di
Flavio Vanetti

Sarah Fahr, sei scudetti di fila con Conegliano, si lancia verso la Final Four di Champions e intanto parla di infortuni, segreti del gruppo, di Nazionale e del sogno di un b&b a Piombino. E «perdona» Gravina per l’uscita sui dilettanti

Sarah Fahr, centrale dell’Imoco Conegliano campione d’Italia nel volley femminile per la nona volta, l’ottava di fila. Per lei, regina del centro-rete, è il sesto scudetto consecutivo. Se in questi anni avete vinto con giocatrici differenti, allora il vostro segreto non sta solo nel talento di chi va in campo.
«Paga il modo intelligente con cui i due presidenti, Pietro Maschio e Piero Garbellotto, costruiscono le squadre assieme agli altri dirigenti e all’allenatore. Fanno in modo che ci sia una compattezza che guarda al gruppo, valorizzando la qualità dell’atleta. Qui si vive bene e non ci manca nulla».

Quale la dote eccellente della squadra?
«L’incastro perfetto tra i caratteri: c’è la confusionaria, quella presente ma silenziosa, quella che unisce, la casinista… A quale categoria appartengo? Sono una delle silenziose ma presenti, sia dentro il campo sia fuori».



















































Avete avuto una stagione imperfetta, battute nel Mondiale per club e nella Supercoppa: suona strano per voi.
«È un ritorno alla normalità: non sempre una squadra può pensare di vincere tutto. Le sconfitte ci hanno fatto capire che serviva lavorare sui dettagli».

I suoi 6 scudetti: quale sente più caro?
«Questo lo apprezzo molto: non è stata un’annata semplice, anche per me, e tanti ci vedevano spacciate. Sono poi legata allo scudetto successivo agli infortuni: mi sono trovata catapultata nei playoff e li ho vissuti da protagonista».

Sarah Fahr, una giovane veterana.
«Sono arrivata a Conegliano a 19 anni, la carriera è stata un crescendo veloce. Le campionesse con cui ho giocato mi hanno fatto prendere «appunti» giornalieri su come ci si comporta».

Ha detto che è necessario curare corpo e mente.
«Il corpo va educato, la mente è un faro che manda segnali. Sono d’accordo con Sofia Goggia quando dice che gli infortuni arrivano nei momenti in cui ci sono problemi interiori e aspetti non elaborati: da quello che mi è successo ho imparato molto».

Il buio di gravi infortuni: lei l’ha conosciuto, addirittura per due volte a brevissima distanza, coinvolto lo stesso ginocchio.
«È peggio di un’avversaria tosta. A fianco hai chi ti aiuta e ti sostiene, ma poi tutto dipende da te, dalla voglia di tornare dove eri, dalla capacità di superare gli alti e bassi che vivi durante un lungo stop».

Istanbul, 2-3 maggio: nelle Final Four della Champions League difenderete il titolo europeo. Sarà Italia-Turchia, voi contro il Vakifbank e Scandicci contro l’Eczacibasi.
«Siamo quattro top team, sarà una battaglia. Avremo avversarie dure, noi saremo lo stesso per loro. Una finale con Scandicci? Sarebbe bello, anche per rifarci della sconfitta in quella del Mondiale per club».

È già tempo di Nazionale: Julio Velasco vuole mettere alla prova tante giovani.
«Fa bene, è giusto che le più anziane tirino il fiato. Io, peraltro, potrei essere una delle «veterane» chiamate anche per la Volley Nations League estiva. Vedremo: ho visto Julio carico e motivato, buon segno».

Campionesse olimpiche e del mondo: a settembre bisogna provare a riconquistare il titolo europeo.
«C’è la voglia di stare bene assieme, lavoreremo per quel traguardo».

Lei da bambina faceva anche ginnastica artistica…
«… ma poi sono diventata troppo alta per continuare. La ginnastica mi ha però lasciato in eredità l’elasticità e la coordinazione».

Genitori tedeschi, nata in Baviera, in Italia da quando era piccola. Ha mai rimpianto la Germania?
«No, anche se mi capita di pensare come avrei vissuto in Germania una certa situazione. Ma mi è andata bene così, ho al cento per cento la cultura italiana e sono onorata di rappresentare la sua pallavolo. Che cosa ho dei tedeschi? La precisione, l’educazione; e l’autonomia, se a 5 anni prendevo il primo aereo da sola».

Ci fa una scheda di Sarah, extra volley?
«Amo visitare posti nuovi, stare a contatto con la natura. Casa mia è a Piombino, luogo sottovalutato di una Toscana comunque bellissima. Mi piace cucinare, alle compagne porto i dolci che preparo. Un giorno mi piacerebbe gestire un bed and breakfast».

Una che ha vinto così tanto ha ancora sogni nel cassetto?
«Ne ho uno semplice: rimanere il più a lungo a questo livello».

Volley e… finanze: si sta bene con i soldi in questo sport?
«Gli ingaggi sono cresciuti, ma è più importante l’immagine che oggi abbiamo. Non avremo mai i soldi dei calciatori, comunque…».

Gabriele Gravina, ex presidente della Figc, non ha avuto una bella uscita verso gli «altri» sport.
«Vi sorprenderò, non credo volesse offendere certe discipline, ma sottolineare che il calcio ha dinamiche burocratiche differenti e più complicate. Secondo me si è solo espresso male».

29 aprile 2026