspra contesa tra le due donne della sua vita, l’eterna compagna e aspirante moglie Sabrina Colle e la preferita (così si dice o, meglio, si diceva) tra i figli, Evelina Sgarbi. La querelle, che recentemente ha dominato le pagine dei giornali e i salotti tv, parte da una domanda semplice con risposta difficile: Vittorio Sgarbi è abbastanza lucido per decidere di sposarsi?
Qualche anno fa questo quesito avrebbe fatto ridere: come si poteva dubitare delle facoltà mentali di uno dei più grandi conoscitori d’arte del nostro secolo? Pensereste mai che un intellettuale abituato a soppesare le parole per descrivere l’ineffabile luce caravaggesca non sia in grado di capire il significato del «finché morte non vi separi»? Credereste davvero che il tracotante dominatore di talk show che dava della «capra» a chiunque non reputasse al suo livello culturale (cioè quasi tutti) sia diventato un mansueto e inconsapevole ruminante di volontà altrui? Il problema è che, secondo alcuni, quell’uomo lì non esiste più. Resta l’involucro, spettinato e rallentato.