di
Simone Golia

Il presidente uscente della Figc ospite da Lilli Gruber a Otto e mezzo: «Gattuso era assolutamente l’uomo giusto, mie dimissioni atto di responsabilità verso la Figc. E no al commissariamento»

Gabriele Gravina non parlava in tv dal giorno delle dimissioni da presidente della Figc, rassegnate dopo la sconfitta con la Bosnia nella maledetta notte di Zenica, che è costata all’Italia la terza mancata qualificazione di fila al Mondiale: «È stata una mia scelta personale, avevo assunto un impegno verso tutti i tifosi italiani a cui non ho mantenuto fede — ha spiegato ospite di Lilli Gruber a «Otto e mezzo» su La7 —. Si è trattato di un atto di responsabilità verso la federazione, vittima di isterie istituzionali di ogni genere». Gravina, come già aveva fatto nell’intervista concessa al Corriere della Sera, ha rivendicato le sue scelte, a partire da Gattuso («Era assolutamente l’uomo giusto. Avevamo bisogno di qualcuno che facesse riscoprire ai ragazzi i valori e l’attaccamento alla maglia») e non vuole sentire parlare di ripescaggio: «Un’idea fantasiosa e vergognosa. Si sta negoziando sulla passione dei tifosi italiani».

Il presidente federale uscente ha parlato delle elezioni del prossimo 22 giugno e del possibile successore: «Malagò e Abete sono ottimi dirigenti, ma ho preso l’impegno solenne di non tirare la volata a nessuno. Io in politica? In tanti hanno provato a coinvolgermi, ma niente candidature». Guai a parlare di commissariamento della Figc: «Capisco che il politico abbia interesse a rivolgersi a una platea così ampia, ma c’è bisogno dell’autonomia. Se si tenta di invadere il campo altrui si attua il principio della rottura istituzionale». Gravina è duro anche sul caso arbitri, che ha portato all’autosospensione di Gianluca Rocchi: «Perché siamo garantisti solo a corrente alternata? Dietro al suo ruolo di designatore c’è un uomo, una vita, una famiglia. Stiamo buttando fango senza sapere nulla».



















































Di commissariamento della Figc e di arbitri ha parlato anche Urbano Cairo, presidente e ad di Rcs MediaGroup: «Abbiamo un presidente del Coni (Luciano Buonfiglio, ndr) che ha detto che farà le cose in modo attento e regolare, senza pressioni, ammesso ce ne siano. È lì per rispettare i regolamenti, siamo in buone mani. Poi magari ci potranno essere idee diverse ma abbiamo un presidente del Coni che è capace e ci affidiamo a lui. L’inchiesta sugli arbitri? Non conosco bene tutte le carte, è difficile dire cosa è realmente successo».

Dalla politica era arrivato l’intervento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari: «Un eventuale commissariamento della Federcalcio è una scelta che non compete a noi ma al Coni. Però un suo radicale cambiamento sarebbe auspicabile».

29 aprile 2026