Nel mese di aprile, con la Formula 1 ferma per ben 5 settimane di fila dopo la cancellazione dei Gran Premi di Arabia Saudita e Bahrain, abbiamo potuto cogliere un fatto incontrovertibile: F1 e FIA si sono parlate e hanno trovato una linea comune su come affrontare il modo di stilare il prossimo regolamento tecnico dedicato alla massima serie a ruote scoperte.

All’introduzione delle nuove regole mancano più di 4 anni e mezzo. Per questo, parlarne ora può sembrare una forzatura, se non addirittura una follia. Invece le tempistiche per delinearne le fondamenta sono corrette. F1 e FIA hanno trovato un punto in comune in vista del futuro: non permettere alle Case automobilistiche di dettare le regole della prossima era che, verosimilmente, potrebbe scattare nel 2031 (ma non è escluso l’anticipo di un anno). 

Nella prima parte di questo mese era stato Stefano Domenicali a dare il primo segnale riguardo le intenzioni sul prossimo regolamento. Negli ultimi giorni, invece, la stessa cosa è stata fatta da Nikolas Tombazis. L’ingegnere greco, direttore tecnico della divisione monoposto della FIA, ha spiegato prima la situazione che ha portato a stilare l’attuale regolamento. Poi ha chiarito cosa non dovrà essere fatto per il prossimo, coinvolgendo senza troppe remore le Case.

“Innanzitutto è vero che il panorama politico è cambiato e, quando abbiamo discusso i regolamenti attuali, le aziende automobilistiche molto coinvolte ci dicevano che non avrebbero mai più prodotto un motore a combustione interna. Avrebbero gradualmente eliminato questi motori e, entro una certa data, sarebbero diventate completamente elettriche”.

“Ovviamente questo non è accaduto. Senza voler sottovalutare l’importanza dell’elettrificazione a livello globale, non è avvenuta nella misura prevista. In secondo luogo, una delle storie meno raccontate, perché non è qualcosa di visibile, è che abbiamo puntato su carburanti completamente sostenibili. E credo che questo sia un risultato piuttosto positivo”.

Nikolas Tombazis, FIA

Nikolas Tombazis, FIA

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

La situazione economica e politica attuale, ma anche ciò che la F1 ha sperimentato nella realizzazione dell’attuale regolamento, ha spinto Tombazis a fare un’affermazione forte: la FIA e la F1 non potranno essere ostaggio delle aziende automobilistiche.

“Per quanto riguarda dove vogliamo essere in futuro, dobbiamo proteggere lo sport dalla situazione macroeconomica globale, il che significa che non possiamo essere ostaggio delle aziende automobilistiche che decidono se partecipare o meno al nostro sport”.

“Vogliamo assolutamente che le Case facciano parte del nostro sport, ed è per questo che abbiamo lavorato così duramente per coinvolgerne di nuove. Ma non possiamo nemmeno trovarci nella posizione in cui, se decidono di non partecipare, diventiamo improvvisamente vulnerabili; quindi dobbiamo continuare a lavorare sulla riduzione dei costi”.

“Infine, se dobbiamo cambiare qualcosa per il prossimo ciclo, dobbiamo iniziare a discuterne molto presto, perché il tempo necessario per sviluppare una power unit, un motore e tutto il resto è piuttosto lungo. Quindi sì, può sembrare un po’ strano discutere di questi temi solo poche gare dopo l’inizio, ma questo è il ciclo naturale della discussione e il momento in cui deve avvenire”.

Tombazis è stato chiaro nell’esporre le idee della Federazione Internazionale dell’Automobile. La stessa cosa aveva fatto Domenicali – presidente e amministratore delegato della Formula 1 – in un’intervista esclusiva rilasciata a Motorsport.com nei suoi uffici londinesi.

Vi abbiamo detto delle medesime idee di FIA e F1 sul regolamento futuro della classe regina del motorsport. Per darvi un’impronta ancora più realistica di quanto sia saldo l’accordo tra le parti, vi proponiamo di seguito le dichiarazioni integrali di Domenicali. I concetti e, in alcuni casi, anche le parole risultano quasi i medesimi. Questo spiega l’unità di intenti tra le parti: un fronte comune che dovrà restare solido anche nei prossimi mesi, quando potrebbero essere stilati i capisaldi della F1 2030. 

Stefano Domenicali, CEO della F1

Stefano Domenicali, CEO della F1

Foto di: Motorsport Network

“A quel tempo (quando è stato stilato l’attuale regolamento, ndr) era vero che arrivava un’indicazione molto chiara da parte di tutti i costruttori: o si andava in una certa direzione, oppure non sarebbero più stati interessati a nessuna forma di coinvolgimento nello sport. E potrei essere ancora più diretto. Se avessimo avuto un costruttore indipendente, avremmo potuto dire: sapete cosa, offriamo un motore F1 FIA ai team che vogliono correre, andiamo avanti così”, ha spiegato Domenicali.

“Ma non c’era nessuno. Non c’era un equivalente dell’antico Ford Cosworth, il motorista indipendente e via dicendo. Questa era la situazione cinque anni fa. Ora è evidente che l’elettrificazione ha preso una direzione diversa rispetto all’ibridazione. E tutti comprendono che, se i carburanti sostenibili saranno disponibili in quantità adeguata e con un prezzo corretto per i consumatori, potrebbero rappresentare il modo più realistico per affrontare il tema delle emissioni”.

“Oggi abbiamo circa 1,6 miliardi di automobili, più i veicoli commerciali e i camion. Se qualcuno pensa che sia possibile convertire dall’oggi al domani tutti questi mezzi in veicoli elettrici, è impossibile. Per questo motivo, lo dico con senso di responsabilità, alcuni politici a europei non hanno compreso questa realtà, creando problemi per l’industria europea che sono difficili da recuperare”.

“I costruttori sono una componente fondamentale di ciò che facciamo. Dobbiamo ringraziarli, perché senza di loro sarebbe impossibile. Ma non possiamo più trovarci in una posizione in cui i costruttori dettano il ritmo allo sport. È una lezione che abbiamo imparato e che, insieme alla FIA, che è la principale responsabile del regolamento, ci permetterà di trovare il pacchetto giusto affinché i due mondi possano convivere”.

“Vogliamo che i costruttori ci siano, senza alcun dubbio. Ma non possiamo essere messi in una sorta di angolo con un “prendere o lasciare”. È questo l’obiettivo su cui dovremo lavorare nei prossimi anni”, ha aggiunto Domenicali.

“Guardate cosa è successo con Renault. Renault era seduta al tavolo quando si è deciso questo tipo di motore. E poi ha preso la decisione di andarsene. È questo che intendo. Non possiamo trovarci in una situazione in cui una crisi del mercato porta un costruttore a prendere decisioni difficili e a dare priorità ad altre iniziative. Dobbiamo proteggerci da questo”.

“Dobbiamo essere consapevoli che viviamo in un mondo in cui non possiamo dare nulla per scontato. E le cose possono cambiare molto rapidamente. L’unica cosa da evitare è ritrovarci in una situazione in cui siamo scoperti o colti di sorpresa, perché è proprio questo che dobbiamo prevenire. Credo quindi che l’unico modo per riuscirci sia avere un quadro regolamentare che permetta ai costruttori di essere rispettati e di restare”.

“Ma, nel caso decidessero che questa piattaforma non è più attrattiva per loro per ragioni non legate al motorsport in sé, dobbiamo essere in grado di reagire e garantire ai team la possibilità di competere e al business di restare forte come lo è oggi”.

Leggi anche:

Vogliamo la vostra opinione!

Cosa vorresti vedere su Motorsport.com?

Partecipate al nostro sondaggio di 5 minuti.

– Il team di Motorsport.com